"Adesso è meglio se vai a casa. Ieri sera avevi anche la febbre."
"Cosa? No, assolutamente no. Mi sento bene, posso lavorare."
"Ne sei sicuro?" mi chiese, guardandomi con sguardo preoccupato, di cui francamente fui stupito, e non poco.
"Certo." dissi, titubante, non comprendendo il motivo del suo atteggiamento. Lo vidi poi gettare un attimo uno sguardo al suo orologio.
"D'accordo, allora... a momenti arriverà Walker, forse è meglio se non ti fai trovare qui."
Appena pronunciò quel nome, mi tornò in mente il discorso che avevamo in sospeso.
"A proposito..." dissi, cercando le parole giuste. "Per caso ieri sera abbiamo parlato di...?"
"No." non mi diede il tempo di finire. "Affronteremo la questione quando starai meglio." aggiunse poi, intuendo a cosa mi riferissi.
"Oh... ok... bene. Allora la ringrazio per avermi fatto stare qui stanotte." gli dissi, accennando un sorriso. Poi uscii dal suo ufficio e mi diressi verso la mia scrivania, dove Chris era già a lavoro.
"Hey... hai un aspetto orribile." disse, scostando a malapena lo sguardo dal pc. Era di sicuro molto impegnato. "Hai fatto le ore piccole?"
"In un certo senso." risposi, toccandomi la testa. Avevo una gran bella emicrania post-sbornia.
"Hai conosciuto qualcuno di interessante ieri sera?" mi chiese poi, guardandomi con sguardo malizioso. Del sano gossip sembrava l'unica cosa capace di farlo staccare dal suo computer al momento.
"È meglio se non parliamo di ieri sera." dissi, tagliando il discorso, non nascondendo un certo nervosismo.
"D'accordo, fatti una camomilla però."
"Scusa, sono solo nervoso."
"L'ho notato. Sei sicuro di non volermi dire cos'è successo?" mi chiese allora.
"Ti ringrazio Chris, ma è meglio di no."
"D'accordo, non insisto." disse, alzando le mani al cielo in segno di resa e tornando al suo lavoro.
Dopo pochi istanti, vidi Ivy uscire dall'ascensore. Mi nascosi dietro lo schermo del computer, facendo finta di nulla. Ma, ovviamente, lei mi vide e mi venne incontro.
"Dio santo, Jack! Che fine hai fatto ieri sera? Dove hai dormito?!" chiese, quasi urlando.
"Non urlare!" esclamai, alzandomi e andandole incontro, invitandola a non fare sceneggiate davanti a tutti i nostri colleghi. Con la coda dell'occhio vidi Evans uscire dal suo ufficio proprio in quell'istante.
"Cosa c'è, Lorenzo non ti ha detto nulla?" le chiesi, sorpreso.
"No. E francamente non mi importa di cosa sia successo fra voi due, ma cazzo, non puoi dormire fuori casa senza avvisare! Sono stata in ansia tutta la notte!"
"Mi dispiace, ma o me ne andavo io o se ne andava lui. E non sono così stronzo da lasciare mio fratello per strada tutta la notte con il freddo di Milano."
"Dove sei stato?"
"Ho dormito qui." risposi, abbassando il tono della voce, dal momento che non volevo di certo che i nostri colleghi lo venissero a sapere.
"Da solo?"
"C-certo." esitai. "Con chi altro, sennò?"
"E con Bob? Come hai fatto a entrare? Ho visto il tuo badge sulla scrivania stamattina. Ti ho detto mille volte di portarlo sempre con te..."
"Me la sono cavata. Ora per favore, torna all'ultimo piano. Credo che il terzo grado sia già durato abbastanza." dissi, facendo per tornare a sedermi.
"Aspetta." mi fermò, trattenendomi per l'avambraccio.
"Cos'altro c'è?"
Girò il volto, guardando verso l'ascensore che improvvisamente si aprì, mostrando l'ultima persona al mondo che avrei mai voluto vedere in quel momento.
"Perché diamine l'hai portato qui?"
Questa volta non riuscii a contenere le urla, e tutto l'ufficio si voltò nella nostra direzione.
"Dovete parlare." rispose lei. In pochi secondi Lorenzo arrivò di fronte a me.
"Credevo di essere stato chiaro ieri sera." gli dissi immediatamente, con tono duro. Non riuscivo neanche a guardarlo negli occhi.
"Sto tornando a Roma. Volevo solo scusarmi ancora..."
"Credi davvero che le tue stupide scuse possano servire a qualcosa?" lo interruppi, urlando, infuriato come non mai. Non appena incontrai il suo volto, i miei occhi si riempirono di lacrime. Più lo guardavo, più immaginavo lui e Sophie insieme. Ed era come una pugnalata al petto. Una fitta che mai, in quel momento, avrei creduto si sarebbe placata.
"Per favore, va' via. Non riesco neanche a guardarti in faccia."
Cercavo di ferirlo. Volevo ferirlo. Volevo che provasse tutto il dolore che provavo io. Perché lui, tornato a casa, avrebbe abbracciato quella che era stata la donna della mia vita. L'avrebbe baciata, l'avrebbe portata a letto. Dio mio, come potevo anche solo pensare di superare una cosa del genere?!
Lui mi toccò il braccio.
"So che forse non dovrei dirtelo..." disse, esitando.
"Cosa?! Oh mio Dio, c'è dell'altro?!"
"C'è... c'è un motivo se ho deciso di dirtelo."
"Ah certo, e io stupido che pensavo fosse perché avessi una coscienza! Ma certo, cosa potevo mai aspettarmi da uno com-"
"Ci sposiamo." mi interruppe, come non essendo più in grado di schivare le mie pugnalate. Ancora una volta, non potei far altro che rimanere di stucco.
"Vattene." dissi con tono fermo, stavolta guardandolo fisso negli occhi con tutta la rabbia che sentivo crescere sempre di più dentro me.
"Ti prego, Jack. Almeno promettimi che mi capirai, che mi perdonerai. Come faccio ad andarmene così?"
Mi trattenne nuovamente per il braccio.
"Ti ho detto vattene, cazzo!" sbraitai, liberandomi dalla sua presa. Ma ancora una volta lui restò fermo sul suo posto. E allora sentii un rumore di passi accelerati provenire alle nostre spalle.
"Le ha detto di andarsene." disse Evans, cercando di mantenere la calma, anche se sembrava visibilmente scosso.
"E chi è ora lui?" mi chiese Lorenzo.
"Sono il suo capo, e vorrei evitare queste sceneggiate nel mio ufficio. Nicholson è un mio dipendente e le ha chiesto di andarsene. Non ha nessun diritto di stare qui, quindi per favore vada via. Credo sappia già dov'è l'uscita." disse, indicando l'ascensore. Ma ancora una volta Lorenzo non si mosse di un millimetro. Tentai di asciugarmi le lacrime.
"Fa' come ti ha detto." dissi, con quell'ultimo filo di voce che mi era rimasto.
"Ti chiamo più tardi." rispose, arrendendosi a malavoglia davanti alle parole di Evans.
"Non risponderò." ribattei, prima di tornare al mio posto. Ma non feci in tempo a sedermi che Evans mi chiamò nuovamente.
"Nicholson."
"Mi scusi davvero dottore. Non volevo accadesse tutto ciò.."
"Nel mio ufficio. Adesso." disse, avviandosi.
Perfetto! Non bastava tutta questa sceneggiata... adesso devo anche sorbirmi la ramanzina del mio capo!
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Just be with me
RomanceSpin-off di "My professor" e "I still love you" La storia continua da dove si era interrotta, ma i fatti da questo momento in poi vengono narrati dal punto di vista di Jack, il quale si innamorerà presto di chi non avrebbe mai immaginato. __________...
