Chapter 59

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Mi accarezzò lo zigomo raccogliendo l'ultima lacrima salata ormai quasi completamente secca, il suo respiro caldo si infrangeva sulla mia fronte mentre i suoi polpastrelli continuavano a sfiorare con delicatezza il mio viso.
Sentivo il viso andarmi a fuoco per ciò che avevamo appena consumato, un fuoco divampava ancora dentro il mio petto implorante di essere estinto.
Mi strinsi nell sua giacca quasi come per averlo più vicino di quanto già non fosse, il suo profumo era una droga che riusciva ad inibire ogni mio freno.

«Andiamo, ti riporto a casa, si è fatto tardi.» Con disinvoltura mi afferrò il polso trascinandomi dietro di lui, le sue gambe si muovevano aggraziate e leggiadre, facendo sembrare stesse camminando sospeso nell'aria.
Il suo tono era ritornato freddo e distaccato, ignorando completamente il momento colmo di passione di poco prima, quasi non fosse successo.
Mi sentii vuota e stupida, avrei tanto voluto sbattere la testa contro un masso; era stato un errore per lui? Non aveva significato niente?
Troppe domande si fecero largo nella mie mente confondendomi maggiormente.

Salimmo in macchina in totale silenzio, le sue dire avvolte prepotentemente alla pelle del volante, le nocche bianche a causa della forza con la quale afferrava la circonferenza, la mascella tesa, i denti stretti gli uni contro gli altri, quasi volesse frantumarli.
Supposi fosse iracondo, ma non riuscii a capire per quale motivo e con chi.

«Grazie, ci vediamo a scuola.» Con un gesto del capo mi rispose per poi, non appena uscii dall'abitacolo profumato, sfrecciare sulla strada ormai deserta provocando un lieve stridio a causa della potenza.
Mi odiavo.

***
La mattina a seguire mi svegliai controvoglia e scombussolata, ormai sapevo il motivo del mio rapimento e ormai sapevo chi si nascondesse dietro al freddo ragazzo riccio.
Un omicida.

Un brivido mi costrinse ad avvolgermi alle coperte ancora calde dalla notte, dopo qualche minuto, e incitata da mia mamma, uscii dalla mia stanza incontrando lo sguardo del giovane risedente di fianco alla mia stanza.

«Vorrei parlarti di una cosa.» Sussurrò quasi non guardandomi negli occhi stanchi, speravo si volesse scusare, ma non avrei ceduto così facilmente, non dopo quello che mi aveva detto.
Lo oltrepassai e asserii con un non ho tempo ora, per poi precipitarmi in bagno, dove riuscii ad udire un verso di frustrazione e commiserazione.
La prossima volta impara a fare lo stronzo di me.

Mi vestii velocemente non curandomi di pettinarmi i capelli, che acconciai in una coda alta che scivolò sulle mie spalle delicatamente.
Cercai di coprirmi le grosse occhiaie prominenti a causa della nottata passata a piangere e fare sogni di cui avrei fatto volentieri a meno.
Tutto stava andando a rotoli, ma cercai di risollevarmi il morale ricordandomi che tra poco sarebbe giunto il Natale a Brighton.

Scesi lentamente le scale sentendo, ad ogni scalino, la forza vitale scivolare fuori dal mio corpo stremato e dolente a causa della corsa di ieri sera.
Mi sentivo uno straccio, usato, strizzato e gettato nella spazzatura.

«Tesoro ben svegliata! Sono riuscita a prepararti il pranzo per oggi, so che hai ginnastica al pomeriggio.» Si avvicinò accarezzandomi la guancia fredda. Ebbene sì, avevano aggiunto due ore di ginnastica per permetterci di preparaci al torneo invernale di pallavolo.

«Ti ringrazio, ma anche la mensa sarebbe andata più che bene.» Sorrisi quando mi fece un gesto come per dire per questa volta.
Notai il suo sguardo incupirsi e farsi curioso, vaga dal mio collo al mio polso destro.

«Cosa ti sei fatta?» Toccai d'istinto il punto da lei indicato e sobbalzai leggermente a causa del dolore fastidioso che si insidiò fino a sotto le ossa, supponendo fosse il taglio causato dalla lama del coltello di Peter.
Osservai il polso segnato da dei lividi giallognoli che presto sarebbero diventati violacei e mi ricordai della nottata del giorno precedente.

«Uh,» deglutii cercando una scusa a dir poco credibile, lei aspettava impaziente la mia riposta quasi convinta non le avessi mai raccontato la verità. «durante gli allentamenti, sai di pallavolo, un ferro usciva dalla rete e mi sono tagliata,» ridacchiai nervosamente sentendo ormai la fronte umettata di piccole gocce di sudore freddo. «questo invece,» dissi sollevando il polso all'altezza dei suoi occhi. «una litigata con una mia compagna, proprio per la sconfitta subita, ma è acqua passata, abbiamo risolto.» Mi schiarii la voce sperando che l'interrogatorio si sarebbe arrestato una volta terminato il mio monologo, così questa volta fu il mio turno di aspettare fiduciosa in una sua risposta.

«Nel caso dovessi avere altri problemi non esitare a venire da noi.» Annuii per poi uscire di casa, lo stomaco ormai si era chiuso facendomi quasi venire la nausea al solo pensiero di ingerire qualcosa che fosse lontanamente vicino ad una colazione.
Arrivai a scuola trascinando i piedi e mi avvicinai al mio armadietto dove avrei dovuto recuperare i miei libri per le lezioni in programma.

«Sembri uno zombie, ho fatto colazione?» Mi voltai trovando il volto sorridente e sfacciato della mia dolce amica che mi porgeva un grosso caffè americano, declinai il suo regalo sentendo un stretta allo stomaco.

«Non mi sento tanto bene, scusami.» Mi sorride compassionevole per poi prendere un sorso della sua calda bevanda, si leccò le labbra per poi far schioccare la lingua rumorosamente contro il suo palato.

«Sembra che un elefante ti abbia calpestata tutta notte.» Ridacchiò, ma avrei voluto dirle quanto sarebbe stato di mia preferenza avere un grosso elefante intento a spappolarmi la faccia, sarebbe stato meno doloroso.

«Devo raccontarti delle cose Beth.» Mi posò una mano sulla spalla con sguardo consapevole.

«So della litigata con Jackson, proprio per questo io e Ed abbiamo organizzato una-» Non fece in tempo a terminare la frase che le porte della Brighton High School vennero spalancate bruscamente riversando nei corridoio un gruppo di poliziotti con a capo lo sceriffo, il cui nome ignorai.
Un vento gelido fece capolinea nei corridoi causando un abbassamento della temperatura circostante, piccole foglie gialle di adagiarono in prossimità della porta.
Ogni studente si girò in direzione dei nuovi arrivati con sguardi preoccupati, la situazione sembrava piuttosto critica e, per quanto fossi felice di questo avvenimento, essendo più che consapevole di cosa stesse succedendo, mi sentii addolorata per la mia amica, seppure fosse meglio così anche per lei.

«Cosa diavolo succede?» Sussurrò spaventata Beth appigliandosi alla manica della mia giacca.
Ricordo ancora il viso del poliziotto più giovane girarsi verso la mia direzione per poi annuire, significata abbiamo le prove, l'abbiamo in pugno.

A|N
Scusatemi se non ho pubblicato all'inizio della settimana ma mi faceva schifo l'abbozzo del capitolo, per cui sono stata costretta a riscriverlo da capo, spero sia migliore.

Secondo voi cosa sta succedendo alla Brighton High School?

Lasciatemi un commento come feedback e una piccola stellina!

Bacioni, Carolina

Emerald EyesDove le storie prendono vita. Scoprilo ora