2 mesi prima.
Pioveva ininterrottamente da più di due ore impedendo al giovane ragazzo di vedere nitidamente la strada percorsa oltre ai limiti di velocità.
Improvvisamente un tuono illuminò il cielo grigio e cupo creando piccoli giochi di ombre sul viso imbronciato e serio del giovane.
Uno sbuffo risuonò nell'abitacolo della macchina nera, uno sbuffo infastidito e impaziente causato dal diluvio che innervosiva il moro.
«Quanto manca?» Chiese accendendosi una delle sue preziose ed indispensabili sigarette, non curandosi se potesse infastidire il guidatore.
«Qualche minuto.» Proferì l'uomo al volante vestito elegantemente, l'altro in risposta mugugnò qualcosa di poco comprensibile rilasciando una nuvola di fumo grigiastra dalla sua bocca carnosa e ben definita.
Parcheggiarono distrattamente nel viale d'accoglienza spegnendo la macchina.
Il giovane aprì la portiera seguita immediatamente dall'ombrello carbone; i suoi stivali laccati si imbrattarono di mota non appena la suola toccò il terreno fangoso.
«Erano nuove, cazzo.» Imprecò a denti stretti risucchiando un pesante sospiro tra i denti serrati per la rabbia.
Proseguì per la sua strada fino ad arrivare al portone imponente dell'istituto.
Briarcliff, recitava elegantemente la scritta incisa sull'insegna dorata appesa con noncuranza alla porta d'ingresso.
Sto entrando, digitò sul suo telefono riponendolo subito dopo nella tasca del suo cappotto nero come la pece. Spinse, senza porci alcun cura, il portone in legno per poter entrare nell'edificio torreggiante, dove, subito dopo, si scrollò quelle piccole goccioline che si erano adagiate superficialmente sul suo cappotto di lana.
Si spinse lungo il corridoio intralciato di tanto in tanto da qualche bambino che gli tagliava la strada.
Mocciosi, pensò scansandoli per non farli cadere, seppure la ritenesse un'idea alquanto allettante.
«Jenna.» Esordì entrando con sicurezza all'interno dell'ufficio informazioni, dove sedeva, dietro ad una scrivania rovinata, una ragazza minuta, con lunghi capelli biondi e due grandi occhioni azzurri da far invidia al mare di Nettuno in persona.
Quella, non appena alzò lo sguardo verso il ragazzo, strabuzzò gli occhi dietro alla grossa montatura di occhiali che le coprivano la maggior parte del viso.
Il muscolo della sua mascella presa a guizzare mentre uno stridio causato dai suoi denti risuonò nella stanza allestita come piccolo ufficio.
«Cosa ci fai, tu, qui?» Sputò il pronome personale con una tale rabbia e un tale disdegno da smuovere qualcosa dentro al giovane ragazzo che rimase basito da una tale sfrontatezza, seppure non ci diede tanto peso.
«Devo chiederti un favore.» Disse appoggiandosi all'armadio bianco incrociando le braccia tatuate sul petto, la giovane abbassò lo sguardo proprio in quel punto, arrossendo non appena le sue fantasie più nascoste si fecero spazio nei meandri del suo cervello orami andato completamente in tilt.
L'altro, notando la sua evidente reazione, ne approfittò giocando maggiormente d'astuzia, per poter ottenere, ancora una volta, ciò che desiderava.
O meglio, ciò che doveva sapere.
«Dai Jenna, lo so che ti sono mancato, in fondo.» Sfoderò uno dei suoi soliti sorrisi mozzafiato avvicinandosi alla povera ragazza ormai in evidente imbarazzo.
«Possiamo tornare come ai vecchi tempi, ricordi?» Le afferrò una ciocca dei lunghi capelli dorati e cominciò ad arrotolarsela lungo il dito magro ed affusolato.
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Emerald Eyes
Fanfiction"Molti di noi sono angeli caduti, ma alcuni sono nati all'inferno." Pronunciò la sua voce profonda, un piccolo ghigno comparse sulle sue labbra; e io sapevo che lui proveniva dall'inferno. #1 in mistero/thriller on 23.12.2016 #4 in fanfiction on 18...
