Vorrei odiarlo. Vorrei.

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Dopo una ventina di minuti, vidi un'auto fermarsi di fronte a me.
"Jack! Dio mio, che cosa fai qui?!" urlò Chris, uscendo dall'auto. Alla guida c'era, ovviamente, Oliver.
Mi strinse tra le sue braccia.
"Cosa c'è? Avete litigato?"
"P-poi te lo spiego." risposi, ancora singhiozzando.
"D'accordo. Vieni in macchina adesso, devi aver preso freddo."
Lo seguii, entrai in auto e dopo pochi istanti Oliver partì. La vista annebbiata dalle lacrime mi faceva intravedere a mala pena i fasci di luce dei lampioni, le case che scorrevano, la vite che correvano. Coppie innamorate, bambini che giocavano, amici che brindavano. La vita che sembrava così dannatamente semplice, per tutti tranne che per me.

"Che cos'ha fatto?" chiese Oliver, interrompendo quel silenzio.
"Amore, ti prego, lascialo stare..."
"So perfettamente che non doveva andare lì per questioni di lavoro." disse, contestando la patetica scusa con cui ci eravamo fatti dare l'indirizzo di Evans.
"Un momento... tu lo sapevi?" gli chiese Chris.
"Cosa?"
"Sapevi che Evans fosse gay?"
"Certo che lo sapevo. Siamo amici da una vita. Quando ho capito ciò che provavo per te mi sono confidato con lui fin da subito, perché pensavo che nessuno avrebbe potuto capirmi meglio di lui."
"E perché non me l'hai detto?"
"Non vuole che si sappia in giro. Secondo te perché fa finta di uscire con quella modella?"
Chris lo guardò, sconvolto.
"Ragazzi, per favore..." li interruppi. L'ultima cosa di cui avevo bisogno era una litigata.
"Quindi lui è un altro di quelli come voi che non vogliono che si sappia? Che si vergognano di essere così come sono?"
"Voi?! Hai detto sul serio <<voi>>?! Ti sei forse scordato di ciò che ho fatto per te?"
"Ragazzi, vi prego..." cercai di interromperli.
"Hai fatto solo quello che avresti dovuto fare tempo fa! Lui adesso sta soffrendo allo stesso modo in cui io ho sofferto per te!" disse, indicandomi.
"Non è per questo, Chris..." lo interuppi.
"Beh, non è di certo colpa mia!" rispose Oliver, infuriato.
"Fatemi scendere." dissi allora, esasperato, venendo ancora una volta brutalmente ignorato.
"Sto solo dicendo che la nostra storia non gli ha insegnato nulla!" urlò Chris.
"E di questo non ne sono responsabile io!" ribatté Oliver.
"Al diavolo!" urlai e aprii la portiera mentre l'auto era ancora in corsa, dal momento che sembravano ignorarmi completamente ed ero stufo delle loro urla. Mi gettai fuori.
"Jack!" urlarono all'unisono, poi si fermarono poco più avanti. Chris scese nuovamente dall'auto e corse nella mia direzione.
"Ma sei impazzito?! Vuoi per caso ammazzarti?!" disse, accasciandosi su di me per controllare stessi bene. Lo spinsi via e mi alzai velocemente.
"Torno a piedi, non preoccuparti." dissi, facendo per andarmene via.
"Sei fuori di testa?!" urlò, venendomi ancora incontro.
"Chris, l'ultima cosa di cui ho bisogno in questo momento è sentirvi litigare."
Me ne andai, e questa volta Chris non tentò affatto di seguirmi. Mi aggrappai a tutta la mia forza di volontà per tornare direttamente a casa senza fare una sosta in un bar qualunque.
Tornato, mi gettai sul divano ancora vestito e iniziai nuovamente a piangere. Non so in che modo quella notte riuscii a prendere sonno, anche se mi svegliai almeno quattro volte a causa di continui incubi. Vedevo lui, dalla sua finestra, insieme a quell'uomo. Facevano l'amore, sembravano felici. Poi a un certo punto lui notava la mia presenza, veniva nella mia direzione, sempre a torso nudo, e mi guardava. Poggiava la mano sulla finestra, come per cercare il calore della mia. E allora io poggiavo il palmo sul vetro, per farlo combaciare perfettamente col suo. E poi mi guardava negli occhi e iniziava a ridere. Ma non come se fosse felice di vedermi. No. Lui rideva di me. Rideva di quanto fossi stato stupido. Di quanto, come sempre, non avessi capito nulla.
E poi il bacio.
Come potrei odiarti?

Beh, io ti odio. Ti odio più di chiunque altro. O almeno vorrei. Vorrei odiarti. Vorrei. Ma poi ti guardo e tutto si fa così confuso e così chiaro allo stesso tempo.

La mattina seguente mi svegliai completamente scombussolato. Non ero abituato al silenzio di quella casa vuota, né tantomeno alle luci tutte spente, dal momento che Ivy aveva paura del buio e lasciava sempre la sua abat-jour e la lampada del soggiorno accese.
Mi avviai in bagno. I miei occhi gonfi e rossi lasciavano capire perfettamente quanto avessi pianto la notte appena trascorsa. I miei capelli arruffati avevano decisamente bisogno di uno shampoo, ma la verità era che mi ero svegliato insolitamente tardi e avevo a malapena il tempo di fare colazione, per poi buttarmi velocemente in strada.
Decisi che la cosa migliore sarebbe stata far finta di nulla. Dimenticare questa storia. Dimenticare lui. Anche se avrei dovuto vederlo ogni giorno della mia vita, sapevo di potercela fare.
Odiarlo non sarebbe stato così complicato, in fondo, dopo ciò che avevo visto la sera precedente.

Just be with meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora