Chapter 14

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Chiusi la porta lentamente, cercando di non procurare un qualsiasi scricchiolio fastidioso per il mio udito.

«Ciao Gwen.» Sobbalzai quando la voce del signor Moore squarciò il silenzio che avvolgeva la casa, alzai lo sguardo trovando la figura di Peter appena fuori dalla porta bianca del suo studio, un sorriso amichevole gli illuminava il viso coperto da un sottile strato di barba, preciso e ben curato.

Era davvero un bell'uomo, portava con eleganza i suoi anni, tanto da sembrare più giovane di quanto fosse realmente.

«Ciao anche a te Peter, è andato tutto bene al lavoro?» Chiesi educatamente mentre mi sfilavo la leggera giacchetta, per riporla nell'apposito sgabuzzino.

«Tutto bene, sono solo un po' stanco, in questo periodo ci sono più incidenti del solito.» Fece una pausa in cui sospirò, poi continuò con un grande sorriso a trentadue denti. «Tu invece? Mi ha raccontato mia moglie che hai già fatto amicizia con una certa Bethany.» Mi raggiunse sedendosi sul divano grigio.

«Oh sì, è una ragazza molto simpatica.» Squittii sorridendo involontariamente, ero molto felice di aver legato così velocemente con lei, conoscendo quanto per me fosse complicato socializzare e farmi nuove amicizie.

«Sono molto contento, invitala pure quando vuoi, ora torno a lavorare, ci vediamo a cena.» Sorrise e tornò nel suo studio per continuare con le sue pratiche per l'ospedale.

Salutai Lucinda con un veloce bacio rumoroso sulla guancia e poi corsi al piano superiore per buttarmi sul mio comodo e soffice letto.

Ricordai, con mia grande felicità, di non aver nessun compito per il giorno a seguire, così decisi di scrivere una lunga lettera in cui avrei raccontato, ai miei amici dell'orfanotrofio, di quanto fossero adorabili e disponibili i signori Moore e di quanto fosse odioso, ma qualche volta premuroso, mio fratello Jackson. Mi dilungai abbastanza sulla spiegazione della mia nuova scuola e di quanto fosse tenebroso e sgarbato il riccio con gli occhi smeraldo liquido.

Sigillai la busta con un tenero adesivo a forma di orsacchiotto, cosa che mi fece ridacchiare notevolmente, e la riposi sulla scrivania aspettando l'indomani per spedirla.

«Tesoro è pronto.» Mi informò mia mamma dal piano inferiore, il mio stomaco brontolò rumorosamente in risposta facendomi sperare che nessuno l'avesse sentito.

«Arrivo.» Urlai di rimando correndo prima in bagno per lavarmi le mani e successivamente in cucina dove mi aspettavano i miei genitori; notai che fosse apparecchiato soltanto per tre così domandai dove fosse Jackson.

«E' fuori con i suoi amici, uno di loro compie gli anni.» Mi comunicò Peter, sorprendentemente sentì una sensazione strana alla bocca dello stomaco che assomigliava tanto alla delusione.

Riprenditi, pensai.

«Stasera ho preparati le lasagne.» Lucinda interruppe i miei pensieri masochisti riguardo Jackson, attirando la mia attenzione e quella di Peter, portandoci ad esultare scherzosamente e a fare la gare su chi si dovesse meritare il primo piatto.

Passammo il resto della serata parlando dei miei hobby e dei loro fino a quando non mi addormentai sul divano accoccolata alla coperta calda e morbida.

Durante la notte mi svegliai di soprassalto a causa di un clacson che suonò ripetutamente e in modo perforante, mi girai tra le coperte annodate alle mie caviglie per guardare l'ora sulla piccola sveglia appoggiata disordinatamente sul comodino decapato di bianco, questa segnava solo le tre, cosa che mi fece brontolare parecchio.

Magicamente mi resi conto di trovarmi nel mio letto, come avevo constatato poco fa, segno che Peter mi avesse portata nella mia stanza ieri notte, dopo essermi appisolata pesantemente sul divano a causa della mia stanchezza.

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