La voce imperiosa risuonò nella stanza, facendo ammutolire tutti gli invitati della festa, indovinai fosse una persona di elevato spessore all'interno dei due gruppi mafiosi e ciò non fece altro che farmi aspettare il peggio.
«Porgile educatamente le tue scuse, ragazzo.» Deglutii non trovando il coraggio necessario per girarmi verso colui che ora stava prendendo le mie difese a spada tratta, sicuramente avrei dovuto ringraziarlo, ma in quel preciso istante il mio corpo non sembrava volersi spostare dalla posizione in cui si trovava.
«Sono stato un maleducato, ti chiedo scusa.» Louis bofonchiò sussurrando quello che lontanamente poteva definirsi una frase sincera, mi strinse il polso con cattiveria, quasi a voler sottolinearmi quanto fosse obbligato nel pronunciare quelle parole a mala pena udibili. Annuii impercettibilmente e strappai con un gesto secco il mio polso dalla sua presa dolorosa, quando gli invitati ebbero distolto lo sguardo curioso e al contempo intimorito dalla scena presenziante ai loro occhi, mi voltai, lentamente, sperando che in quel lieve lasso di tempo, qualcuno avesse potuto farmi sparire da questa stanza; inutile dire quanto le mie preghiere fossero mal riposte. Non appena il mio campo visivo fu completamente occupato da colui che supposi definire, ironicamente, il mio salvatore, mi si mozzò il respiro in gola. Un uomo di classe, giovanile e decisamente minuzioso nella cura del proprio aspetto fisico. Un completo costoso, blu notte, quasi con l'intenzione di esaltare i suoi meravigliosi e luminosi occhi azzurri, gli avvolgeva il corpo slanciato ma comunque tonico ed atletico, quasi fosse realizzato appositamente per lui, non mi sarei stupita se così fosse stato. I capelli castano chiaro donavano luce al suo viso; riportai gli occhi sul suo volto pulito e con la barba appena accennata, per l'occasione pensai, e mi soffermai sul sorriso mozzafiato che gli regalava un'aria sbarazzina; mi sentii andare le guance a fuoco per l'imbarazzo della situazione.
«Puoi avvicinarti, non mordo.» Mi riscossi dai miei pensieri e notai la sua mano a mezz'aria, protesa verso di me, quasi con fare paterno e protettivo. Avanzai lentamente di un passo verso di lui chiedendomi in realtà quali fossero le sue intenzioni. Sentivo uno sguardo bruciare sulla schiena, non dovetti girarmi per individuare che si trattasse di Harry a fissarmi con insistenza, ma decisi comunque di ignorare il giovane.
«Fremevo dalla voglia di conoscere chi fosse la ragazza che aveva dato del filo da torcere ai Mavericks.» Mi strinse la mano con una presa salda e forte, al contrario della mia, riluttante e senza una minima vitalità, mi obbligai a guardarlo negli occhi, faticando a causa dalla grossa differenza di altezza, essendo addirittura più alto di Harry.
«Vieni con me, ti porto in un posto più tranquillo,» il suo sguardo sembrava sincero e soprattutto dall'aria innocente, ma ero ben consapevole che la sua esibizione non fosse altro che una maschera. «e soprattutto lontano da persone maleducate.» Rivolse uno sguardo glaciale a Louis, il quale ammutolì all'istante quasi fosse paralizzato, per poi tornare sorridente verso il mio viso teso e spaventato. Lo seguii in silenzio mentre percorrevamo i corridoi senza proferir parola, sembrava che nessuno dei due avesse intenzione di rompere il prezioso silenzio che aleggiava fra le mura; cercai mentalmente di ricordare il tragitto appena intrapreso, ma lasciai perdere pochi metri più avanti quando immaginai avesse appositamente percorso dei corridoi non necessari, solo per confondermi le idee.
«Prego accomodati, è il mio studio.» Mi indicò una poltrona imbottita, con una fodera in ciniglia verde smeraldo, con i bordi in legno d'acero. Mi guardai intorno e non mi stupii nel trovare una stanza arredata con gusto e ordinata, i colori prediletti, il verde ed il blu, donavano un'aria confortevole e rilassante; dopo qualche secondo speso a studiare ogni minimo particolare che potesse svelarmi qualcosa di più del mio interlocutore, mi sedetti sulla comoda poltrona.
«Parlami un po' di te.» Non amavo parlare di me, per cui la prospettiva di raccontare qualcosa di personale ad una persona a me totalmente sconosciuta, decisamente non mi allettava. Desideravo, invece, conoscere meglio quest'uomo tanto affascinante quanto misterioso, non solo per il terrore di chi potesse essere, ma anche per puro ed effimero interesse nei i suoi confronti, lo trovavo intrigante. Mi chiesi se tale trasporto fosse per il suo atteggiamento cordiale nei miei riguardi, era stato il primo, e l'unico, a trattarmi con umanità.
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Emerald Eyes
Fanfictie"Molti di noi sono angeli caduti, ma alcuni sono nati all'inferno." Pronunciò la sua voce profonda, un piccolo ghigno comparse sulle sue labbra; e io sapevo che lui proveniva dall'inferno. #1 in mistero/thriller on 23.12.2016 #4 in fanfiction on 18...
