Lo sceriffo camminava lentamente fra gli sguardi attoniti degli studenti, chi bisbigliava riguardo una retata, chi supponeva riguardasse la piccola dose di droga che nei giorni precedenti era circolata nelle mani di alcuni studenti, ma io sapevo che nulla di tutto questo c'entrasse con la piacevole visita di quasi tutto il corpo della polizia.
Strinsi tra le mani con forza il plico di fogli che avevo diligentemente ordinato, le mani mi tremavano leggermente ma non capii se fosse per la paura o la tensione.
Mi girai verso la causa del trambusto imminente e sorrisi leggermente compiaciuta e vittoriosa; i suoi occhi freddi incontrarono i miei facendomi perdere un battito, incurvò gli angoli della bocca in un ghigno sinistro che mai avrei creduto potesse addirsi ad un ragazzo così, all'apparenza, dolce e premuroso.
«Edward Barker, è in arresto per rapimento e sequestro di persona, ha il diritto di rimanere in silenzio. Qualsiasi cosa dirà potrà e sarà usata contro di lei in tribunale. Ha diritto a un avvocato durante l'interrogatorio. Se non può permettersi un avvocato, gliene sarà assegnato uno d'ufficio.» Il corpo del giovane venne sbattuto contro alla superficie fredda e metallica senza alcuna gentilezza, le manette sgusciarono fuori dalla divisa dello sceriffo e si chiusero, dopo un piccolo click, attorno ai polsi candidi del ragazzo della mia migliore, ed unica, amica.
I suoi capelli ricci svolazzarono al brusco trattamento riservatogli dall'uomo ben piazzato alla sua destra.
Un sussulto complessivo si espanse all'interno dell'edificio, un lieve brusio si levò in aria irritando i poliziotti, nessuno riusciva a capacitarsi che un tale scandalo stesse accadendo proprio nella loro scuola, mai una persona in questa città avrebbe dubitato di un ragazzo così educato e cordiale.
Ogni studente cominciò a guardarsi intorno, non riuscendo più a fidarsi completamente del proprio vicino, chiunque poteva rivelarsi un pazzo furioso pronto a sequestrare o addirittura uccidere un povero innocente, Edward ne era la prova vivente.
«Ci deve essere un errore!» La presa sul mio braccio si allentò improvvisamente, uno spostamento d'aria causò un brivido lungo la mia spina dorsale, segno che la dolce ragazza al mio fianco, si fosse spostata di colpo. «Ed è innocente, lui non è colpevole, diglielo Gwen, diglielo!» La sua voce implorante fece spezzare qualcosa dentro al mio petto, mi sentii terribilmente in colpa seppure non potessi fare nulla per aiutarla nella sua richiesta straziante. Si girò verso di me, cercando un supporto, ma non potei fare altro che abbassare lo sguardo, non riuscendo a sostenere il suo tormentato.
«Oh mio dio.» Si allontanò dal corpo del suo ragazzo indietreggiando spaventata e con le lacrime agli occhi pronte ad uscire e scivolare lungo la sua pelle diafana. Scuoteva la testa freneticamente non capacitandosi di quello che stava scorrendo davanti ai suoi occhi stanchi e ormai gonfi.
Scortarono il riccio verso l'uscita, ma appena prima di varcare la soglia, quest'ultimo voltò il viso nella mia direzione, sorridendo cinicamente con una luce malata negli occhi offuscati dalla pazzia.
«Ti troveranno sempre, non pensare di poter scappare!» Urlò con una voce quasi indemoniata, uno sguardo che non gli avevo mai visto si posò nel mio, uno sguardo che non avrebbe mai lasciato i miei incubi; fu strattonato fino alla macchina ancora con le luci lampeggianti accese per poi scomparire dentro l'abitacolo.
«Perchè non mi hai detto niente!» Urlò la giovane con sguardo freddo e distaccato, ma colmo di dolore, attirandosi gli occhi dei compagni addosso, mi afferrò per le spalle scuotendomi con violenza; sentii la bile salirmi per la gola mentre forti dolori allo stomaco mi costrinsero a piegarmi in due, corsi per il corridoio fino ad arrivare al bagno dove rigettai solo succhi gastrici non avendo fatto colazione, nè cenato la sera precedente.
Mi lasciai cadere sul pavimento portandomi le ginocchia al petto, fui investita dai singhiozzi e dalla paura di ciò che sarebbe potuto succedermi nei giorni a seguire; guardai il vuoto, mi sentii parte di esso, e piansi.
***
Passai un'ora dentro il piccolo gabbiotto senza che nessuno si accorse della mia presenza, supposi Beth fosse troppo sconvolta e adirata con me per corrermi dietro, ma fui felice della sua scelta, probabilmente non avrei avuto la forza e il coraggio per affrontarla, non ancora.
Sembrava che per me fosse più semplice non affrontare nessuno dei miei problemi, lasciando che questi si accumulassero diventando solo dei grandi mostri pronti a divorarmi.
Jackson quel giorno era a fare una gara con la squadra di atletica e ringraziai mentalmente la sorte, non avendo gradito neanche la sua presenza al mio fianco.
Firmai il consenso di uscita anticipata e mi avviai verso la villa dei Moore, non percependola più come casa mia. Mi sentivo fuori posto e volevo solo scappare lontano per potermi rifugiare in qualche luogo nascosto e cambiare, successivamente, identità. Come se non bastasse grosse nuvole nere cariche di pioggia nascosero i raggi del sole e in men che non si dica mi ritrovai con i vestiti fradici e grosse gocce d'acqua scivolarmi lungo il viso infreddolendomi maggiormente, mi strinsi nel cappotto nero che svolazzava a causa del vento gelido intorno alle mie gambe cercando di ripararmi il più possibile.
Le immagini di quello che mi successe nelle scorse settimane iniziarono a vorticarmi in testa, dal mio rapimento, al mio abuso, alla notizia della finta morte dei miei genitori, alla rivelazione di chi fossero, all'arresto di Edward ed infine alla scoperta di chi fosse veramente Harry; la testa prese a girarmi mentre dolori lancinanti al cranio mi costrinsero a stringerlo nelle mie mani, cercando di temprare la sofferenza, i battiti del cuore pulsarono nelle orecchie isolandomi dalla realtà, il respiro cominciò ad accelerare mentre un peso, a causa della mancanza di ossigeno che provocava uno straziante bruciore nei miei polmoni desiderosi di aria, gravava sul mio petto.
Immagini sfocate turbinavano davanti agli occhi sfocandomi la vista di ciò che si estendeva proprio intorno a me, un sapore ferreo e metallico si diffuse nella mia bocca fino a quando, stremata e non riuscendo più le mie gambe vacillanti a reggere il mio stesso peso crollai al suolo sbattendo la testa contro il nero del marciapiede ai miei piedi.
A|N
Buona sera! ecco a voi il capitolo, non ho molto da dirvi, spero la storia ci stia piacendo, fatemi sapere con un commento e una stellina, vi ringrazio di cuore!
Vi aspettavate che Edward fosse il famoso guidatore della macchina con cui avevano portato via la povera Gwen?
All the love, Carolina.
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Emerald Eyes
Fanfiction"Molti di noi sono angeli caduti, ma alcuni sono nati all'inferno." Pronunciò la sua voce profonda, un piccolo ghigno comparse sulle sue labbra; e io sapevo che lui proveniva dall'inferno. #1 in mistero/thriller on 23.12.2016 #4 in fanfiction on 18...
