"Ce l'hai ancora con lui?"
"Io... io non lo so." dissi, non nascondendo una certa esitazione.
"Spero davvero ci sarai domani al processo. Vederti lì gli darebbe tanta forza."
"Non so se me la sento..." risposi.
"Non sei obbligato, ovviamente. Fa' ciò che ritieni più giusto."
Sorrisi leggermente, rassicurato da quelle parole.
"Ti ringrazio davvero Micheal, per tutto ciò che stai facendo. Senza di te ora Luke sarebbe abbandonato al suo destino in quella cella."
"Non mi devi ringraziare di nulla. Lo faccio con piacere, davvero." mi interruppe immediatamente.
"E scusami ancora se ti ho disturbato durante l'orario di lavoro."
"No, figurati! Anzi, saresti potuto venire anche di persona di sopra, invece di chiamarmi..."
"Non sono in azienda. Ieri sera ho avuto un... un imprevisto, chiamiamolo così."
"Credo di aver capito." disse lui, comprendendomi.
"Ma tornerò oggi pomeriggio."
"D'accordo."
"Allora buona lavoro, Micheal.
"Anche a te." disse, chiudendo la chiamata.
Così il pomeriggio tornai in ufficio.
Io e Chris ci ignorammo per tutta la giornata, dal momento che lui era ancora ferito dopo il mio atteggiamento del giorno precedente, e dal canto mio il solo pensiero di dovergli spiegare tutto mi faceva formare un groppo in gola.
Saprà tutto più in là, quando la situazione si sarà calmata e non rischierò di mandarlo a fanculo come se nulla fosse.
Inutile dire che un altro confronto, uno che temevo molto di più, avvenne quella sera, non appena varcai la soglia di casa.
"Devi smetterla di comportarti come un bambino! Io non posso dovermi preoccupare anche di te, d'accordo?! Lo capisco che stai soffrendo, ma pensa anche al dolore che provochi a tutte le persone che ti sono a fianco! Cazzo Jack, non lo capisci?!"
"Hai finito?" chiesi, dopo il suo lungo monologo interminabile, che in confronto le prediche di mia madre erano delle tenere ninne nanne.
"Ti farei una faccia di schiaffi, guarda! L'unica cosa che dovresti fare ora è scusarti! Hai bevuto ieri sera, non è vero?!"
"Anche se fosse?" ribattei.
"Anche se fosse? Ma ti senti?! Hai dimenticato ciò che hai promesso a Lorenzo?"
"Ivy, se devi continuare così tutta la sera, è meglio che stia fuori anche oggi." dissi, facendo per voltarmi verso la porta.
"Non ti permettere, brutto idiota!" urlò, stringendomi tra le sue braccia, impedendomi di uscire.
Uhm... bipolarismo?
"Non farlo mai più." disse, con un filo di voce, al mio orecchio. "O per lo meno avverti, che cazzo! Credevo ti fosse successo qualcosa di brutto!"
"Ma sono vivo e vegeto, come puoi vedere..."
Quella sera mi misi a letto presto. Anche se ero stato in ufficio solo mezza giornata, mi sentivo stanco come dopo un'intera settimana di lavoro.
Saranno ancora i postumi della sbornia, pensai.
La mattina seguente avvertii Carter che non mi sarei presentato a lavoro e, dopo essermi subito la sua ramanzina di almeno dieci minuti, finalmente fui libero. Era un giorno troppo importante per Luke e, per quanto avessimo litigato, sapevo non avrei mai potuto lasciarlo solo in quell'aula di tribunale.
Arrivai leggermente in ritardo, quando l'udienza era già iniziata, ma solo da pochi minuti. Entrai nella sala e lo vidi lì, di spalle. Al suo fianco c'erano Elizabeth e Micheal. Mi sedetti tra la gente, tentando di non dare nell'occhio, mentre il giudice stava già esponendo il caso:
"Luke Evans, indagato per omicidio volontario nei confronti del trentaduenne Ian Gallagher. Prego, si accomodi qui." disse, invitandolo a raggiungere il microfono, in modo tale che tutti potessero sentire con chiarezza le sue parole.
Luke si alzò e raggiunse il microfono, proprio come gli era stato chiesto. Non mi notò subito tra la folla, nonostante il mio sguardo lo stesse assillando, probabilmente come quello di tutti lì dentro. Giornalisti intanto erano impegnati a fotografarlo da ogni angolazione.
Quando il suo sguardo incrociò il mio, lo vidi sorridere leggermente, in modo davvero impercettibile, eppure lo capii. Avevo imparato a leggere il suo linguaggio del corpo, e il suo dannato sorriso, il sorriso che tanto avevo bramato quei pochi momenti che avevamo passato insieme, non era svanito. Era ancora lì. E non era un sorriso qualunque, era il mio sorriso.
"Giura di dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità?" gli fu chiesto.
"Lo giuro." rispose fermamente, con tono deciso. Ed ero sicuro l'avrebbe fatto. Quando si metteva in testa una cosa, fargli cambiare idea era davvero complicato.
"Può dirci dove si trovava lo scorso 3 dicembre?"
"A Berna." rispose.
"Città dove risiedeva Ian Gallagher, corretto?"
"Corretto, signor giudice."
"E mi dica... aveva prenotato una camera per il suo soggiorno in città, non è vero?"
"Sì, è vero." non negò nulla.
"Ma da quanto ci è stato riferito, lei non è mai tornato nella camera dell'hotel durante la notte tra il 3 e il 4 dicembre."
Esitò un istante, rivolgendo il suo sguardo verso di me. I suoi occhi erano già lucidi, la sua voce si affievolì.
"È vero, quella notte non sono tornato in hotel." disse.
"Bene, bene. Mi dica un'altra cosa adesso. Che rapporti legavano lei e il signor Gallagher?"
"È stato uno dei miei dipendenti, fino al 2017."
"Lavorava come fotografo per la Ferreri, certo... e mi dica, come mai ha deciso di licenziarsi? Un posto del genere dev'essere molto ambito..." constatò.
"Ha sempre detto di averlo fatto per motivi familiari." disse lui, con tono incerto.
"Mhh... motivi familiari. E sentiamo, lei è al corrente della patologia da cui era affetto il signor Gallagher?"
"Io... uhm... sì." rispose con tono esitante.
Era chiaro come non stesse mentendo, ma era come se si sentisse più sicuro nel non rivelare dettagli più specifici, anche se sapeva perfettamente che, in un modo o nell'altro, tutto sarebbe venuto a galla.
"E come faceva a saperlo? In azienda non lo sapeva nessuno. Diversi inquirenti affermano che nessuno era a conoscenza dei suoi problemi."
"È vero, ero l'unico a saperlo." rispose allora.
"E come mai aveva deciso di confidarsi con lei, dottor Evans?"
"Io... io e Ian avevamo un rapporto piuttosto... intimo."
"Definisca <<rapporto intimo>>."
"Noi... uhm... noi non..."
"Vada avanti."
"Non eravamo semplici colleghi, e... uhm... neanche semplici amici..."
"Non ci giri intorno, per favore. Dica come stanno le cose chiaro e tondo." disse, ora con tono più severo.
"Abbiamo avuto una relazione piuttosto importante. Siamo stati insieme quasi un anno." confessò allora, generando lo stupore dell'intera aula. Si guardò insistentemente i piedi, con vergogna, come sentendosi sporco per il solo fatto di aver amato.
"E come mai è finita?" chiese il giudice, invitando i presenti a fare silenzio.
"A causa del suo disturbo, Ian mi aveva tradito diverse volte. E io non riuscivo più a fidarmi di lui."
Rivolse immediatamente lo sguardo su di me, cercando forse rabbia, forse sorpesa. Ma non trovò nessuno dei due, dal momento che ero già perfettamente al corrente di tutto, dopo la nottata passata sul suo diario.
"È a causa della vostra rottura che lui ha abbandonato la Ferreri?"
"Sì." rispose, come non trovando più alcuna motivazione per negare l'evidenza.
"Bene, ora torniamo al 3 dicembre. Mi dica, è vero che lei si è presentato a casa del signor Gallagher quel pomeriggio?"
"Sì, è vero."
"Come mai?"
"Il giorno precedente sua sorella mi aveva chiamato, mi aveva raccontato di come le sue condizioni di salute fossero peggiorate, e aveva detto che Ian aveva chiesto di me."
"Quindi ha deciso di raggiungerlo?"
"Sì, ma ciò che mi sono trovato davanti era completamente diverso da ciò che sua sorella mi aveva descritto." disse, voltandosi verso una donna seduta dall'altro lato della sala, probabilmente proprio la sorella di Gallagher.
"Obiezione, vostro onore!" urlò immediatamente l'avvocato della donna.
"Respinta." disse lui. "Continui, dottor Evans." aggiunse poi.
"Maggie, la sorella di Ian, mi aveva detto che suo fratello era in fin di vita, che le sue condizioni mentali erano peggiorate e che aveva un tumore. Ma quando sono arrivato a casa sua, ho trovato un uomo del tutto normale, cioè, insomma... uguale ad anni prima. Perfettamente identico a quando ci eravamo lasciati."
"Suppongo lei abbia chiesto spiegazioni a sua sorella, a quel punto."
"Sì, ho chiesto di parlarle in disparte. Mi aveva detto che si era inventata la scusa del tumore per farmi venire da Ian, che non aveva mai superato davvero la nostra rottura, che mi sognava tutte le notti e che allora lei aveva pensato di fare qualcosa per farci tornare insieme."
"E lei cos'ha fatto?"
"Ovviamente sono andato su tutte le furie! Mi aveva fatto lasciare tutti i miei affari a Milano solo per i suoi stupidi capricci! Le ho detto che me ne sarei andato immediatamente, ma poi lei ha detto che le condizioni mentali di Ian erano peggiorate sul serio, che voleva solo lo facessi stare un po' meglio, almeno per qualche ora. Così, trovandomi lì, ho deciso di restare solo per un po'."
"E allora perché ha passato la notte in quella casa?" gli chiese poi.
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Just be with me
RomanceSpin-off di "My professor" e "I still love you" La storia continua da dove si era interrotta, ma i fatti da questo momento in poi vengono narrati dal punto di vista di Jack, il quale si innamorerà presto di chi non avrebbe mai immaginato. __________...
