La temperatura era ormai calata di parecchi gradi, non permettendo più al mio cappotto, ormai non più sufficiente, di riscaldarmi.
Lui non aveva più proferito parola dopo la mia constatazione.
«Perchè?» Domandai tremando come una foglia, puntai il mio sguardo intimorito nel suo freddo e gelido aspettando che rispondesse esaustivamente alla mia domanda. «Perchè non mi hai ancora uccisa, ne hai avute di occasioni, molteplici.» Provai a distanziarlo dal mio corpo, ma senza grandi risultati, anzi, strinse maggiormente la presa al mio polso ormai indolenzito.
«Non ne ho avute di occasioni.» Proferì accigliandosi, volendo concludere questa conversazione che sembrava turbarlo più di quanto avesse dovuto.
«Invece sì.» Alzai il tono della voce facendolo alterare.
«Chiudi quella bocca.» Ringhiò contro il mio viso per intimorirmi, strinsi i denti.
Gli tirai una testata al sopracciglio, essendosi abbassato con il viso per raggiungere il mio, facendolo spostare di scatto.
Trovandomi con un piccolo vantaggio provai ad attuare la mia possibile fuga, ma la sua abilità gli permise di afferrarmi per il braccio riportandomi a fianco del suo corpo, scagliai un pugno verso il suo zigomo, ma questo venne prontamente intercettato dalla sua mano libera, mi girò il polso dietro alla schiena facendomi scrocchiare rumorosamente la spalla divenuta dolorante.
«Pensi davvero di riuscire a fottermi?» Rise contro il mio orecchio, il polso mi pizzicava a causa della troppa forza che ci stava applicando, immaginai che il giorno seguente mi sarei trovata un livido violaceo su di esso.
«Sei solo un lurido figlio di puttana.» Gracchiai a causa del dolore che mi stava provocando, mi girò improvvisamente lasciandomi vedere quanto il suo sguardo si fosse incupito.
I suoi occhi smeraldo era iniettati di sangue e oscurità, un piccolo ghigno malato giocava sulle sue labbra; era il demonio in persona, tanto bello quanto malvagio e pericoloso.
«Sfogati piccola Gwendy, fammi vedere di cosa sei capace, esprimi tutto il tuo odio.» Mi liberò dalla sua presa così lo spinsi di qualche centimetro lontano da me per provare nuovamente a scappare da lui, ma ancora una volta mi acciuffò di scatto.
«Ho detto sfogati, non scappa, piccola stronza.» Scoppiò a ridere per poi spingermi, persi l'equilibrio a causa del terreno scivoloso, così mi aggrappai alla sua giacca di pelle per sostenermi, alzai lo sguardo verso il suo viso perfettamente scolpito e notai il piccolo taglio che gli avevo procurato poco fa.
«Non riesci proprio a starmi lontano, eh?» Ridacchiò accarezzandomi la guancia, mi scansai velocemente mortificata dal suo modo di prendermi in giro.
Presi a colpirlo sul petto e a graffiarlo con le unghie cercando di fargli il più male possibile.
«Tu sei un lurido bastardo, devi morire schifoso!» Urlai senza smettere di dimenarmi, rimase impassibile alla sfilza di imprecazioni, che non credevo potessero mai uscire dalle mie labbra, che gli rifilai.
Dopo una serie interminabili minuti in cui persi tutte le forze e mi svuotai di tutte le lacrime che possedevo, mi afferrò per i polsi bloccandomi, quasi avesse deciso che avessi fatto abbastanza.
«Insulti meritati, come biasimarti,» mi asciugò le lacrime ancora in procinto di scivolare fuori dai miei occhi vitrei. «ma devo ricordati quante volte ti ho salvato la vita?» Quelle parole furono l'ennesimo schiaffo, trovava un divertimento malsano nell'umiliarmi più di quanto la mia logica potesse concepire.
«Tu l'hai fatto solo per avvicinarti a me, quindi non osare prendermi maggiormente in giro!» Urlai tirandogli l'ennesimo pugno contro il petto, la mia aggressività non sembrava turbarlo più del dovuto, cosa che mi spiazzò leggermente, essendo a conoscenza di quanto odiasse quando alzavo i toni con lui.
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Emerald Eyes
Fiksi Penggemar"Molti di noi sono angeli caduti, ma alcuni sono nati all'inferno." Pronunciò la sua voce profonda, un piccolo ghigno comparse sulle sue labbra; e io sapevo che lui proveniva dall'inferno. #1 in mistero/thriller on 23.12.2016 #4 in fanfiction on 18...
