Voglio sentirtelo dire, cazzo!

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"È... o meglio era..." disse, esitando un istante, visibilmente scosso dalle sue stesse parole. "...un ex dipendente della Ferreri. Un fotografo, proprio come te."
A quelle parole, non riuscii a capirne subito il motivo, mi si frantumò il cuore in mille pezzi.

Cos'è il suo? Una sorta di... di schema?! Mi ama sul serio o ha visto in me solo un sostituto, un rimpiazzo? Ha visto in me ciò che vedeva in lui? Io sono solo un oggetto, un qualcosa di bello, che ha usato perché gli ricordassi la loro storia?! Il capo e il suo dipendente... tutto si ripete... ma certo!

"Avevate una storia, non è vero?" gli chiesi, ormai con le lacrime agli occhi a causa di tutti i pensieri che stavano affollando la mia mente. Rimase in silenzio per un po', come non sapendo come rispondere, come giustificarsi.
"C-cosa? Ma... c-chi te l'ha detto?" mi chiese dopo qualche istante.
"Chris mi ha detto che eravate amici intimi, poi la I sul tuo collo... ho solo fatto due più due." dissi, facendo un sorriso colmo di disprezzo, poi, dopo qualche istante di silenzio, continuai:
"Quindi è vero. Mi hai detto che saresti andato a Parigi ma in realtà sei andato a Berna dal tuo ex..."
"So cosa stai pensando, ma non è assolutamente come credi, te lo giuro." mi interruppe immediatamente.
"E com'è allora?!" gli chiesi, quasi urlando. Una lacrima rigò il mio viso e una guardia, notandoci, ci chiese se fosse tutto a posto. Mi asciugai il volto.
"Mi scusi, mi sono solo innervosito." la rassicurai.
"Avete solo qualche altro minuto." ci disse allora, per poi allontanarsi.

"Jack, non devi neanche minimamente pensare a-" si interruppe, come se avesse improvvisamente ricordato qualcosa.
"A cosa?! Come puoi pretendere che io non ci pensi?!"
"D'accordo, ti dirò tutto... tutta la verità-"
"Ci sei stato a letto?" lo interruppi.
"Non... non è importante ora..."
"Non è importante?! Ma ti senti?! Per me è importante eccome, cazzo!"
Anche i suoi occhi erano ora diventati lucidi.
"Jack, ti giuro che..."
"Rispondimi." lo interruppi, freddamente.
"Dico sul serio, io non-"
"Voglio sentirtelo dire, cazzo! Dillo!"
"E va bene, sì, è vero." disse, con un filo di voce, non sapendo più come mentire. Fu come sentirsi sferrare una pugnalata nello stomaco. E poi il dolore lasciò il posto alla realizzazione, alla rabbia, alla furia più atroce.
"Quindi mi hai fatto tutta la morale per aver tradito Ivy, perché tu eri un uomo onesto che non farebbe mai queste cose, e poi cosa?! Alla prima occasione fuggi via per tornare dal tuo ex! Il giorno dopo che ci siamo messi insieme, tra l'altro! Ex che, tra le altre cose, avevi lasciato proprio perché ti aveva tradito?!" mi alzai in piedi, non riuscendo più a sostenere quel discorso.
Feci per andare, ma lui si alzò e mi venne incontro, tentando di fermarmi. Riuscì a trattenermi per il braccio.

"Lascia solo che mi spieghi, Jack, ti prego, non è come pensi! Tu mi avevi chiamato, mi avevi detto quelle cose per colpa di Walker e io-"
Fu interrotto da una guardia che lo immobilizzò immediatamente, tentando, assieme a un'altra, di portarlo via. E così mi incamminai verso l'uscita, mentre lui continuava a gridare, a chiamarmi, a chiedermi di ascoltarlo.
Ma ormai non riuscivo più a credere neanche a una sua parola. In lacrime, incontrai Micheal ed Elizabeth fuori dall'aul:
"Jack... cos'è successo?" mi chiese Micheal immediatamente, mentre io stavo camminando a passo svelto verso l'uscita.
"Non mi importa più un cazzo di lui. Vedetevela voi, o lasciatelo marcire in carcere." dissi con disprezzo, andandomene via. E non lo dissi perché lo pensavo davvero. No, ero solo ferito. Ferito dalle sue parole, dalle sue menzogne. E non riuscivo a credere fosse stato in grado di farmi una cosa del genere, non dopo tutte le confidenze che gli avevo fatto, dopo tutto ciò che sapeva avevo subito in passato. Non poteva essersi comportato davvero così. Mi aveva spezzato il cuore, e ora avrei tanto voluto soffrisse nel modo in cui stavo soffrendo io.
E così tornai in ufficio, furioso come non mai.

"Allora? L'hai visto? Ci hai parlato? Perché stai piangendo?" mi chiese Chris, vedendomi uscire dall'ascensore.
"È tutta la mattinata che aspetto tue notizie." aggiunse poi, di fronte alla mia impassibilità.
"Non voglio più sentir parlare di lui, ti prego." dissi freddamente.
"Cosa?! Cos'è successo?" mi chiese, confuso e a tratti spaventato dalle mie parole.

"Nicholson, finalmente si è fatto vivo." sentii una voce alle mie spalle, mentre stavo per sedermi alla mia scrivania.
"Mhh?" dissi, voltandomi.
Un uomo sulla cinquantina, pelato e con gli occhi chiari, con una leggera barba brizzolata, mi squadrò da testa a piedi con sguardo duro.
"Sa che ore sono?"
"Mi scusi, con chi ho il piacere di-"
"Dottor Carter, sostituto di Evans e vostro nuovo capo fino a nuove disposizioni." mi interruppe.
"Oh..." mormorai, sorpreso. Micheal era stato molto veloce a rimpiazzarlo.
"Piacere, Jack Nicholson." dissi, allungandogli la mano, che però restò appesa a mezz'aria.
"So perfettamente chi è. Che fine aveva fatto?!"
"Ero col dottor Ferreri, per una questione di... lavoro. Può chiedere a lui stesso se non mi crede."
"Ah. E così te la fai con i piani alti?" disse, alzando un sopracciglio, scettico.
"Come le ho appena detto, se non mi crede può chiederlo a Ferreri in persona. Ma io non lo scomoderei per così poco, fossi in lei. Sa, non ama chi gli fa perdere tempo."
"E va bene, torna a lavoro. La prossima volta però avvisa, chiaro?" disse, ancora con tono duro.
"Buon lavoro, dottor Carter." lo congedai, irritato dalla sua voce.

"Jack, mi dici cosa sta succedendo?!" mi chiese Chris, una volta che Carter ci ebbe lasciati soli.
"Non succede nulla, cazzo! Pensa a lavorare."
"Sono preoccupato per te."
"Non devi! E neanche io dovrei esserlo per quello stronzo!"
"Ma... come puoi dire una cosa simile?" mi chiese, guardandomi preoccupato.
"Credevo fosse una persona diversa da tutti gli altri, e invece..."
"Invece?"
"Invece non ha fatto altro che mentirmi per tutto questo tempo. Ti prego Chris, vorrei solamente non pensare a lui in questo momento. Chiedo troppo?! Non vedi in che condizioni mi ha già ridotto quel bastardo?!" dissi, alzando il tono di voce.
"D'accordo, calmati. Volevo solo aiutarti..."
"Bel modo del cazzo di aiutarmi." risposi, alzandomi velocemente e avviandomi verso il bagno.
Mi ci chiusi dentro, non volendo che tutto l'ufficio mi vedesse piangere come un bambino.

Just be with meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora