Chapter 28

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«Se continuerai così, cambierai idea.» Chiusi a chiave la porta dello sgabuzzino.
Ormai passavamo più tempo qui dentro che altrove, e la cosa cominciava a preoccuparmi.

«Ho sempre pensato che prima o poi sarebbe successo, ma mai avrei creduto dentro allo stanzino delle scope, hai davvero una mente perversa, mi piace.» Mi afferrò per i glutei facendomi aderire al suo petto.

«Razza di imbecille,» lo spintonai cercando di farlo staccare dal mio corpo. Ringraziai la scarsa luminosità che gli impediva di notare il mio rossore sulle guance, causato dalla rabbia e dall'imbarazzo. «a chi hai dato il tuo telefono Sabato sera, dopo il nostro incontro?» Staccò le mani dalle mie natiche guardandomi con uno sguardo tra la confusione e la delusione.

«A nessuno, anzi, non lo trovo più, credo di averlo appoggiato da qualche parte, magari in bagno, perché?» Strinsi gli occhi e lo spinsi contro il muro puntandogli il dito contro.

«Ti conviene che sia vero.» Sputai con rabbia per spaventarlo, ma il suo stupore sembrava essere sincero.

«Così mi stai provocando, Gwendalyn.» Sorrise maliziosamente schioccando la lingua.
Lo spintonai per poi riaprire la porta e uscire dallo stanzino.

«Ancora con sta storia? Mi minacci e poi te la svigni? Pensavo avessimo superato questo step.» Mi girai e gli feci occhiolino senza però svelargli nulla.
Tempo al tempo, pensai, d'altronde nessuno mi dava la certezza della sua innocenza.

***

Entrai nella classe di chimica pronta per affrontare le due lunghe ore di verifica, sperai l'arrivo di Beth, cosicché potesse suggerirmi qualche risposta, in caso mi fossi dimenticata qualcosa.
Questo insegnante era conosciuto in tutto l'istituto per la sua rigidità nelle verifiche e beccare una seconda insufficienza, la prima causata dalla verifica a sorpresa di latino, non mi sembrava un modo perfetto per affrontare il semestre.

«Ciao Gwen, pronta?» Mi salutò la mia amica non appena appoggiò lo zaino sul banco.

«No, per niente.» E dopo questo mi ritrovai spostata in prima fila, probabilmente il professore aveva sentito le mie parole.

Lo odio già, pensai ritrovandomelo sorridente a pochi centimetri di distanza.

«Avete due ore di tempo, girate i fogli.» Iniziai a compilare le risposte che più conoscevo, lasciando incompleta solo una domanda, ma comunque mi ritenni soddisfatta.
Non appena suonò la seconda campanella consegnai la verifica e recuperai il telefono che avevo lasciato precedentemente sulla cattedra, sotto richiesta del professore, aspettai qualche minuto Beth sulla porta in modo tale da poterle raccontare le informazioni che mi aveva rilasciato Dylan.

«Com'è andata?» Mi chiese Beth mentre si trascinava dietro la porta; mi schiarii la voce.

«Alla fine non male, ho risposto quasi a tutto.» Mi scrollai le spalle cercando di tranquillizzarmi sull'esito della prova di poco fa, alla fine avevo studiato, pensai.

«Non mi riferivo a quello.» Disse sorridendomi dolcemente come per incoraggiarmi.

«Da quello che dice, lui non ne sapeva nulla, o meglio pensava di averlo perso alla festa,» sospirai mentre rivolgevo la mia attenzione alla ragazza. «ovviamente non gli ho spiegato nulla, ma sarà difficile tenerglielo nascosto. Tu pensi che sia un suo piano?» Scosse il capo con fare dubbioso.

«Per ora le poche prove che abbiamo ci portano o ad Harry o a Dylan, per quanto riguarda la mia opinione,» si fermò in mezzo al corridoio. «mi fido molto di più del moro piuttosto che di quel criminale.» Sussurrò per non farsi sentire dal resto degli studenti, seppure il suo tono fosse scandito e chiaro.

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