Chapter 50

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Un tuono squarciò il silenzio, strappandomi dal mondo dei sogni, il panico prese possesso del mio corpo quando non riconobbi la stanza in cui ero stata lasciata, mi alzai di corsa da letto credendo che la mia fuga fosse stato solo un bellissimo ricordo di un sogno; una maglia nera mi scivolava larga lungo i fianchi stretti e lividi, raggiunsi velocemente la finestra sperando di poter scappare attraverso quest'ultima, una folata di vento gelido mi graffiò le guance , le persiane sbatterono prepotentemente creando un forte boato che mi mozzò il respiro.

I rami ballavano sinuosamente causando un lieve fruscio, quasi melodico, mentre le loro ombre proiettate sul muro, quasi come un ossimoro, modellavano figure losche e terrificanti; deglutii quando misi fuori il piede dalla finestra, questo si adagiò sulla piccola tettoia bagnata, a causa della pioggia scrosciante. Pregai con tutto il cuore di non scivolare sulle tegole umide e rese pericolanti a causa del sottile strato di muschio cresciuto tra di esse.

«Mi puoi spiegare perchè stai uscendo dalla mia finestra? Non sono intenzionato ad averti sulla coscienza, nel caso scivolassi.» Quando riconobbi questa voce così profonda, velata dal solito tono sarcastico, gli occhi mi si riempirono di lacrime; mi girai verso di lui, scossa da lievi tremori, e notai il solito sorrisetto cucito sulle sue labbra rosee e piene.

Gli corsi incontro gettandogli le braccia intorno al petto, appena sotto le ascelle, capii che non si aspettasse una tale reazione quando rimase immobile per qualche minuto con le braccia leggermente sollevate per permettermi di stringerlo meglio, poi lentamente mi seguii nel gesto appoggiando il mento sopra alla mia testa spettinata e bagnaticcia, mi avvolse delicatamente applicando una lieve pressione.

Mi accarezzò la schiena per qualche minuto, fece scorrere i polpastrelli creando dei piccoli cerchi e causandomi numerose scariche di brividi; sembrava combattuto tra il lasciarsi andare e la solita freddezza costituzionale. Non pretesi nulla di più rispetto a quello che mi stava offrendo.

Quando capì che mi fossi leggermente calmata sciolse l'abbraccio, un'aria gelida mi pervase le ossa percependo subito la sua mancanza, ne volevo ancora. Avvicinò una mano al mio viso e catturò un'ultima lacrima con il pollice, sfregando la pelle sottostante, facendomi arrossire.

Non capii come un tocco così puro e così innocente potesse scaturire dentro di me mille sensazioni, e non capii come una persona come lui ne possedesse il dono.

«Pensi di spiegarmi il motivo della tua intenzionata fuga?» Mi perforò con il suo sguardo, mi afferrò il polso e mi tirò più vicino al suo corpo caldo, riuscivo a sentire ancora il tepore delle lenzuola.

«Credevo di,» mi bloccai sentendo il groppo in gola, presi un respiro profondo ed apprezzai la pazienza di Harry. «credevo di essere ancora là.»

Non disse nulla, mi guardò per un'interminabile minuto, per poi stringermi in un abbraccio, ma questo non aveva nulla di compassionevole, era un abbraccio con cui mi stava mostrando la sua vicinanza ed il suo aiuto, il suo affetto.

«Vuoi, insomma, una tazza di thè per tranquillizzarti?» si grattò la testa per poi scompigliarsi i capelli con fare nervoso, quasi fosse in imbarazzo. Lo trovai davvero carino, per la prima volta non ero io ad essere quella intimidita.

«Sì, mi sarebbe d'aiuto.» Lo seguii nel corridoio buio e tetro, mi avvicinai alla sua schiena appoggiando le mani sulle sue scapole, si voltò leggermente osservandomi dalle sue folte ciglia, fece scorrere i polpastrelli lungo il mio braccio fino a congiungere le nostre mani in una presa salda e sicura, arrossii e ringraziai mentalmente la sua scelta di non aver acceso la luce, cosicché il rossore sulle mie gote non fosse evidente ai suoi occhi scrutatori.

Giungemmo in cucina, accompagnati solamente dal fruscio delle foglie e dei tuoni che di tanto in tanto squarciavano il cielo, disegnando sagome spettrali, i suoi lineamenti risultavano ancora più spigolosi e freddi, evidenziando maggiormente il suo cipiglio.

Aspettammo in silenzio mentre lui analizzava ogni mio movimento, finché il microonde suonò, indicando che le nostre bevande fossero pronte, mi porse il vasetto di ceramica dopo avermi versato un goccio di latte al suo interno.

Non appena bevvi il liquido caldo i miei muscoli si rilassarono immediatamente, i nervi a fior di pelle sembravano aver ricevuto un massaggio portentoso, mi sentivo notevolmente meglio; lo ringraziai per il suo gesto carino, riluttante, però, decisi di porgli la fatidica domanda che premeva di uscire da quando era entrato all'interno della mia camera.

«Come fai a conoscere Peter?» Era di spalle, ma riuscii comunque a notare i muscoli della sua schiena tendersi sotto la maglietta nera che indossava, prima di rispondermi pensò attentamente cosa dirmi, cosa che mi indispettì.

«E' complicato.» Sbuffò in un soffio scrollando le spalle con noncuranza, sperando di cambiare argomento.

«Mi merito di saperlo.» Strinsi i pugni insistendo, sapendo fosse un atteggiamento da lui non tollerato.

«Per lavoro,» sputò fuori con stizza avvicinandosi, torreggiandomi con la sua altezza imponente. «non posso dirti altro, mi dispiace.» Fece un passo avanti costringendomi contro il muro.

«Quindi,» biascicai tremando, avendo paura di fargli questa domanda. «hai intenzione di riportarmi ancora in quella casa?» Dovevo aver assunto un colorito biancastro poichè si soffermò con lo sguardo sulle mie guance.

«Diavolo no,» esordì con foga afferrandomi per le spalle, «come cazzo ti salta in mente?» una scarica di paura mi attraversò il corpo quando vidi una luce attraversargli gli occhi, non riuscii a decifrarla ma il suo sguardo assunse un'espressione tesa e nervosa.

«Scusami, ho solo paura di rivivere quell'incubo,» deglutii abbassando lo sguardo. «scusa.» Esordii,  mi poggiò due dita sotto al mento per poi sollevarlo per guardarmi negli occhi.

«Sei al sicuro ora, Gwen,» mi accarezzò lo zigomo con dolcezza, quasi avesse paura di rompermi. «te lo prometto, fidati di me.» Annuii in risposta sapendo che se avessi parlato sarei scoppiata nuovamente a piangere, capii e mi riaccompagnò nella mia camera.
Prima che potesse uscire dalla stanza gli feci un'ultima domanda.

«Perchè stai facendo tutto questo per me?» Giocai con le dita non avendo il coraggio di guardarlo negli occhi, essendo intimorita ed imbarazzata.
Ridacchiò sottovoce emettendo un suono cristallino e profondo, sarei potuta rimanere ore ad ascoltare la sua risata melodica.

«Perchè voglio.» Prima di andarsene mi fissò per un lungo istante, aspettando che anche io inchiodassi i miei occhi nei suoi.
Non appena posso il mio sguardo su di lui, sentii una strana connessione, che mi procurò una scarica di brividi lungo la spina dorsale, eravamo legati come da un filo invisibile e sembrava che nessuno dei due volesse infrangerlo.

A|N
Buongiorno a tutti! Eccomi qui con un nuovo capitolo, cosa ne dite?
Mi scuso in anticipo per gli errori, devo ancora ricontrollarlo!
Chi di voi ha la maturità quest'anno?
Vorrei augurarvi buona fortuna!
Lasciatemi un commento e una stellina come feedback, ne sarei davvero grata.

Bacioni, Carolina.
❤️

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