Chapter 39

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Mi paralizzai sul posto quando riconobbi quell'oggetto, da me, particolarmente temuto.
Gli occhi presero a guizzarmi in continuazione non sapendo se concentrarmi sul volto divertito del ragazzo o sul ferro nero che pesava nelle mie mani ormai sudate per la paura e la tensione.
La mia mente scattò portandomi indietro al giorno in cui trovai quest'arma nella casa di Harry e come lui mi avesse spaventata costringendomi al muro.

Come poteva pensare che io riuscissi usare una pistola?
Mi voltai indietro sperando che quell'uomo non ci stesse più seguendo così da non dover compiere azioni che avrei giudicato più che drastiche.

«Ti avevo detto che non sarebbe stato conveniente aprire quello sportello.» Premette l'acceleratore senza aspettarsi una risposta dalla sottoscritta; a causa della forza di inerzia venni schiacciata contro il mio sedile per qualche secondo quasi impercettibile, prima di riuscire a risistemarmi sul sedile di pelle nera.

«Perché hai una pistola?» La mia lingua formulò questa frase senza che prima il mio cervello potesse bloccarla e nasconderla nell'area delle domande da non fare ad Harry.

Ce n'erano tante.
«Vedo che hai finalmente ritrovato l'uso della parola,» sterzò bruscamente facendomi scontare con la sua spalla, ricavando un'occhiata truce che mi fece ritornare immediatamente alla mia posizione originaria. «pensavo ci volessero secoli, sai?»
Credevo che da un momento all'altro sarebbe spuntato fuori un cameraman che urlando e ridendo avrebbe annunciato la fine dello scherzo.

Ma non fu così.
Non riuscivo a capacitarmi che Harry riuscisse ad essere così calmo e soprattutto avesse ancora una lucidità tale da fare il sarcastico con me.
Se faceva uso di droghe, ne prendeva una davvero potente.

Vedendo che non reagivo, perché ancora sotto shock, alla sua provocazione, sospirò prima di proferire nuovamente parola.
«Senti, ora non c'è tempo per rispondere alle tue domande abbassa il finestrino e preparati a sparare alle sue gomme non appena ti dirò di farlo.» Alzò la voce sperando che riuscissi a scantarmi dal piccolo trance in cui ero caduta.
Mi voltai indietro ricordandomi, solo ora, in che spiacevole e terrificante situazione fossimo incappati.
Ormai le giornate si erano accorciate e così le ore di luce, lasciando posto all'oscurità che ora ci circondava, la stessa che sembrava fuoriuscire dagli occhi smeraldo del giovane.

«Non so come fare, io non l'ho mai fatto.» La voce si incrinò alla fine lasciando trasparire il panico, cosa che stavo cercando di nascondere.

«Non ti agitare, è una cosa-» si morse la lingua prima di finire la frase, probabilmente per evitare di dire qualcosa che potesse farmi capire che per lui fosse quasi quotidianità, ops troppo tardi. «che riuscirai a fare, puoi farcela.»

Annuii poco convinta e mi sporsi fuori dal finestrino cominciando a prendere la mira.
Le mani presero a tremarmi quando incontrai gli occhi del nostro inseguitore, il quale sorrise con divertimento vedendomi con in mano la pistola.

«Ascoltami bene Gwen, ora rallenterò cosicché lui si avvicini alla macchina, appena ti avviserò premi quel grilletto.»
Non risposi ma a lui fu sufficiente un'occhiata per capire che avevo ascoltato ogni singola parola che era uscita dalla sua bocca.
Caricai l'arma e mi riposizionai con il volto fuori dal veicolo, granelli di sabbiolina fine mi scalfivano il viso ed entravano negli occhi impedendomi di aver la vista libera.
Harry lasciò leggermente il pedale permettendo al suv dietro di noi di avanzare notevolmente verso la nostra macchina.

«Uno.» Deglutii non sentendomi pronta all'imminente azione.

«Due.» Afferrai saldamente l'impugnatura impedendo al sudore di farmi scivolare l'arma.

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