Chapter 41

2K 105 15
                                        

Chiusi il mio armadietto trovandomi faccia a faccia con il riccio, cosa che mi fece sobbalzare e accelerare il battito cardiaco, cosa che cercai di ignorare.

«Come stai?» Chiese con nonchalance fissandomi da sotto le sue folte e lunghe ciglia.
Nel suo sguardo c'era freddezza e distacco, ma colsi una piccola punta di preoccupazione.

«Decisamente bene prima che tu mi facessi venire un infarto.» Lo guardai storto, lui in risposta continuo a fissarmi aspettando che gli dicessi la verità.

«Stamattina ho sentito al telegiornale la notizia di quell'uomo, e hanno detto che,» deglutii mentre le mani presero a tremarmi leggermente per la paura. «che l'ha ucciso un proiettile, trovato nel cranio.» Distolsi lo sguardo non riuscendo più a reggere a il suo indagatore.

«Non so se essere lieto o spaventato della tua pessima mira.» Scherzò appoggiandosi alla fila di scatole gialle di latta.

«Dico sul serio, risaliranno a noi, a te, vedranno che il proiettile di quella pistola corrisponde alla tua pistola, registrata a tuo nome.» Gli afferrai la maglia come per
scantarlo, il suo sguardo cadde sull'esatto punto in cui il tessuto e le mie dita erano connesse, per poi intimarmi, solo con un'occhiataccia, di lasciarlo.

«Non risaliranno a me.» Si staccò dalla superficie fredda senza staccare gli occhi dal mio viso.

«Perché?» Chiesi fissandolo anche io, faticavo a mantenere il suo sguardo, ma questa volta non l'avrebbe avuta vinta.

«Te l'ho già detto una volta, non farmi domanda di cui non vuoi veramente sapere la risposta.» Al suono della campanella si incamminò verso la sua aula, distante solo pochi metri dal mio armadietto.
Un verso colmo di frustrazione uscì dalla mie rabbia facendomi udire il suono della sua risata profonda.
Appena prima di entrare in classe si fermò sulla porta, si girò verso di me e ciò che si dipinse sul suo viso, mentre mi scrutava, accese un allarme dentro di me, facendomi desiderare di non aver mai domandato spiegazioni.

«Perché non è registrata.» Un ghigno diabolico si contorse sulle sue labbra rosee e carnose, rimasi di sasso alla sua dichiarazione.

Possedeva una pistola illegalmente? C'erano delle mie impronte su una pistola illegale? Stavo per sentirmi male.

Mi schioccò un occhiolino prima di entrare in classe seguito da una risata di gola, che non fece altro che alimentare i miei timori.
Harry non portava nulla di buono, eppure continuava a salvarmi la vita.
Senza di lui sarei sicuramente morta mesi fa, su questo ci avrei scommesso l'anima.

***

«Hai sentito le notizie stamattina?» Beth avvolse un braccio intorno alle mie spalle schioccandomi un grosso bacio rumoroso sulla guancia.
Era di ottimo umore e mi odiavo terribilmente, sapendo che avrei rovinato la sua gioia mattutina.

«Se ti riferisci all'uomo con un buco nella testa, certamente, ne sono la causa.» Risi nervosamente prossima ad una crisi isterica.

«Proprio a quella notizia mi riferisco, hai sentito che... No aspetta tu cosa?» Sgranò gli occhi afferrandomi per le spalle.
Le spiegai tutta la vicenda cercando di non farmi prendere dall'ansia, lei mi ascoltava attentamente non volendo perdersi neanche il più piccolo dettaglio, quasi le stesso raccontando la trama del film d'azione che stavano dando al cinema da Sabato.

«Senti Gwen, non credi che questa cosa ci stia sfuggendo di mano? Cioè voglio dire, hai ucciso un uomo, tralasciando tutte le ragioni di questo mondo, hai comunque ucciso un uomo. Dovrebbe occuparsene la polizia, stiamo oltrepassando la linea della ragione. E poi spiegami una cosa,» si afferro le guance arrossate a casa del caldo che stava provando per l'agitazione. «perché quel sociopatico di Styles ha una pistola nel cruscotto della macchina?» Le avevo omesso settimane fa, la parte in cui lui mi puntava il ferro alla testa, e ciò che mi aveva appena detto riguardante la sua mancata licenza.

«Probabilmente tira all'ottagono.» Bofonchiai alzando le spalle, cercai di essere il più credibile possibile, ma il suo sguardo mi fece intendere che non se la sarebbe bevuta.

«Senti non ne ho idea, ma ogni cosa sembra non quadrare in questa storia.»
Ripensai più volte al ragazzo della partita, mi chiesi chi fosse e cosa volesse da me.
Se fosse lui il mio stalker?

«Ora pensiamo alla verifica di Matematica che è meglio.» Mi riscosse dai miei pensieri la mia amica conducendomi a piccoli colpetti verso l'aula numero 20.

«Che verifica?» Sgranai gli occhi guardandola con terrore non appena vidi la prof intenta a contare i fogli che da lì a poco ci avrebbe consegnato.

«Merda.» Dissi appena prima di sedermi ad un banco vicino alla finestra.

Che dio me la mandi buona.

***

«Ma quando l'aveva fissata?» Chiesi lanciando le braccia in aria, la frustrazione e l'ansia erano diventate le emozioni più ricorrenti nella mi vita.
Ero fortunata che ero abbastanza brava in Matematica e ciò che c'era nella verifica l'avevo già studiato all'orfanotrofio, ma una distrazione di questo tipo non potevo più permettermela.

«La settimana scorsa, mentre tu eri assolta a guardare Harry con occhi sognanti.» Mi girai di scatto verso di lei tirandole una piccola sberla sul braccio.

«Ma come ti salta in mente, non guardo Harry con occhi sognanti!» Arrossii vigorosamente quando mi passò davanti schioccandomi un occhiolino malizioso.

«Ma andiamo, guardati, sei rossa paonazza solo a vederlo! Ammettilo che è lui la tua fantasia erotica!» Le tappai la bocca con la mano quando un gruppo di ragazze si voltò verso di noi guardandoci storte.
Scherza, mimai con le labbra sorridendo nervosamente subito dopo.

«Beth chiudi la bocca, come ti salta in mente?» Questa in risposta rise sotto i baffi non appena le liberai dalla mia presa.

«Non puoi negarlo, è lo stesso sguardo che ha Jackson quando ti fissa.»
Oggi era notevolmente in vena di battute squallide.

«Non dirmi che non te ne sei accorta, insomma tra un po' tutta la scuola l'ha capito.» Arrossii quando ricordai ciò che stava per succedere nella sua stanza, durante la festa.

«Non dire sciocchezze, è solo mio fratello.» Le dissi mentre ci dirigevamo alla mensa scolastica.

«Non tecnicamente e poi, se così fosse non avrebbe detto ad Edward quello che stava per succedere alla festa e di quanto abbia odiato il coglione che aveva chiamato la polizia,» prese un grosso respiro prima di continuare. «e a proposito di questo, quando aspettavi a dirmelo?» Corrucciò il viso piantando un finto muso, cosa che mi fece ridacchiare.

«Non doveva succedere, ero brilla e per questo motivo ricordami di non bere mai più nulla, ho odiato Derek per avermi fatta ridurre così.»
Mi diede uno spintone all'interno della mensa con fare affettuoso per poi scoppiare a ridere.

«Beth, Gwen, siamo qui!» Edward sventolò in aria la mano indicando il loro tavolo.

«Sappi che il discorso Styles non è finito qui, cara mia,» mi rivolse un'occhiata maliziosa per poi girarsi tutta sorridente verso il volto del suo ragazzo. «arriviamo Ed!» Scossi la testa divertita e sapendo che, in fondo in fondo, aveva capito tutto.
Probabilmente ancora prima che lo capissi io.

A|N

Buona sera a tutti, come state?
Ecco a voi io capitolo, credete che Beth abbia ragione riguardo i sentimenti che la nostra Gwen prova per Harry?
E cosa ne pensate della pistola posseduta illegalmente dal riccio?
Qual è la vostra ipotesi?

Domanda capitolo: Di che regione siete? Io Emilia.

Ora vi lascio, mettete una stellina⭐️ e lasciate un commento!
Buona serata a todos, kisses, xx.

all the love, Carolina.
❤️

Emerald EyesDove le storie prendono vita. Scoprilo ora