Chapter 2

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«Questa è la sala da pranzo.» Indicò la direttrice mentre camminava per l'affollato corridoio.

Eravamo in fila che seguivamo la strega mentre mostrava la grande struttura ai signori Moore.

Dopo esserci presentati adeguatamente alla famiglia ci dileguammo nell'edificio per l'ora di riposo; corsi per i corridoi per raggiungere la mia camera disordinata, inciampai nelle mie stesse stringhe e sbattei contro qualcuno.

«Mi scusi.» Sgranai gli occhi notando di essermi scontrata con il signor Moore.

«Non ti preoccupare.» Sorrise aiutandomi a sistemare il vestito spiegazzato, arrossi leggermente a causa del contatto non consono alla situazione.

Mi schiarii la voce cercando di spezzare quest'atmosfera imbarazzante, lui intuendolo mi sorrise.

«Come ti chiami? Scusami, mi hanno detto talmente tanti nomi che ricordo a mala pena il mio.» Ridacchiò, era una risata cristallina davvero bella, trasudava dolcezza come il suo viso, illuminato da due occhi marroni molto chiari.

«Sono Gwendalyn, ma per favore mi chiami Gwen. Non mi piace il mio nome completo. A dire il vero non lo sopporto proprio.» Mi grattai il collo rendendomi conto di aver parlato troppo con un completo sconosciuto, probabilmente mi prenderà per pazza.

«E sentiamo Gwen, quanti anni hai?» Mi indicò la piccola panchina posta sotto la grande finestra che si affacciava sul grande giardino, con sfumature prevalentemente sul giallo e l'arancione a causa dell'autunno imminente.

«Diciassette, signore.» Annuii sistemandomi meglio i grossi occhiali neri sul ponte del naso.

«Sei qua da molto?» Chiese allungando un braccio alle mie spalle, appoggiandolo sullo schienale in ferro.

«Sì, in realtà da quando sono molto piccola, i miei sono morti in un incidente stradale.» Abbassai lo sguardo sulle mie mani ormai sudate, così le asciugai nell'abito nero.

«Mi dispiace.» Sussurrò accarezzandomi, in modo rassicurante, la schiena ancora leggermente tesa.

«Non si preoccupi, non mi ricordo neanche i loro volti, ero davvero molto piccola.» Alzai le spalle fingendo un sorriso.

«Posso farti una domanda?» Chiese incrociando le braccia al petto.

«Certo.» Annuii freneticamente causando la sua risata.

«Come fate a sopportare quella donna e come passate il tempo qui dentro?» Inclinò la testa guardandomi con attenzione.

«In realtà sono due, signore.» Ridacchiai, contagiando anche lui.

«Chiamami pure Peter, mi sento vecchio se mi chiami signore.» Fece una faccia buffa facendomi scuotere il capo.

«Come vuole, comunque ormai ci abbiamo fatto l'abitudine, però certe volte è davvero insopportabile. Che dire, qui dentro non c'è molto da fare, si guarda qualche film, si studia e si legge. E poi si sta con i propri amici.» Dichiarai sbuffando lievemente.

«Hai molti amici qui dentro?» La conversazione era diventata più leggera, quasi piacevole.

«Non tanti, non sono tutti simpatici, tutt'altro, appena possono ti pugnalano alle spalle.»

«Davvero? Sapevo che non fosse un bell'ambiente, ma non pensavo fino a questo punto.» Guardò l'orologio sobbalzando.

«Mia moglie mi starà cercando, sono davvero in ritardo. Mi ha fatto davvero piacere parlare con te, spero di rivederti Gwen.» Sorrise alzandosi e distendendo la mano per salutarmi educatamente.

«Certo.» Dissi poco convinta, consapevole che non sarebbe mai successo. Gli strinsi la mano di rimando ottenendo un dolce sorriso come risposta.

«Ciao Gwen.»

«Arrivederla Peter.» Lo salutai muovendo la mano in aria prima di proseguire in direzione del mio alloggio per leggere il libro assegnatoci dalla signora Woods.

Camminai trascinando i piedi ormai stanchi; mi voltai per guardare l'ora sul grande pendolo antico che scoccava le sette di sera; il tempo era passato più velocemente di quanto mi aspettassi, il brontolio del mio stomaco mi risvegliò dai miei pensieri, così raggiunsi la mensa, dove, tra dieci minuti, avrebbero servito la cena, precisamente lasagne e carciofi.

«Non ci credo, per la prima volta in diciassette anni, la qui presente signorina Gwen è in orario.» Entrò nella sala Dylan.

«Non crederci.» Risposi sedendomi al mio solito tavolo; a parte noi, non c'era nessuno nella sala, neanche il personale.

«Hai coraggio da vendere, a quanto vedo.» Rispose afferrando una sedia posizionandola proprio a una spanna dalla mia, per poi sedersi.

Era troppo vicino, per i miei gusti.

Così mi spostai indietro facendolo ridacchiare.

«Ne ho abbastanza da metterti al tuo posto, Dylan.» Asserii fissandolo negli occhi con insistenza, non riuscendo però ad intimorirlo.

«Stai cercando di farmi paura, Gwen?» Domandò alzandosi in piedi, avvicinandosi. Mi rizzai in piedi per non sentirmi in soggezione, ma sfortunatamente l'altezza non era una mia qualità.

«O forse stai semplicemente comportandoti così per nascondere la tua?» Ghignò avanzando, costringendomi contro il muro di mattoni smussati.

«Per caso una delle tue ochette si è rifiutata di compiacerti, Dylan? Perché sembri davvero arrabbiato, quasi sull'orlo di una crisi isterica, come una mestruata.» Sputai acidamente cercando di guadagnare tempo, tra poco la sala si sarebbe riempita di gente, mi bastava solo qualche minuto in più.

«Probabilmente hai ragione, cosa ne dici di soddisfare tu, i miei bisogni, uh?» Si avvicinò appoggiando una mano sul muro.

«Sappiamo entrambi che non ho intenzione di fare un bel niente, per cui ti conviene smammare se non vuoi che ti prenda a calci, depravato che non sei altro.» Non avevo mai permesso a nessuno di mettermi i piedi in testa e di certo non sarebbe stato questo ragazzino con troppi ormoni a crearmi problemi.

«Sai Gwen, mi piace il tuo carattere, ma con questo non puoi permetterti di mancarmi di rispetto.» Annuì avvicinandosi al mio viso.

«La stessa cosa vale per te, per cui levati, Charlotte ti sta aspettando.» Sorrisi falsamente indicando la porta e alludendo alle sue scopate notturne con quella poco di buono.

La grande campanella suonò nella stanza preannunciando che la cena sarebbe stata servita a breve, così si allontanò, seppure lentamente, dal mio corpo, perforandomi con lo sguardo; una scia di brividi percorse la mia spina dorsale quando tracciò il mio braccio con le dita, lui sorrise maliziosamente quando lo notò.

«Buon appetito, Gwendalyn

A|N

Buonaseraa ragazzi, abbiamo raggiunto le 20 stelline e come promesso eccovi qui un nuovo capitolo. Sono esattamente 4 ore di fila che sto facendo Chimica, escludendo ieri e stamattina, perchè domani ho la verifica, pregate per me, ve ne prego ahah.

Domanda del capitolo: Preferite il the alla pesca, al limone o verde? Io preferisco quello verde e al limone gne.

Vi siete già fatti un'idea di come potrebbe essere Gwen? E chi è il ragazzo evaso di prigione? FATE LE VOSTRE IPOTESIII.

Anyway cosa ne pensate di Gwen? Come ve la immaginate? Intendo fisicamente, magari come una persona famosa.

Continuo a 20 stelline e 15 commenti

Ora vado a finire di studiare per domani, bacioni a tutti, vi adoro, sappiatelo.

Carolina.

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