Mi sedetti a capotavola. Accanto a me, Lorenzo era immobile, con lo sguardo che si alternava tra il suo piatto e la sua futura moglie, proprio di fronte a lui, come cercando di evitare i miei occhi.
"Che bello avervi tutti qui riuniti. Oggi dobbiamo festeggiare!" disse mia madre, cercando di smorzare la tensione.
"Già... festeggiare." risposi, cercando di nascondere il mio leggero rammarico.
Così iniziammo a mangiare.
"Mhh... questa carbonara è davvero ottima." dissi, addentando un altro boccone.
"Silvia è sempre impeccabile in cucina." constatò mia madre, concordando con me.
"Che c'è, non ti piace?" chiesi a Lorenzo, notando che stranamente, anche se potevo comprenderne il motivo, era rimasto fin troppo in silenzio.
"No, certo, è davvero buona." disse allora, guardandomi finalmente negli occhi, comprendendo come avessi lasciato a casa l'ascia di guerra.
"Allora, tutto bene in fabbrica?"
"Come mai questo interessamento?" chiese mio padre.
Mi versai del vino rosso nel bicchiere.
"Non è che se ho rinunciato a quel lavoro significa automaticamente che non mi importi degli affari di famiglia."
Afferrai il bicchiere e bevvi un piccolo sorso.
"Va tutto come sempre, sta' tranquillo." ci interruppe Lorenzo, non volendo che la situazione si scaldasse.
"Ahh, Lorenzo, se non ci fossi stato tu, chissà che fine avremmo fatto." disse mio padre, al suo fianco, dandogli una leggera pacca sulla spalla.
Posai la forchetta nel piatto, cogliendo immediatamente la sua allusione.
"Farò finta di non aver sentito, papà."
"Non te la prendere, figliolo. Dico solo che quel posto era tuo. Sei stato cresciuto per quello, non capisco perché tu ti sia tirato indietro in questo modo."
"Forse perché la sola idea di passare la mia intera vita chiuso in una fabbrica di tessuti a dare ordini a bacchetta a degli uomini trattati come dei muli mi fa venire il ribrezzo?" chiesi ironicamente. "Non preoccuparti per me, papà. A Milano ho un lavoro più che dignitoso."
"Ingrato! Quella fabbrica è stata fondata dal tuo bisnonno, non sputare nel piatto che ci permettere di vivere una vita agiata da generazioni!"
"Non lo sto facendo. Dico solo che non è un lavoro adatto a me. E credo che se neanche a Lorenzo piacesse, dovrebbe andarsene. Potresti assumere un nuovo dirigente, pur restando il proprietario."
"Sì, così che quando morirò non saprete far nulla e la farete fallire!"
"Ti importa più della tua stupida azienda che della felicità dei tuoi figli?!"
Rimase in silenzio, non volendo ammettere la verità, qualunque essa fosse.
"Calmiamoci adesso. Non siamo qui per parlare del passato, ma per far pace, per dimenticare e passare avanti." disse mamma, che come sempre odiava vederci litigare.
"Non sono stato io ad iniziare..."
"Non importa." mi interruppe ancora.
"Tua madre ha ragione." disse papà, appoggiandola.
"E cazzo, tu di' qualcosa e non startene così zitto come una bella statuina, che non ti ho mai visto così!" dissi, rivolgendomi a Lorenzo.
"C-Cosa dovrei dirti?" disse lui, intimorito dal mio tono.
"Non lo so! Non sembri neanche tu! Ascolta, vuoi il mio perdono? D'accordo, te lo do! Sei perdonato! Mi basta che torni ad essere mio fratello, quello che non riesco più a riconoscere da quando..."
"Da quando hai scoperto ciò che ho fatto."
"Sì. Ma per favore, possiamo far finta di nulla? Non ce la faccio a sorbire tutto questo. Forse non sarei dovuto venire."
"No, no. Hai fatto bene. Io... io volevo fossi qui. Volevo venissi, dico sul serio."
"E allora per favore, possiamo parlare come due persone normali, come due fratelli?"
"È solo che... quello che mi hai detto..."
"Cosa? Che cosa ti ho detto?"
"Che non siamo più fratelli... che io per te non esisto più."
Ricordai immediatamente a cosa si riferisse, e non potei far a meno di sentirmi in colpa.
Forse, in fondo, sono stato troppo severo con lui...
"L'ho detto nella rabbia del momento. E poi non ero neanche completamente in me quella mattina, dopo la sera precedente e la sbornia..."
Mi mangiai immediatamente la lingua per quelle parole.
"Sbornia? Hai ricominciato a bere?!" mi chiese allora mamma, con tono accusatorio.
"No... beh... ho solo avuto un momento di debolezza. Sai com'è... quando mi ha detto che... insomma... mi è crollato il mondo addosso. E comunque credo di aver risolto tutti i miei problemi, sta' tranquilla."
"Sì, li avevi risolti anche allora. E poi hai ricominciato."
"Bevo solo quando sto davvero male, mamma."
"D'accordo, basta adesso!" disse Lorenzo, interrompendoci, per poi schiarirsi leggermente la gola.
"... e comunque, mi dispiace davvero tanto, anche per la sceneggiata nel tuo ufficio..."
"Ecco, quella avresti potuto evitarla." constatai.
"Mi dispiace. Ti ho messo nei guai con quel tipo?"
"Mhh?" dissi, non capendo.
"Il biondo, quello che mi ha cacciato fuori. È il tuo capo, no?"
"Ah. Sì certo, mi ha solo richiamato, sta' tranquillo." il mio tono si intristì al solo pensiero del mio Luke.
Chissà cosa starà facendo ora. Forse starà già alla sua scrivania, dietro alle sue scartoffie. Forse starà parlando con quell'arpia, inconsapevole di tutto. O magari sta pensando a me.
Magari non aveva mai smesso di pensare a me dal giorno precedente, come d'altronde avevo fatto io con lui. Lo volevo. Lo speravo. Speravo non si arrendesse. Anche se forse sarei dovuto essere io a non arrendermi in principio. Ma ormai era andata. E poi pensavo: e se anche tornasse da me, io cosa sarei disposto a fare? Raccontargli tutto? Tutto di Walker e del mio passato? Ero davvero pronto a mettermi così a nudo di fronte a lui?
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Just be with me
RomanceSpin-off di "My professor" e "I still love you" La storia continua da dove si era interrotta, ma i fatti da questo momento in poi vengono narrati dal punto di vista di Jack, il quale si innamorerà presto di chi non avrebbe mai immaginato. __________...
