Dopo un tempo indefinito le ruote della macchina spaziosa si fermarono, mi preparai psicologicamente a dover affrontare l'ennesimo tradimento da parte del ragazzo e tesi i muscoli, pronta a combattere nel caso fosse stato necessario. Sentii la portiera sbattere quasi con delicatezza, aspetto che evidenziava quanto lui tenesse alla sua preziosa Range Rover; dei passi sopra ad un terreno sconnesso e coperto di ghiaia si avvicinarono al bagagliaio.
«Sto per tirarti fuori di lì, pensi di dare di matto?» La sua voce parse ovattata e lontana, ma riuscii comunque a percepire il suo tono arrogante. Strinsi i denti e feci un grosso respiro profondo per cercare di riprendere il controllo perso. Improvvisamente un fascio di luce, nonostante avessi ancora il sacco nero, mi colpì in viso, accaldandomi ed infastidendomi contemporaneamente. Le sue mani calde si avvolsero intorno alla mia vita, il suo tocco sembrò quasi scottarmi e mi ritrassi leggermente. Quando sembrò percepire la mia ritrovata stabilità mi sfilò dalla testa il sacco permettendo al sole di colpirmi direttamente in volto, senza più una barriera, distolsi lo sguardo, infastidita, lasciando abituare i miei occhi alla luce del sole ormai calante.
«Ti tolgo le manette, non farmene pentire.» Un clack metallico spezzò il nostro silenzio e quando finalmente ebbi le mani libere mi massaggia i polsi rovinati ed indolenziti, a causa della costrizione.
«Perchè mi hai rinchiuso nel baule?» Urlai mentre la rabbia ribolliva nelle vene, ma invece di rispondermi prese a camminare verso una villa abbastanza imponente, forse pensando che avrei fatto la medesima cosa, seguendolo, ma al contrario, non mi sarei mossa di un passo, non fino a quando non avrebbe spiegato cosa ci facessimo lì e perchè mi avesse messo nel bagagliaio della sua macchina.
«Pensi di rimanere lì tutto il giorno?» Si girò con un sopracciglio alzato, guardandomi in cagnesco, la pistola era tornata al suo posto, infilata nei pantaloni, dopo la colluttazione con Peter, e ciò mi intimoriva.
«Non vado da nessuna parte con te!» Sbottai iniziando a camminare dalla parte opposta all'ingresso della villa, verso una stradina sterrata di campagna, avvolta da campi e alberi smossi dal lieve venticello.
«Perchè devi sempre complicarmi le cose?» Dopo quelle parole mi raggiunse con poche falcate e mi afferrò per il braccio issandomi poi a mo' di sacco di patate sopra la sua spalla, cominciai a scalciare e a colpirgli la schiena con i pugni per ferirlo, ma sembrava incassare alla perfezione ogni mio colpo, quasi non li percepisse minimamente. Non appena varcammo l'ingresso la colonia di Harry mi avvolse immediatamente, facendomi intuire che la villa fosse di sua proprietà. Dopo essersi assicurato di aver chiuso adeguatamente la porta in legno a chiave mi lasciò cadere sul divano morbido in lino grezzo del salone, per poi avvicinarsi al camino antico, dove cominciò a selezionare dei tocchi di legno da una cesta a fianco.
Balzai in piedi in un baleno e mi avvicinai come una furia al riccio afferrandolo per la maglietta per farlo girare verso la mia direzione, ma questo continuava ad ignorarmi, fingendosi troppo preso da ciò che stava facendo.
«Mi stai vendendo a qualcun altro? Hai trovato qualche altro criminale interessato a me e che ti ricompenserà più decorosamente di Tom?» Urlai spingendolo. Tempestivamente mi afferro per le spalle e mi spinse contro il muro, girando le posizioni; portò una mano intorno alla mia mandibola costringendomi a guardarlo negli occhi.
«Sei sempre così fastidiosa?» Sussurrò ad un centimetro dalle mie labbra socchiuse, il suo respiro mi solletico il volto, essendo troppo vicino.
«Voglio delle spiegazioni.» Asserii scacciando la paura che scivolò via dal mio corpo, o così pensai, quando invece venne solo accantonata in un angolo remoto della mia mente.
«Decisamente fastidiosa,» premette il suo corpo contro il mio procurandomi un sobbalzo a causa dell'azione improvvisa. «Mark mi stava fissando, ho dovuto metterti nel baule per non insospettirlo più di quanto già non fosse. Non ho nessuna intenzione di consegnarti, contenta?» Deglutii alla sue parole mentre un respiro che non pensai di star trattenendo scivolò fuori dalle labbra schiuse, i miei occhi non lasciarono mai i suoi, alla ricerca di un piccolo segno indicante che mi stesse mentendo, ma questo non arrivò mai.
«Sei al sicuro ora, Gwendalyn.» Allentò lievemente la presa intorno alla mia gola fino a liberarmi dalla suo tocco, mi osservava scrutandomi, quasi volesse cogliere anche lui un segno, di qualsiasi tipo si trattasse. «fatti una doccia ora, ultima porta a destra, è il bagno degli ospiti. Ti lascerò qualcosa di pulito da mettere in camera mia.» Si spostò da me, facendomi dissentire mentalmente, per permettermi di raggiungere il bagno liberamente.
Salii le scale guardandomi intorno e cercando di assimilare ogni singolo dettaglio della casa, era arredata in maniera molto similare a quella di Brighton, ma in maniera più minuziosa e accogliente, mi stupii una seconda volta per il suo gusto raffinato; questa villa era decisamente più grande e costosa e ora capii come potesse permettersi così tante cose di lusso.
Una volta raggiunto il bagno mi spogliai lentamente di quello che era rimasto dei miei vestiti stracciati e sporchi per poi entrare dentro la doccia elegante, la parete intorno a me era di pietra, probabilmente ricoperta di uno strato trasparente per renderla impermeabile all'acqua, mentre il piano ai miei piedi di ceramica bianca era liscio, molto delicato. Aprii l'acqua e le permisi di scorrere lungo il mio corpo ancora ricoperto di lividi e ferite, lasciando che lavasse via, insieme al sangue rappreso, ogni sofferenza. Insaponai lentamente i capelli massaggiandomi la cute, cercando di assaporare ogni gesto, poi passai al corpo. Afferrai il barattolo di bagnoschiuma riposto diligentemente su una mensola in vetro, sopra alla mia testa; non appena mi cosparsi del liquido ambrato il profumo del giovane mi avvolse teneramente.
Dopo essermi sciacquata ogni residuo di schiuma mi tamponai i capelli bagnati, poi mi coprii il corpo con una salvietta beige, intonata con i colori del bagno. Timorosa uscii dalla stanza e dopo aver constatato, grazie al rumore di acqua scrosciante, che anche Harry si stesse lavando, molto probabilmente nel bagno padronale, mi avviai verso la sua stanza, per cercare i vestiti che mi aveva destinato. Fortunatamente era due camere dopo il bagno degli ospiti così dopo essere entrata, ispezionando la stanza trovai piegata sul letto una maglietta verde militare con affianco un boxer nero e un paio di calze del medesimo colore; mi vestii velocemente non volendo rimare nuda troppo a lungo.
«Ti ho già detto quanto ti stiano divinamente i miei vestiti?» Mi girai di scatto non avendolo sentito arrivare e mi chiesi se fosse lì già molto, permettendogli di avere una visuale completa del mio corpo. Si avvicinò togliendomi la salvietta umida dalle mani per buttarla nel cestino in vimini della roba da lavare nel suo bagno, che poi scoprii fosse nella sua stanza. Mi fissava senza pudore, dall'alto al basso, percorrendo ogni centimetro del mio corpo ora cosparso di brividi, volendo imprimersi nella mente ogni dettaglio. Un fastidioso formicolio al basso ventre si insinuò in mezzo alle mie gambe e odiai terribilmente il mio corpo per desiderarlo così tanto.
«Devo chiamare i miei genitori.» Sussurrai cercando di scacciare i pensieri poco casti che mi balenarono in quel momento nella testa, ma ciò sembrò non funzionare. Che diavolo c'era di sbagliato in me? Ero riuscita a scappare dal mio più grande incubo e l'unico pensiero che avevo in mente era farmi toccare dalle sue mani esperte? Doveva pur esserci qualcosa di deviato dentro di me.
«Sai, per avvisarli di-» Non riuscii a finire la frase che venni interrotta dalla sua voce suadente e profonda.
«Dio Gwendy,» si avvicinò costringendomi al muro appoggiando entrambe le mani a lato del mio viso arrossito all'altezza delle gote. «parli sempre così tanto?» Mi sfiorò la coscia con le dita provocandomi un fremito sconnesso, sorrise compiaciuto notando quanto il mio corpo reagisse ad un suo semplice tocco. «Devo chiuderti ancora nel baule?» Sorrise diabolicamente stringendo con forza la coscia strappandomi un gemito improvviso che tentai di bloccare invanamente.
«Prova ancora una volta a chiudermi in un bagagliaio che ti farò rimpiangere di avermi incontrata.» Dissi a denti stretti fulminandolo con lo sguardo sentendo un fastidioso calore al basso ventre espandersi, inspirai a fondo cercando di calmarmi ma il suo profumo inebriante peggiorò la situazione.
«Rimpiango già ogni giorno di averti incontrata.» Ghignò premendo maggiormente il suo corpo contro il mio, quasi avesse letto nei miei occhi il desiderio impellente che cresceva dentro di me.
Tutto ciò mi spaventava enormemente, come potevo volere le sue mani su di me?
A|N
Buon pomeriggio a tutti! Come va? Ecco a voi un nuovo capitolo, spero vi piaccia! Cosa ne pensate? Lasciatemi un commento e una stellina, per avere un vostro feedback!
Bacioni a tutti e alla prossima,
all the love, Carolina
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Emerald Eyes
Fanfiction"Molti di noi sono angeli caduti, ma alcuni sono nati all'inferno." Pronunciò la sua voce profonda, un piccolo ghigno comparse sulle sue labbra; e io sapevo che lui proveniva dall'inferno. #1 in mistero/thriller on 23.12.2016 #4 in fanfiction on 18...
