Chapter 5

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Arrivai a scuola con una decina di minuti di ritardo per colpa di quel ragazzo viziato. Con un leggero accenno di fiatone varcai la soglia della mia nuova scuola superiore, ritrovandomi completamente spaesata in questi corridoi ancora brulicanti di studenti.

Mi guardai intorno per cercare l'ufficio informazioni, dove dovevo ritirare il mio orario.

«Mi scusi.» Bussai sul vetro del piccolo stanzino.

«Hai bisogno?» Una dolce signora mi sorrise attraverso la fessura. Aveva un viso amichevole e, se non fosse per quel sorriso gentile, riuscivo a notare qualche somiglianza con la signora Murphy.

«Sì, avrei bisogno del mio nuovo orario, sono Gwendalyn Moore.» Sorrise di rimando.

«Ecco a te Gwendalyn, per qualunque cosa chiedi pure, io sono qui.» Annuii e la ringraziai per poi recarmi nella classe di Matematica.

Entrai nell'aula numero 5 notando che il professore non avesse ancora fatto il suo ingresso; la classe si zittì e mi osservò non appena percorsi velocemente le file di banchi ammucchiate in modo disordinato, fino a quando il professore entrò tutto trafelato.

«Buongiorno, accomodatevi ai vostri posti.» Con riluttanza interruppero il loro contatto visivo con la mia figura, facendomi accorgere di aver trattenuto il respiro. Non mi resi conto che stesse facendo l'appello fino a quando non pronunciò il mio cognome ripetutamente.

«Moore.» Alzai la mano titubante sentendomi gli occhi di tutti i miei compagni addosso.

«Date il benvenuto alla vostra nuova compagna Gwendalyn.» Disse il professore.

«Io sono il professor Turner, come puoi ben vedere insegno Matematica. Se avessi qualche problema o qualche domanda non esitare a chiedere.» Sentenziò senza mai mutare la sua espressione severa.

«Certo, la ringrazio.» Deglutii facendo vagare gli occhi sugli sguardi degli altri.

La lezione trascorse abbastanza tranquillamente e senza troppa difficoltà, avevo già individuato chi fosse il secchione, chi il buffone e chi il vip della classe, per il resto erano tutti simpatici, o comunque la maggior parte, anche se non spiaccicai una parola.

Dopo queste intense due ore di Matematica la scuola permetteva agli studenti di prendersi un break per bere un caffè e sgranchirsi le gambe senza dover correre da una classe all'altra. Inserii nella macchinetta 2,50£ per comprarmi uno snack mai sentito prima, ma all'apparenza gustoso.

La prima campanella suonò talmente velocemente che non feci in tempo a controllare dove si trovasse l'aula numero 27, ovvero la classe di Biologia, ma, fortunatamente, intravidi tra la massa di studenti mio fratello Jackson.

«Jackson mi sapresti dire dov'è l'aula numero 27, non riesco a trovarla e sono già in ritardo.» Mi sistemai meglio gli occhiali sul ponte del naso e aspettai una risposta, che non arrivò da parte del moro.

«Jackson la conosci?» Chiese con tono derisorio il suo amico biondo.

«No.» Rispose scocciato mio fratello.

«Non fare il cretino, per favore.» Volevo che la mia frase risultasse il più acida e sgarbata possibile, ma invece uscì come una supplica.

«Tesoro se stai cercando di fare colpo su di noi, non pensare di riuscirci così.» Rise di me sempre il ragazzo biondo.

«Tesoro se pensi davvero che sia interessata a voi, state sbagliando di brutto.» Strinsi la mascella ormai leggermente alterata dal suo comportamento.

«Ha gli artigli la gattina.» Si beffò l'altro ragazzo che prima era rimasto in silenzio ad osservare la scena con curiosità e divertimento. A breve sarebbe suonata la campanella indicante l'inizio delle lezioni e non avevo ancora trovato l'aula.

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