Chapter 12

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Camminavo lungo il corridoio gremito di studenti, cercavo di recarmi, tra le gomitate e spintoni, alla porta della mensa.

Non riuscendo a raggiungerla, decisi di andare in bagno per lavarmi le mani per aspettare che la mandria fosse leggermente diminuita.

Contavo le piastrelle sotto i miei piedi senza alzare lo sguardo lungo il corridoio; improvvisamente mi scontrai contro un petto duro, coperto solo da una maglietta nera a maniche corte, seppure la temperatura fosse decisamente calata in questi giorni.

Riconobbi immediatamente di chi si trattasse, non appena i miei sensi olfattivi entrarono in contatto con la colonia maschile alla cannella, aroma molto singolare e particolare per un ragazzo.

«Guarda dove vai.» Il ragazzo esordì con stizza facendomi alzare gli occhi al cielo per il nervosismo.

«Ciao anche a te, è sempre un piacere vederti.» Sbuffai sistemandomi la camicetta spiegazzata a causa dell'incidente di poco fa.

«Sono spiacente nel dirti che per me non lo è affatto.» Ridacchiai per la sua battuta, ma non appena incontrai i suoi occhi impassibili, mi accorsi di quanto fosse serio.

«Oh.» Dissi capendo che non si trattasse di uno scherzo.

Feci per andarmene trovando ormai scomoda e imbarazzante questa situazione, ma lui afferrò il mio polso con una tale velocità da spaventarmi lievemente.

«Ma è stato un piacere fare una chiacchierata con il tuo fratellone, era molto incazzato.» Un piccolo ghigno comparse sulle sue labbra mentre una luce cinica gli balenò negli occhi talmente velocemente che pensai di essermela immaginata.

«Per quale motivo?» Domandai sottovoce cercando di liberarmi il polso dalla sua presa ferrea.

«Perché non ti ho riaccompagnata a casa.» Disse serio avvicinandosi a me.

«Per cui mi sembra giusto rimediare, oggi vieni da me e poi ti riporterò a casa dal tuo fratellino oppressivo.» Lasciò il mio polso avanzando di un passo, indietreggiai cercando di allontanarmi dalla sua figura torreggiante ed intimidatoria.

«Oggi ho da-» Mi interruppe e mi sussurrò all'orecchio.

«Non accetterò un no come risposta, piccola Gwendy.» La sua voce era roca, talmente bassa che ipotizzai di averla immaginata, mi lanciò un'ultima occhiata fugace, lo tradussi come un piccolo avvertimento, e poi mi abbandonò nel corridoio ormai deserto, illuminato soltanto dai raggi del sole che attraversavano le finestre.

***

Dopo aver discusso per tutta l'ora della mensa con mio fratello, riuscii ad ottenere il permesso di andare a studiare da Harry per finire, o almeno proseguire, il progetto di Granter.

Era stato piuttosto impegnativo convincere mio fratello, si era persino cimentata Beth, ma senza riuscire a fargli cambiare idea, fortunatamente, giocandomi la carta dell'insufficienza in caso di mancato compito e dopo qualche borbottio, era ceduto.

Seppure fossi avvolta dalle nuvole dei miei pensieri, riuscii a seguire la lezione e a prendere gli appunti necessari per velocizzarmi nello studio a casa.

Prima che gli studenti potessero scappare dalle grinfie del professore, quest'ultimo fissò una verifica per la prossima settimana, un gemito collettivo e qualche protesta riempirono la classe, che fu subito riportata al silenzio da un gesto secco del professore contro la cattedra in compensato, ricoperta da uno strato di vernice verde acqua.

Presi i libri che mi sarebbero serviti per prepararmi alla prova della prossima settimana e riposi quelli superflui nell'armadietto giallo.

Sarebbe carino se lo decorassi leggermente per renderlo più personale, come quelli degli altri, pensai tra me isolandomi dal resto del mondo.

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