Chapter 9

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«Che libro hai intenzione di leggere?» Domandò intingendo un triangolino di mais nella ciotola, in ceramica, contenente la salsa piccante.

«Che abbiamo intenzione di leggere.» Lo corressi addentando una patatina subito dopo di lui.

«Non ho mai letto un libro e non ho intenzione di iniziare ora.» Sorrise falsamente bevendo dalla sua bottiglia di birra.

«Spiegami perché sono venuta a casa tua se non vuoi collaborare.» Sbuffai stizzita dal suo comportamento.

«Per farti iniziare il progetto che ci ha assegnato Granter.» Alzò le spalle guardandomi fissa negli occhi, una scarica di brividi mi pervase la schiena.

«Se collabori molto volentieri.» Tirai un finto sorriso, solo per farlo accigliare maggiormente.

«Ti ho già detto che non lo farò.» Si alzò per buttare il vetro nell'apposito bidone, per poi afferrare una nuova bottiglia contenente il liquido giallastro.

«Hai sempre questa bell'abitudine?» Domandai sistemandomi meglio la grossa montatura degli occhiali che mi copriva parte del viso magro e chiaro.

«Quale?» Mi guardò da sotto le sue folte ciglia.

«Di bere.» Sospirai scuotendo la testa.

«Si.» Rispose secco con evidente irritazione.

«Ti spappolerai il fegato.» Lo rimproverai cercando di farlo ragionare.

«Non sono cazzi tuoi.» Disse arrabbiato, sembrava infastidito dalla mia continua parlantina, così spostai nuovamente il discorso sul progetto assegnatoci.

«Cosa ne dici di Orgoglio e Pregiudizio?» Proposi appuntandolo sul foglio che avevo tirato fuori.

«Come ti pare.» Incrociò le braccia al petto sollevando leggermente la maglia rossa all'altezza dell'addome.

Solo ora notai di quanto questo colore gli donasse.

Capendo di non essere più gradita, se prima la fossi mai stata, riposi le mie cose nel mio zaino per tornarmene a casa.

«Io dovrei andare.» Dissi stringendo la fibbia della borsa.

«Sai dov'è la porta, no?» Disse ironicamente con scocciatura.

Credevo mi avrebbe riportata a casa, non conoscendo ancora bene questa cittadina e le sue stradine isolate.

«Oh, si. Ci vediamo a scuola.» Lo salutai timidamente avviandomi verso l'ingresso scarsamente illuminato.

Il suo saluto non arrivò, o comunque non raggiunse le mie orecchie; intrapresi la via verso casa cercando di orientarmi ricordando il tragitto dell'andata.

Erano già le sei di sera e il buio stava calando, tanto che le prime stelle erano visibili nel cielo; mi strinsi nel leggero cappotto nero per cercare di riscaldarmi.

I minuti passavano velocemente e mi sembrava di star girando in cerchio; ormai la temperatura era diminuita di qualche grado permettendo al freddo di insinuarsi sotto i leggeri strati di tessuto che mi coprivano.

Piccole nuvolette bianche fuoriuscivano dalla mia bocca divertendomi quando cercavo di riprodurre un cerchio fallendo miseramente.

Una luce debole e lontana rifletteva la mia ombra sull'asfalto duro e ruvido, slanciando la mia figura; improvvisamente una chiazza nera schizzò fuori dal campo a lato della strada e la attraversò.

Un urletto di paura scappò dalle mie labbra quando mi affiancò tenendosi ad una distanza di qualche centimetro, due occhi chiari mi scrutavano piegando leggermente il volto verso sinistra.

Emerald EyesDove le storie prendono vita. Scoprilo ora