"Molti di noi sono angeli caduti, ma alcuni sono nati all'inferno." Pronunciò la sua voce profonda, un piccolo ghigno comparse sulle sue labbra; e io sapevo che lui proveniva dall'inferno.
#1 in mistero/thriller on 23.12.2016
#4 in fanfiction on 18...
Strizzai gli occhi più volte, intontita. Avevo la mente disseminati di ricordi frammentari, cocci sparsi che, se solo fossi riuscita a rimettere insieme, avrebbero formato qualcosa di intero, una finestra sulle ultime ore passate in questo tugurio di stanza. Al momento, invece, quella finestra giaceva in frammenti nel mio cranio pulsante. Mi leccai le labbra secche e desiderose di quella sostanza cristallina e dissetante che per ora, solo Harry si era preoccupato di offrirmi. Non sapevo per quanto ancora avessi potuto resistere, ma ricordo ancora quanto la mia unica preoccupazione fosse stata alleviare quel dolore straziante, e se per farlo, avessi dovuto accogliere la morte, ahimè, l'avrei fatto. Iniziai a sentire un lieve fastidio per l'urina iniziatosi ad accumulare nella vescica, ma fortunatamente era qualcosa di sopportabile; pregai di riuscire a svuotarmi prima di dovermela fare addosso come qualche mese fa. Sentii un rumore di passi, frenetici, veloci e scattanti, quasi la persona in discussione fosse eccitata per quello che sarebbe successo o per quello che avrebbe compiuto. Mi stupii come i miei sensi si fossero sviluppati in quel arco di tempo trascorso, contro la mia volontà, in quella mansione. La porta venne spalancata, subito dopo che, chiunque si trovasse dietro a questi muri, inserì i rispettivi codici di sicurezza destinati allo sblocco automatico della pesante porta di metallo.
Un lieve fascio di luce penetrò nella stanza, obbligandomi e distogliere lo sguardo sull'ombra che si stagliava prepotentemente al suolo di cemento. Mi raddrizzai, non appena chiunque fosse entrato, anche se supposi già di chi si trattasse, richiuse alle sue spalle la porta precedentemente aperta. Impiegai più tempo di quanto avessi calcolato, ma ciò che mi stupì fu il dolore che mi pervase lungo il corpo, sicura di averlo ormai anestetizzato completamente, o comunque almeno in parte.
«Buongiorno principessa,» si avvicinò con andamento baldanzoso, portandosi a qualche centimetro dal mio viso scarno e trascurato. «hai buone notizie per me oggi?» Mi scostò una ciocca sporca di capelli ormai crespi ed annodati dalla faccia, portandomela dietro all'orecchio gelato.
«Sai già la risposta.» Fece schioccare la lingua sul palato con finto rammarico dipinto in viso, per poi accarezzarmi la guancia ancora sfregiata dalle ferite passate.
«Questa è davvero una pessima notizia, sai cosa significa?» Per quanto cercasse di fingere dispiacere, non riuscì a nascondere il ghigno compiaciuto increspante le sue labbra rosee e la luce maliziosa illuminante il suo sguardo malato.
«Puoi saltare questi convenevoli, come puoi smettere di fingere questa velata compassione nei miei confronti, so quanto tu ne sia felice.» Risposi con stizza, desiderosa di urlargli contro, ma non trovandone la forza.
«Grazie, lo stavo trovando piuttosto impegnativo,» mi derise afferrandomi il mento con poca grazia, tornando l'essere rude e spregevole che ormai ebbi avuto il dispiacere di incontrare. «tuttavia, ti pentirai di avermelo detto.»
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Mi slegò, lasciando che la forza di gravità compisse il suo lavoro, facendomi crollare a terra, incapace di mantenermi in piedi soltanto con le mie uniche forze, non più con l'aiuto delle corde. Prontamente mi sostenne accostandomi al muro come per darmi maggior sostegno, ma supposi fosse solo per limitarmi anche i più piccoli movimenti che avrei potuto compiere. Mi accarezzò lentamente il braccio, percorrendolo sinuosamente fino ad arrivare alle dita cosparse di sangue secco, sembrò non infastidirlo, anzi, ricordo ancora quanto tutto questo gli piacesse. Mi scostai, intuendo le sue intenzioni, e in una frazione di secondo i miei occhi divennero vitrei ed acquosi, ma ciò non sembrò impietosirlo.