Chapter 25

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Erano minuti ormai che mi rigiravo nel letto cercando di assumere una posizione tranquillizzante e capace di accompagnarmi nel mondo di Morfeo, ma i miei pensieri erano lugubri e riguardanti una figura di cui non avevo scorto neanche un lineamento, se non il diabolico ghigno che incitava solo la fuga.

Avevamo chiuso la porta dopo essere entrati in casa?

L'ipotesi di trovarmi nuovamente nella situazione di un'ora fa mi fece raccapricciare così scesi lentamente le scale per evitare di svegliare il ragazzo che dormiva sul divano del suo stesso salotto.

Non sarei mai stata in grado di ringraziarlo abbastanza per quello che aveva fatto per me.

Misi il piede sull'ultimo gradino, il quale provocò uno scricchiolio fastidioso, e mi diressi verso la porta principale dove trovai le chiavi infilate nella serratura già attentamente chiusa.

Che sciocca, pensai mentre scuotevo la testa per la mia stupidità.

«Devi perdere questa brutta abitudine.» Sobbalzai e mi girai verso la fonte del mio spavento, Harry se ne stava sdraiato comodamente sul divano coperto solo da una sottile coperta nera.

«Quale?» Tartagliai avvicinandomi al ragazzo che non schiodava lo sguardo dal mio e da ogni mio singolo movimento.

«La porta devi chiuderla, è già la seconda volta che la lasci aperta.»  Si alzò avvicinandosi di qualche passo al mio corpo.

«Perché non stavi ancora dormendo?» Chiese alzando le sopracciglia scure.

La cosa che mi spaventava di più di questo ragazzo, seppure mi avesse salvato la vita, era che non riuscivo a percepire neanche la più semplice delle emozioni che gli passasse per la testa, era come un dannato foglio bianco.

L'unico messaggio che riuscivo ad estrapolare da lui era: pericolo.

Non sapevo nulla di lui eppure se da un lato provavo paura nei suoi confronti, dall'altro percepivo come se ci fosse una sorta di protezione quando gli stavo vicino.

«Non, uhm, riesco.» Sospirai mentre un brivido mi percorse tutto il corpo, il ragazzo davanti a me sospirò alzandosi dal divano e dirigendosi in cucina con passo lento e trascinato.

«Vai in camera, arrivo tra un secondo.» Annuii, una volta salite le scale drizzando le antenne per scorgere ogni qualsiasi rumore a me estraneo; mi infilai sotto le coperte e appoggiai il viso sul cuscino respirando il profumo di Harry.

Il ragazzo entrò nella stanza spingendo la porta, prima accostata, con il piede, avendo le mani occupate da due tazze colme di un liquido giallognolo fumante.

«Cos'è?» Chiesi cercando di sbirciare lasciando trapelare la parte più curiosa ed infantile della mia personalità, il giovane vedendomi tutta impegnata ad osservare con sguardo pensieroso e corrucciato l'oggetto del mio interesse si lasciò scappare una risata.

«Una tisana, per farti calmare i nervi.»  Mi porse la tazza tiepida con disegnata sopra la Tour Eiffel, una piccola scritta, recitante il nome Starbucks, si trovava appena sotto il monumento francese.

«E' gentile da parte tua.» Sospirai osservandolo mentre si sedeva sul letto determinando un abbassamento del materasso di qualche centimetro.

«Non abituartici.» Borbottò facendomi sorridere davanti a questa visione di un Harry imbarazzato e impacciato.

Bevvi tutto d'un sorsa la bevanda che scivolò lungo la gola riscaldandomi lievemente sciogliendo la tensione.

Appoggiai la tazza sul comodino e mi strinsi nello coperte impregnate del suo profumo maschile, inspirai profondamente mentre socchiusi gli occhi, sentii uno spostamento di aria così aprii gli occhi, lo trovai vicino alla porta intento a fissarmi con il suo sguardo glaciale e privo di ogni emozione, mi soffermai ad analizzarlo lentamente, arrossii con vigore quando i suoi occhi non si staccarono neanche un secondo dal mio viso e ringrazia mentalmente che ci fosse la luce soffusa cosicché lui non potesse notare il mio imbarazzo.

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