Da quanto tempo stavo ballando?
I piedi mi stavano chiedendo pietà seppure continuassi a danzare oscillando i fianchi contro quelli del ragazzo difronte a me.
Mi immaginai come sarebbe stato trovarsi nella medesima situazione ma, al posto del moro, di essere tra le braccia muscolose del riccio scorbutico che continuava ad invadere la mia vita entrandoci quasi con forza.
Cosa diavolo mi veniva in mente?
Mi giustificai dando tutta la colpa all'alcool che circolava liberamente ormai nel mio corpo.
«Dolcezza, vado un attimo in bagno, torno subito.» Mi schioccò un bacio sulla guancia per poi lasciarmi da sola in mezzo a questa mandria di ragazzi che, come me, avevano assunto fin troppo alcool per riuscire a stare ancora in piedi.
Salii le scale per andare a controllare se avessi chiuso la mia camera, non volendo trovarmi nel letto degli spiacevoli regalini.
Una volta salite le scale, appoggiandomi alla ringhiera, percorsi il corridoio trascinandomi attaccata al muro, non riuscendo a vedere dove stessi effettivamente camminando.
«Gwen.» Mi girai ritrovando il volto serio di Jackson, sembrava arrabbiato e frustrato.
I suoi capelli scompigliati e il segno del rossetto sul suo collo mi indicarono come avesse passato le ultime dure ore, così mi chiesi se quell'espressione fosse causata dalla deludente performance della biondina.
«Jackson.» Risposi rimanendo attaccata al muro per paura di non riuscire a reggermi in piedi.
«Quanto hai bevuto?» Chiese con espressione di disapprovazione, ora sì che si dimostrava interessato e arrabbiato come un vero fratello maggiore.
Scrollai le spalle lasciando che una risatina fuoriuscisse dalle mie labbra arrossate a causa delle bevande che avevo assunto.
«Gwendalyn, possibile che non possa allontanarmi da te per cinque minuti che tu non riesca a badare a te stessa?» Mi afferrò per il braccio avvicinandomi al suo corpo coperto da una camicia di jeans.
«Se i tuoi cinque minuti consistono nello sparire per due ore perché dovevi trombarti quella biondina, allora siamo d'accordo.»
La parola scivolò fuori dalla mia bocca con una facilità che io stessa trovai stupefacente e, dalla faccia di Jackson, constatai che fu così anche per lui.
Mi rigirai, trovando questa manovra piuttosto difficoltosa, e continuai, seppure il ragazzo mi stesse richiamando insistentemente, la mia camminata verso la mia camera.
Ma la sfortuna e l'alcool mischiati insieme, si sa, non sono mai una bella accoppiata, poiché ciò che pensai fosse l'impresa più facile del mondo, ovvero continuare nel mio percorso, risultò essere quella più difficile, tant'è vero che scivolai incespicando nei miei stessi piedi, cadendo dentro la stanza, che supposi essere, di mio fratello.
«Mm.» Mugugnai qualcosa somigliante ad una lamentela causata dal dolore.
«Tutto okay?» Corse dentro alla stanza mio fratello, chiuse la porta dietro di lui cercando di non attirare sguardi di impiccioni.
Mi alzai barcollando leggermente e lo osservai attentamente.
Seppure anche lui avesse bevuto, sembra essere in pienissima forma.
Lo invidiai.
Dio solo sa come poteva essere il mio aspetto in questo momento.
«Sembro un gatto spelacchiato, per caso?» Gli chiesi senza pensare vergognandomi subito dopo di ciò che gli avevo domandato.
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Emerald Eyes
Fanfiction"Molti di noi sono angeli caduti, ma alcuni sono nati all'inferno." Pronunciò la sua voce profonda, un piccolo ghigno comparse sulle sue labbra; e io sapevo che lui proveniva dall'inferno. #1 in mistero/thriller on 23.12.2016 #4 in fanfiction on 18...
