Sixty-two.

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Cerco il cellulare nella borsetta e mi metto a cercare il numero di Andrea.

Dopo un paio di squilli, sento una voce assonnata dall'altro capo del telefono.

'Ora, come glielo spieghi?'

-Val? Sei tu?-

-S-si-

-Dimmi-

-Ho bisogno di te-

-Che succede?- il tono preoccupato mi fa scendere lacrime calde.

Il mio silenzio è carico di tante parole non dette.

-Sei sola?-

-Sì..-

-Dove sei?-

-N-non lo so-

-Cerca il nome della calle. Vengo a prenderti-

-Sono in campo San Barnaba- dico trattenendo i singhiozzi.

-Sei vicina. Arrivo-

Il rumore artificiale della telefonata chiusa mi fa abbassare la mano. Il buio della piccola piazzetta è ostacolato dalla luce del ristorante che si trova sull'angolo. Davanti alla piazzetta c'è un rio, e qualche piccolo scalino collega l'acqua alla terra. Mi siedo lì ad aspettare Andrea, abbracciandomi le ginocchia pensando a tutto ciò che è successo oggi, o meglio ieri, dato che mezzanotte ormai è passata. Risate alcoliche escono dal locale, mentre mi esamino il polso che Davide ha stretto. Un leggero livido si sta facendo largo sulla mia pelle e mi affretto a coprirlo. Non è il momento per analizzare. Devo mettere a posto i miei pensieri e i miei sentimenti, prima.

Passi frettolosi in corsa si avvicinano a me, io intanto continuo ad osservare la neve che ora cade in grossi fiocchi e ricopre tutto. Avevo ragione a pensare che Venezia sarebbe stata magnifica con la neve.

Il cellulare nella mia mano squilla continuamente, il nome di Davide mi lampeggia prepotente addosso, ma io lo ignoro, come lui ha fatto quando gli chiedevo di lasciarmi. Passo la mano sul livido e noto che si è fatto più scuro.

-Che roba è, quello?- esclama Andrea, ora dietro di me, nel cappotto grigio che indossava l'ultima volta che l'ho visto. Era solo ieri pomeriggio?

-Nulla-

-Non mi sembra- aggiunge dolce, facendomi alzare.

-Chi è stato?- continua.

-Nessuno-

-Fai vedere- dice prendendomi la mano e alzandomi la manica.

-Davide?-

Abbasso lo sguardo, che minaccia di tradirmi e lasciare andare qualche emozione di troppo.

Il telefono vibra di nuovo.

Kat.

-Ehi- rispondo.

-Val! Caz...- e butto giù. Era lui.

Andrea mi abbraccia e mi stringe, soffocando i miei singhiozzi su di lui, asciugando le mie lacrime, lasciandomi sfogare, accarezzandomi dolcemente i capelli.

-Mi vuoi dire cos'è successo?- domanda con una voce insolitamente dolce.

-Te ne vai- rispondo io invece, stringendolo a mia volta.

Il suo corpo si irrigidisce. E' rimasto interdetto, non si aspettava queste parole.

-Te ne vai?- ripeto a voce più alta e in tono più deciso.

-Sì, Val. Me ne vado-

-Perchè?-

-Perchè è meglio così-

-Per chi è meglio così?-

-Per me..per te..per tutti-

-Non puoi lasciarmi qui-

Andrea scoppia in una risata strana, che mi fa vibrare.

-Perchè?-. Ora è lui che domanda.

-Perchè..-

'Perchè Val? Perchè non può farlo? Ne ha tutto il diritto. Tu non sei nessuno per proibirglielo' sbotta la mia vocina.

-Perchè mi mancheresti..-

-Anche tu mi mancherai-

-Parli come se fossi già partito-

-Andiamo da me. Fa troppo freddo per rimanare fuori-

Mi avvolge la sua sciarpa attorno al collo, e quello strano aroma che ormai mi è tanto familiare mi riempie il cuore, svuotandomi dalla paura.



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