È figo anche da settantenne

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"Lo sai anche tu che non è così, Jack." rispose, singhiozzando, stringendomi forte a sé.
"Stai dicendo una marea di stronzate, Evans." ribattei allora, volendo alleggerire la tensione. Lo sentii sorridere per un istante, quasi rincuorato dal mio tono improvvisamente scherzoso. Poi, lentamente, allontanò il volto dall'incavo del mio collo, ma solo per quel poco che bastava a fissare il suo sguardo nei miei occhi. Percepivo come la mia maglia si fosse leggermente bagnata a causa delle sue lacrime, ma poco importava al momento. L'unica cosa a cui riuscivo a pensare per la verità era il calore delle sue labbra, a pochi millimetri dalle mie, il suo respiro che mi bramava, mi reclamava. Dovevo tornare ad essere suo, e lui ad essere mio. Troppo tempo era passato, dall'ultima volta che ci eravamo amati completamente, uniti, posseduti. Troppo tempo, e io non riuscivo più ad aspettare.
"Cazzo..." dissi, ancora a pochi millimetri dalle sue labbra, con voce tremante. Avevo chiuso gli occhi istintivamente, volendo godermi il momento a pieno.
"Solo qualche altra ora... solo qualche altra ora..." continuava a ripetere, non annientando quel filo, quel nulla, che ci separava. Perché sapeva che saremmo stati interrotti, e forse non voleva ricongiungerci in quel modo.
"Io non resisto più, Luke..."
"Solo qualche altra ora." ripeté ancora, più a se stesso che a me, sempre a un nonnulla dal mio viso. Mi risvegliai da quel sogno, allontanandomi da lui.
"Sicuro di star bene?" gli chiesi, non essendo sicuro di volerlo lasciare lì in quelle condizioni. Anche se consapevole del fatto che, volendolo o meno, sarei stato comunque obbligato a farlo.
"Sta' tranquillo."
"No, Luke. Non sto tranquillo. Non riesco a stare tranquillo a pensarti solo in una cella buia mangiato dai sensi di colpa, per favore..."

Mi prese allora il volto tra le mani, come volendo essere lui ora a rassicurare me.

"Jack, supererò la cosa. La supereremo assieme, come abbiamo sempre fatto. Ora per favore, non preoccuparti per me. Cazzo, domani sarò finalmente libero! Potremo stare assieme alla luce del sole, potremo mandare a fanculo Walker, potremo vivere la vita che abbiamo sempre desiderato... "
"Sì, già..."
"... e ti giuro Jack, con tutta la mia anima, che non vedo l'ora di scoparti." continuò poi, ridendo.
"Sempre molto delicato." constatai allora, ridendo assieme a lui, guardandolo negli occhi intensamente.
"Solo sincero." replicò.
"Allora... ci vediamo domani."
"Sì, dovrebbero farmi uscire nel pomeriggio."
"Bene, sarò qui."
"Ti aspetto." rispose, facendo intrecciare le nostre mani, per poi poggiare leggermente la sua fronte sulla mia.

Dopo qualche istante, finalmente ebbi la forza di andarmene, di lasciarlo lì, ma solo esclusivamente perché sapevo l'avrei rivisto il giorno successivo, e che finalmente avrei potuto stringerlo tra le mie braccia.

"Oh mio Dio, non riesco ancora a crederci!" esclamò Ivy, quando feci il mio ingresso a casa, stringendomi forte a sè.
"Non dirlo a me." mormorai, ancora incredulo.
"Micheal ha fatto davvero un lavoro eccezionale."
"Sì, ma in realtà tutto il merito è di Elizabeth." constatai.
"Già, di Elizabeth, è vero..."
Alzai un sopracciglio.
"Non sarai ancora gelosa, vero?" le chiesi allora, sorridendole.
"No, certo che no." ribatté, con tono insicuro. "Insomma... perché dovrei?"
"Hai seriamente ancora timore di quella donna?"
Non rispose, preferì invece tacere.
"Ivy, Mark ti ha scelto, l'ha lasciata, ti ha chiesto di sposarlo. Cos'è che temi ancora?"
"Non c'entra nulla con me. Dico solo che... insomma... Mark e quella donna sono sempre stati legati, e lo saranno per sempre, in un modo o nell'altro. E a volte temo che... che non lo so..."
"Non riesco a capirti..."
"Quando stavamo insieme anni fa, mi aveva promesso che non l'amava, che qualunque cosa fosse successa, lui non sarebbe mai stato con lei, perché lo aveva fatto soffrire più di qualunque altra persona al mondo. Eppure nonostante ciò è tornato da lei. Allora mi chiedo... e se accadesse ancora? E se Mark fosse ancora legato a lei inconsciamente? So di essere stupida, ma te lo giuro..."
"Ivy per favore, calmati un istante. Da cos'è che sorgono tutti questi dubbi proprio adesso?" la interruppi.
"Nulla... cioè..."
"È successo qualcosa che non so?"
Sospirò un istante, guardandomi negli occhi.
"Li ho solo visti parlare assieme l'altro giorno, e il modo in cui lei lo guarda... è sempre il solito, sempre quello. È chiaro come ci tenga ancora a lui."
"Ma questo non importa se lui non tiene a lei, no?"
"Certo... perché lui non tiene a lei..."
"Hai davvero dubbi anche su questo?"
"No... no..."
"Ivy, dimmi la verità." dissi, dopo qualche altro istante.
"Di cosa parli?"
La scrutai ancora attentamente, tentando di capire se il mio istinto mi stesse consigliando bene o mi stesse invece solo ingannando.
"Elizabeth non c'entra nulla in questa storia. Tu hai solo paura."
"Paura? E di cosa?"
"Di sposarti. Te la stai facendo in mano, com'è giusto che sia."
"Pff... ma ti pare!" rispose, con tono incerto, evitando improvvisamente il mio sguardo.
"Ivy..."
"Mhh?"
"So perfettamente che quando menti non riesci a guardarmi negli occhi."
"E va bene... forse sono solo un po' spaventata..."
"Ed è più che normale." tentai di rassicurarla.
"Tu dici?" chiese, guardandomi più intensamente.
"Certo! Facciamo così... ora chiudi gli occhi."
"Sai che non mi piacciono questi giochetti." ribatté.
"Smettila di fare la rompipalle e chiudili." ripetei ancora, ridendo leggermente. E così mi diede ascolto. "Bene. Ora immagina di vedere la te del 2071, invecchiata di cinquant'anni."
"Mhh, è un po' complicato..."
"Sforzati." insistetti.
"E va bene..." disse, tentando di concentrarsi. La vidi poi storcere leggermente il naso.
"Allora, cosa vedi?"
"Una vecchia piena di rughe."
"Bene, è già qualcosa..."
"Ricordami di comprare un'ottima crema idratante anti-age il prima possibile."
"Sì... certo..." dissi sbuffando, leggermente divertito.
"E dimmi, cos'altro vedi?"
"Vedo... vedo una marea di gatti."
"Davvero la prima cosa a cui hai pensato sono dei gatti?" ribattei, ancora più divertito di prima.
"Forse il mio inconscio vuole dirmi che rimarrò zitella e avrò tanti mici."
"Per favore, cerca di concentrarti."
"E va bene..."
"Dimmi, dove ti trovi?
Fece per girare la testa, come se si stesse guardando attorno. Apprezzai come per lo meno ci stesse mettendo tanta inventiva.
"Una casa... vedo una vecchia signora seduta su una poltrona, che ride e scherza con i suoi nipotini."
"Oh, questo già mi piace di più. Va avanti."
"Sento odore di pasta al forno, proprio come quella che mi cucinava mia nonna. Forse è vero che tutte le nonne sono delle cuoche eccellenti, persino un caso perso come me lo diventerebbe..."
"Cos'altro vedi?"
"Una grande tavola apparecchiata a festa, come fosse Natale..."
"Bene... e poi..."
"E poi..."
Si fermò un istante, come sorpresa da quanto stesse immaginando, ma al contempo sprizzando felicità da tutti i pori.
"Un... un uomo... un uomo anziano che sta entrando nella stanza."
"Lo riconosci?" le chiesi allora.
"Lo riconoscerei fra miliardi di persone." disse, sorridendo come una scema.
"È questo ciò che volevo sentire, Ivy. Tu lo immagini nel tuo futuro più lontano, non riesci a immaginare una vita senza di lui. E questo perché sai che il vostro amore è più forte di ogni dubbio, di ogni scetticismo."
Aprì finalmente gli occhi, sorridendo.
"Sì... hai ragione..." disse, realizzando quanto fosse tutto reale, quanto l'unica cosa che doveva fare ora era iniziare un nuovo capitolo della sua storia assieme a Mark, probabilmente il più importante di tutti.
"Assurdo, quell'uomo è come il vino..."
"Ivy!" la fermai, ridendo.
"È figo anche da settantenne, assurdo!"

Just be with meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora