Un forte mal di testa mi svegliò obbligandomi ad aprire gli occhi, la mia stanza era avvolta nel più totale silenzio, regnava una pace che avrebbe potuto riaccompagnarmi nei meandri delle terre di Morfeo. Mi trovavo nel letto dove poche ore prima si era consumata la mia violenza, la bocca era secca e un acre sapore la pervadeva; il basso ventre mi doleva mentre percepivo ancora le lacrime secche alla base degli occhi.
Non potevo restarmene qui, dovevo andarmene.
Le scene di ciò che era successo continuavano a passarmi davanti agli occhi, come un nastro, ed una volta terminato l'incubo, si riavvolgevano per poi ricominciare, senza darmi un attimo di tregua o un momento per poter respirare tranquillamente. Notai come i vestiti del giovane fossero ancora sul pavimento, un piccolo verso mi destò e mi accorsi che accanto a me, nel letto, mezzo dormiente si trovasse il mio aguzzino; sembrava quasi innocuo in questo momento, quasi angelico.
Mi alzaii lentamente non volendo svegliare la belva umana, che in risposta si lamentò cercandomi tra le coperte. Pensai a dove potesse nascondere la sua pistola, così cominciai a cercare in ogni nascondiglio possibile, dal bagno, al comodino e infine sotto al letto.
Improvvisamente un lampo di genio si fece spazio nella mia mente, così mi avvicinai al giaciglio dove dormiva il giovane e provai ad inserire la mano sotto al suo cuscino, facendo attenzione nel sollevargli la testa spettinata; le mie dita toccarono un materiale freddo e duro, a me ormai sfortunatamente famigliare.
Bingo.
Avvolsi i miei polpastrelli attorno al ferro puntandolo poi, con mano tremante, al suo viso.
«Svegliati,» mi schiarii la voce tremante per cercare di sembrare più minacciosa e più sicura di me stessa, quando in verità me la stavo facendo addosso. Se tutto questo fosse andato male, non avendo un piano B ed essendo totalmente impreparata, l'avrei pagata molto cara. «parlo con te pezzo di merda, svegliati!» Spinsi maggiormente la pistola facendolo svegliare per lo spavento. Tastò la superficie sotto il suo cuscino ed imprecò a denti stretti parole che non credevo potessero esistere.
«Brutta puttana, questa volta te la faccio pagare cara.» Provò ad alzarsi ma i suoi tentativi furono stroncati sul nascere quando mi opposi facendo ancora più pressione con la mano.
«Alzati, aprimi la porta e conducimi al portone di casa.» I miei ordini erano semplici, categorici ed irremovibili.
Ora avevo io il coltello dalla parte del manico e se non avesse voluto trovarsi con un grazioso buco in mezzo alla fronte avrebbe dovuto obbedirmi senza opporre alcun minima resistenza, ora ero io il predatore. «Prova ad urlare e sei morto.»
Si alzò in piedi con il fuoco negli occhi e andò ad aprire la porta, gli legai le mani, impedendogli qualsiasi azione che potesse richiamare i suoi collaboratori. Lo seguii a qualche centimetro di distanza controllando qualsiasi suo movimento, continuava a bofonchiare sei morta lurida troia, ma ciò non mi bloccò dal proseguire questa enorme follia. Camminammo per quello pensai fossero dieci abbondanti minuti ma finalmente raggiunsi quello che più assomigliava ad una porta d'ingresso.
«Non passerà tanto prima che io e i miei uomini riusciremo a raggiungerti,» si avvicinò al mio corpo, separato dal suo, solo dall'arma. «nel migliore dei casi, sarai morta assiderata o mangiata dai lupi, nel peggiore, ovviamente per te, ti massacrerò non appena ti avrò tra le mani,» sorrise malignamente facendomi deglutire. «comincia a pregare, ti aprirò in due principessa.»
Mi vennero i brividi come tali parole uscirono dalla sua bocca senza un filo di esitazione o di umanità, strinsi i denti e quando fui sul punto di sparargli in faccia mi aprì la porta sorridendo.
«Nasconditi, il papino viene a cercarti.» Tremai e mi lanciai nella notte, il vento colpì con violenza le mie guance ed il mio corpo, facendomi realizzare fossi nuda.
Mi sentii libera dopo ciò che mi sembrò un'eternità, strinsi la pistola non volendo perderla nel caso avessi dovuto difendermi; la villa era circondata da un bosco fitto e sperai di riuscire a trovare una strada sterrata da seguire; i legnetti insieme agli aghi di pino e ai sassi mi graffiavano la pianta dei piedi ma ciò non mi fermò dal scappare il più lontano possibile dalla casa. Sentii il rumore di uno sparo e capii che fosse andato a svegliare gli altri, così corsi più forte nonostante il dolore alla gambe e il bruciore alla gola ormai pervasa dal sapore ferreo del sangue.
Vidi le prime luci delle cittadina in lontananza così accelerai verso quella direzione senza mai guardare indietro, sentii delle urla dietro di me, andai completamente nel panico e presi a sparare, tra le lacrime, alle mie spalle avendo paura di dover ritornare in quella casa maledetta.
Quando terminai le munizioni lanciai la pistola trovandola ormai d'impiccio e imprecai non sapendo in che altro modo avessi potuto difendermi nel caso ne avessi avuto bisogno.
Poi, come un grosso flash, una luce giallastra illuminò una parte nascosta di bosco, sperando che fosse la mia via di fuga iniziai ad urlare e chiedere aiuto affinchè mi sentissero coloro che supposi fossero dei poliziotti posteggiati a lato della strada, probabilmente di pattuglia.
Le stelle sopra di me brillavano luminose, quasi ad indicarmi il sentiero conducente alla salvezza, i rami che si spezzavano sotto al mio peso scricchiolavano risuonando acutamente nel bosco, creando un lieve eco, mentre i miei singhiozzi sovrastavano qualsiasi rumore attorno a me.
Le guance ormai arrossate per lo sforzo e graffiate dai rami troppo bassi e troppo nascosti da poter essere evitati durante la corsa.
«Da questa parte..» Sussurrai un'ultima volta, una figura slanciata mi dava le spalle, ma la sua sagoma e il suo profumo mi chiarirono immediatamente l'idee su chi si trattasse; quest'ultima si girò di scatto verso la mia voce sgranando leggermente gli occhi per poi ricomporsi subito, mi coprii il corpo con le mani sporche a causa delle numerose cadute sul terreno scivoloso e fangoso; tremavo considerevolmente per lo shock e per il freddo, l'adrenalina cominciò ad abbandonare il mio corpo facendo emergere i dolori muscolari e la mancanza di forze costringendomi ad arrancare e barcollare.
«Gwendy..» Fece un passo avanti afferrandomi prima che potessi cadere a terra, si tolse la giacca e me la fece indossare, mi avvolse tra le sue braccia per sollevarmi e portarmi nella sua macchina, i miei denti battevano creando un rumore sordo e fastidioso, alzò il riscaldamento permettendomi di aumentare la mia temperatura corporea.
Cominciò a piovere, le goccioline si infrangevano sulla superficie del vetro, seguivo il loro percorso con gli occhi, il loro suono mi cullò fino a farmi addormentare tra le lacrime di gioia e di paura, ma prima di crollare vidi la mano di Harry adagiarsi sul mio ginocchio sporco di terra, lo strinse leggermente per poi sospirare, riposa ora, sussurrò.
A|N
ehilaaaa, come state?
Ecco a voi il capitolo come promesso, non ho ancora ricontrollato
per cui mi scuso per gli errori, nel caso ci fossero.
Da ora in avanti le cose diventeranno mooolto più chiare, spero vi piaccia.
Bacioni, Carolina.
❤️
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Emerald Eyes
Fanfiction"Molti di noi sono angeli caduti, ma alcuni sono nati all'inferno." Pronunciò la sua voce profonda, un piccolo ghigno comparse sulle sue labbra; e io sapevo che lui proveniva dall'inferno. #1 in mistero/thriller on 23.12.2016 #4 in fanfiction on 18...
