Non ti pago per flirtare con le modelle

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Mi diressi velocemente verso l'auto.
"Mi scusi dottore, la ragazza mi ha trattenuto..."
"Non ti pago per flirtare con le modelle, Nicholson." disse allora lui, con tono a dir poco glaciale.
"Flirtare? No, davvero, non ha capito. Non stavo flirtando." tentai di spiegarmi, dal momento che di quella Ludmilla mi importava meno di zero, e non mi andava che lei mandasse a puttane tutti i progressi che avevo fatto col mio capo.
"Nicholson, non me ne può fregar di meno del fatto che ci stessi provando con quella donna. Preferirei solo che queste tue doti da dongiovanni non fossero esercitate durante l'orario di lavoro, sono stato chiaro?"

Minchia, se questo non è essere chiaro, non immagino cosa lo sia...

"Ohh, andiamo! Ha visto come mi si stava buttando addosso?! Io non ho fatto nulla per incoraggiarla, lo sa meglio di me!"
"Ma non hai fatto neanche nulla per scoraggiarla, o mi sbaglio?" mi guardò fisso negli occhi, con aria di rimprovero. Tentai di spiegarmi perché si stesse comportando in tal modo, ma, ancora una volta, il suo comportamento risultava a dir poco enigmatico.
"Non è colpa mia se ho fascino, dottor Evans." dissi, ora scherzando, tentando di allentare la tensione che si era venuta a creare.
"Tu? Fascino?" ribatté, enormemente divertito, quasi avessi fatto l'uscita più ilare del secolo. "Ma fammi il piacere..." aggiunse infine.
"Beh, mi sembra che Ludmilla la pensasse diversamente..." lo fermai, guardandolo ora con aria di sfida. D'altronde, del suo giudizio mi importava ben poco.
"Chiudiamo questo discorso, per favore. Spera solo che le tue foto siano buone, perché altrimenti non mi farò scrupoli a licenziarti." disse con freddezza.

Che fine aveva fatto l'uomo simpatico con cui avevo parlato fino a pochi minuti prima? Perché d'un tratto era tornato ad essere freddo e distaccato? Si divertiva a fare lo stronzo?

"Forza Winston, torniamo in ufficio." disse, e così l'autista partì. Il viaggio verso l'azienda passò in religioso silenzio. D'altronde non avrei saputo cosa dire, e lui non sembrava tanto in vena di scherzare, o anche solo parlare, come era accaduto quel mattino. Era il mio capo, dovevo seguire le sue regole e non farlo alterare, anche se la verità era che odiavo stare in silenzio, era davvero una delle cose che più detestavo al mondo. Così, dopo un lungo viaggio che mi sembrò a dir poco interminabile, finalmente arrivammo in azienda. Evans scese dall'auto e, senza neanche aspettarmi, si diresse subito velocemente verso l'entrata, per poi entrare in ascensore senza di me. E, strano ma vero, non ne fui affatto sorpreso. Lo conoscevo da così poco, ma mi sembrava già di aver inquadrato certi aspetti del suo carattere in modo molto chiaro: sembrava una di quelle persone che quando sono infastidite da qualcosa non vogliono parlarne, non vogliono affrontare un litigio o anche solo un semplice confronto. Preferiscono invece scappare, chiudersi in se stesse. E sì, forse la mia era un'analisi troppo affrettata, ma era quella l'idea che mi ero fatto di lui.
Aspettai che l'ascensore tornasse a piano terra e, dopo circa cinque minuti, finalmente riuscii ad arrivare al sedicesimo piano. Mi diressi quindi immediatamente alla mia postazione.

"Hey, sei tornato! Allora, com'è andato lo shooting?" mi chiese Chris, non appena si accorse della mia presenza.
"Bene... credo." dissi, non riuscendo a mascherare le mie evidenti insicurezze.
"Non avrai combinato un altro dei tuoi casini?"
"No, no... almeno credo." risposi, facendo un mezzo sorriso. "Sta' tranquillo, è andato tutto bene."
"E allora cos'è quella faccia?" mi chiese, guardandomi con sguardo interrogativo e fin troppo preoccupato.
"Che faccia?" dissi, sorridendo, tentando di rassicurarlo.
"Sei... strano."
Indugiò per più di qualche istante sui miei occhi sfuggenti, che tentavano di mostrarsi sereni, fallendo miseramente.
"Credo sia solo un po' di stanchezza." dissi poi.
"Evans ci è andato giù pesante?" mi chiese allora.
Sorrisi. "Lo conosci meglio di me in fondo."
"Cos'è successo?" mi invitò a sfogarmi.
"Nulla..." risposi. "... credevo andasse tutto bene. Abbiamo avuto una conversazione interessante prima dello shooting, credevo davvero di aver conquistato la sua fiducia. Ero convinto che avremmo addirittura potuto essere amici, figurati. E poi... ho scattato delle foto pazzesche."
"Non capisco, allora qual è il problema?" mi chiese ancora, guardandomi con un'espressione confusa stampata in volto.
"La modella dello shooting ci ha provato con me, lui ha pensato che io stessi flirtando con lei e ha iniziato a dirmi che sono un dongiovanni, che non dovrei fare queste cose sul posto di lavoro..."
"E tu ci stavi provando?" mi interruppe
"No! Ma certo che no! Era anche una bella donna, devo dire la verità, ma io non le ho detto nulla. È stata lei a venire da me e ha iniziato a parlarmi. Io non ho aperto bocca, ma Evans ha visto solo ciò che voleva vedere."
"Strano." disse lui.
"Cosa?"
"Evans non mi è mai sembrato il tipo a cui non vanno a genio relazioni tra colleghi o cose simili..."
"Ah sì?" chiesi, non nascondendo un evidente interesse per le sue parole. Non avevo ancora ben chiaro il perché, ma tentare di comprendere il carattere del dottor Evans si stava rivelando per me sempre più coinvolgente e interessante.

Sarà la mia innata natura da ficcanaso...

"È una delle poche cose che apprezzo di lui." continuò lui, ridendo leggermente.
"Forse l'ha usato solo come pretesto per licenziarmi." diedi voce a quel pensiero che dallo shooting continuava a ronzarmi in testa.
"Ha intenzione di licenziarti?" mi chiese allora lui, sorpreso.
"No... non credo. Dipende tutto dalle foto in fondo. Ma quando ho provato a spiegargli che non ci stavo provando con quella donna, mi ha detto di chiudere il discorso e ha accennato a un mio possibile licenziamento."
"Cazzo..."
"Già." constatai. Poi infilai la pennetta USB nel mio comuputer, aprii le foto appena scattate e voltai lo schermo nella sua direzione per mostrargliele.
"Allora, che te ne pare?" gli chiesi, pieno di ansia e curiosità. Avevo bisogno di un giudizio sincero, e Chris non mi sembrava uno con molti peli sulla lingua. Lo vidi spalancare gli occhi, come sorpreso: di certo non si aspettava nulla del genere da uno come me.
"Ma... sono... meravigliose." disse, mentre col mouse era intento ad andare avanti per guardarle tutte.
"Sì, modestamente sono molto bravo nel mio lavoro." milantai le mie doti com'ero solito fare. D'altronde, sapersi vendere è la virtù di chi poi ottiene il successo.
"Sono davvero fantastiche." ribadì, passando ancora allo scatto successivo.
"Credo siano le foto più belle che abbia mai fatto." dissi, osservando anch'io lo schermo assieme a lui. "E con l'editing poi... saranno davvero pazzesche!"
"Migliori di così? Possibile?" mi chiese, voltandosi verso di me.
Annuii. "E comunque smettila con questi complimenti, potrei seriamente montarmi la testa." dissi ridendo, passandogli una mano in testa, per scompigliargli la chioma.
"Hey! Non hai idea di quanto lavoro ci voglia per avere questi capelli!" disse lui, scostandomi subito il braccio, infastidito. "Dopo questo sei ufficialmente entrato nella mia lista nera e le tue foto sono diventate mediocri!" esclamò, mettendomi il broncio.
"E dai! Non fare così!" lo presi in giro, ridendo.

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