Non ero geloso

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Gli andai dietro. Poi, arrivati davanti la porta del suo ufficio, mi fece entrare e chiuse la porta dietro di noi. Non gli diedi neanche il tempo di arrivare alla sua scrivania che iniziai a parlare in quarta.
"Non so davvero come scusarmi. Sono davvero mortificato, dottore. Mio fratello non sarebbe dovuto venire e non avrei dovuto alzare la voce qui davanti a tutti e-"
"Sta' tranquillo. Non ti ho fatto venire per questo." mi interruppe.

Aspetta... cosa?

Ci fu qualche attimo di silenzio imbarazzante, in cui tentai di asciugarmi il volto.
"Stai bene?" mi chiese, guardandomi con occhi comprensivi.
"Sì. La ringrazio per averlo mandato via." risposi.
"Per quanto non andiamo sempre d'accordo, sei comunque un mio dipendente. E nessuno può permettersi di entrare qui e fare... insomma... farti del male in quel modo." disse, sempre guardandomi fisso negli occhi.
"Se non ci avesse fermati sarei stato in grado di saltargli addosso. E a quel punto avrebbe avuto la scusa perfetta per mandarmi via. Forse non le è convenuto aiutarmi, non crede?" dissi, tentando di sdrammatizzare, ridendo leggermente.
"Smettila con queste battute, idiota." rispose con tono freddo, molto più serio di quanto mi aspettassi.
"Mi scusi, stavo solo scherzando..." risposi, a tratti confuso dal suo atteggiamento.
"No, Nicholson. So perfettamente che non stavi scherzando."
"Andiamo... lo faccio sempre. È il nostro modo di comunicare, pensavo si fosse capito e... insomma... che non le desse fastidio."
"Il punto è che tu non scherzi. Mi hai fatto capire chiaramente più volte quanto tu mi consideri un mostro e pensi ti voglia mandare via da qui ad ogni costo. E per quanto a te la cosa possa sembrare divertente, beh... non lo è per niente. Io tengo molto a te..." esitò un istante.

Uhm... lui tiene molto... a me?!

"...tengo molto a tutti voi qui dentro, anche se non ve lo dimostro così spesso." si corresse immediatamente. "Anche l'altra sera a quella cena la tua descrizione mi è sembrata molto chiara." aggiunse poi.
"Stavo scherzando! Glielo giuro dottore, non penso assolutamente quelle cose di lei!"
"Allora dimmi cosa pensi, Jack."
"C-cosa?" chiesi, alzando le sopracciglia istintivamente, sorpreso dal fatto che mi avesse chiamato per nome.
"Dimmi cosa pensi di me." ripetè fermamente.
Riflettei un istante, non riuscendo a capire dove volesse andare a parare. Poi, dopo pochi istanti, finalmente aprii bocca: "Penso lei sia un brav'uomo, un gran lavoratore, che è solo molto esigente e pretende il massimo dai propri dipendenti, e per questo a volte può risultare un po'..."
"Stronzo." completò la mia frase.
"No! Non volevo assolutamente dire questo!" lo fermai immediatamente.
"Ma certo che volevi dire questo! Senti, smettiamola con questa storia. Volevo solo assicurarmi tu stessi bene, ma la cosa ti sorprende così tanto perché non fai altro che pensare a me come una persona vile!"
"Presuntoso da parte sua credere che io pensi a lei." ribattei allora, con tono sarcastico, per tentare di allentare la tensione, rendendomi però immediatamente conto di quanto sembrassi solo un completo idiota
"La smetti?"
"Di fare cosa?"
"Di scherzare! Dio mio, non riesco mai a capire dove finisce la realtà e inizia la finzione quando parlo con te!"
Lo guardai per un breve istante, confuso.
"Ieri notte è successo qualcosa." dissi allora. La mia più che come una domanda suonava come un'affermazione.
"Cosa? No, non è successo nulla."
"Si sta comportando in modo troppo strano, persino per uno come lei."
"Mio Dio, ma non te ne accorgi?! L'hai fatto ancora!"
"Fatto cosa?"
"Ma davvero non lo capisci?"
"Cosa? Cosa dovrei capire?"
"Che..." urlò, per poi interrompersi immediatamente.
"Cosa? Me lo dica o rischierò di impazzire!" dissi stavolta con tono palesemente ironico.
"Lascia stare Nicholson, ho perso le speranze con te." rispose, non sopportando più il mio sarcasmo.
"Che dice, posso tornare a lavoro adesso?" chiesi poi, dopo qualche istante.
"Abbiamo ancora una questione in sospeso, non credi?" disse, alludendo alla questione di Walker.
"Mi aveva detto che ne avremmo parlato quando sarei stato meglio."
"Credevo stessi bene, visto che sei così in vena di scherzare."

Touchè.

"D'accordo." risposi, rassegnato.
"Allora... ora dimmi perché hai infilato la lingua in gola alla mia segretaria."
Non potei far a meno di sorridere davanti a quella frase.
"Davvero mi chiede di essere serio dopo un'affermazione del genere?"
"Sta' zitto e rispondi alla mia domanda."
"Se devo stare zitto come faccio a rispondere?"
"Nicholson, cazzo!" sbraitò.
"E va bene..." dissi, leggermente intimorito. "Gliel'ho già detto. Volevo baciarla e l'ho fatto, tutto qui."
"E io non ti credo minimamente."
"Per quale motivo?" chiesi allora.
"Perché mi hai visto. Sapevi fossi lì a guardarvi e l'hai fatto lo stesso, dopo quello che ti ho detto quando ci hai provato con quella modella..."
"Le ripeto che non ci ho mai provato con quella modella. E comunque... lei ci stava guardando?" controbattei. "Come mai, se posso chiedere?"
"Non puoi chiedere, Nicholson. Sono nel mio ufficio e guardo chi mi pare. Quindi ora spiegami perché l'hai baciata."
"Andiamo, davvero non l'ha capito?" gli chiese, cercando di capire se fosse stupido o cieco. O entrambe le cose.
"Di cosa diamine stai parlando?"
"Di Walker..."
"Cosa?" chiese, non capendo.
"Ha una cotta per lei."
"Ah, quello..." rispose, come se ne fosse perfettamente consapevole già da tempo.
"Mi ha chiesto di farla ingelosire."
"E tu hai davvero pensato fosse una buona idea?" mi chiese allora, guardandomi con sguardo freddo, come se fossi un totale rincoglionito.
"L'idea di farla andare su tutte le furie mi allettava." tentai di giustificarmi, volendolo provocare.
"Ce la fai a rimanere serio per un istante?"
"Mhh... impresa ardua."
"Ho notato." ribatté.
"In ogni caso, credo che il piano sia riuscito." dissi poi.
"Cosa? Che intendi?"
"Mi sembra chiaro lei provi dei sentimenti per Jenny, dal momento che quando mi ha visto baciarla avrebbe voluto strangolarmi."
"Ma di cosa diavolo stai parlando?"
"Ha anche il coraggio di negarlo? Le vedevo uscire il fumo dalle orecchie." dissi ridendo.
"Non ero geloso."
"Invece sì."
"Non è vero."
"Lo era.
"No."
"Niente di quello che dirà mi farà cambiare idea."
"Ho detto che non ero geloso, diamine!"
"Mi dispiace, ma lo era."
"Ti ho detto che non ero geloso! Non di lei!" urlò, esasperato.

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