Per il resto del viaggio l'auto fu invasa da un imbarazzante silenzio. Quando arrivammo, ne fui più che sollevato. A differenza della volta precedente, questa volta avremmo scattato all'interno di un edificio.
"Dottor Evans, che piacere vederla!"
"Luisa! Complimenti davvero per il nuovo libro!" disse, stringendole la mano. "Vorrei presentarti Jack Nicholson, nuovo promettente fotografo della Ferreri." continuò, voltando il suo sguardo nella mia direzione e dandomi una leggera pacca sulla spalla, che riuscì a provocarmi brividi in tutto il corpo.
"Piacere Jack." disse, allungandomi la mano.
"Il piacere è mio."
Sorrisi e le strinsi la mano a mia volta.
"Sa, lui è l'autore della copertina del nuovo romanzo di Gascoigne." disse Evans.
"Oh, ma l'ho adorata così tanto! Dimmi un po', riuscirai a farmi una copertina degna del suo nome come quella lì?"
"Certo, può contarci." risposi, cercando di sembrare positivo e sicuro di me. Anche se in quel giorno di positivo riuscivo a vedere poco e nulla, ed il mio umore non era esattamente adatto a intrattenermi a parlare con persone nuove. Comunque tentai di fingere il meglio possibile, stampandomi un falso sorriso in volto.
Il set era già pronto, gli attori anche.
Dopo aver aggiustato gli ultimi dettagli che non mi andavano a genio, iniziai subito a scattare.
Sentivo lo sguardo di Evans fisso su di me a scrutare ogni mia mossa, ogni mia direttiva. E se la cosa avrebbe dovuto lusingarmi in un certo senso, in realtà non fece altro che farmi tornare alla mente ancora e ancora i sogni della notte precedente. Il suo sguardo fisso su di me, la sua risata di stizza e scherno nei miei confronti.
Mentre, dopo aver finito, mi stavo complimentando con tutta la troupe, sentii improvvisamente una mano sulla mia spalla.
"Ottimo lavoro, ma ora dobbiamo parlare, non credi?" sentii sussurrare al mio orecchio.
Feci qualche passo in avanti per evitare l'effetto che il contatto fisico e la sua voce profonda avevano, purtroppo, su di me.
"Sembri avere davvero talento, sai?" disse la signora Petrosini, venendomi incontro.
"Sogno di fare questo lavoro da quando ero piccolo e beh.. nelle mie foto cerco di mettere tutta la mia passione." dissi, cercando di autocelebrarmi restando al contempo umile.
"Si vede. Sono convinta che il risultato finale sarà stupendo."
"Lo credo anch'io." dissi, sorridendole.
"Allora credo che il nostro lavoro qui sia finito." si intromise Evans, come impaziente di sloggiar via.
"Oh, ve ne andate di già? Non vi va di prendere un caffè tutti insieme?"
"Ti ringrazio Luisa, ma io e Nicholson abbiamo una questione in sospeso."
"D'accordo, non vi trattengo allora." disse sorridendo sinceramente.
"Grazie mille. Le foto saranno pronte in meno di una settimana. Ti chiamo io non appena Nicholson avrà finito di editarle, così poi potrai scegliere tra le diverse alternative."
Ci salutammo ancora con una stretta di mano e uscimmo dall'edificio.
"Allora, che intenzioni hai?" mi chiese Evans, sorridendo.
"Vuole smetterla, per favore?" ribattei.
"Di fare cosa?"
"Di guardarmi, di toccarmi, di parlarmi in questo modo."
"Aspetta non... non volevo... io..."
Restò in silenzio, imbarazzato, come ferito dalle mie parole. "... volevo solo mettere in chiaro le cose. Ma tu mi mandi continui segnali contrastanti e non riesco a capirti." aggiunse poi, esitando.
"Io? Io le mando segnali contrastanti?! Fa sul serio?!" mi innervosii. Quell'uomo sapeva sempre come farmi alterare, e ci riusciva come nessun altro al mondo.
"Ascolta. Ora dico a Winston di tornare in ufficio mentre noi andiamo a prenderci un caffè e parliamo di tutta questa situazione. Perché davvero così non riesco ad andare avanti, Jack."
"D'accordo." risposi, sapendo che se anche gli avessi detto di no, avrebbe trovato un altro modo o un'altra occasione per farlo. E così avvisò Winston. Poi ci avviammo in un bar poco lontano da lì.
"Cosa posso portarvi?" ci chiese una cameriera, sorridendo e guardandomi più che insistentemente, ignorando completamente Evans seduto al tavolo con me. Lui notò subito come mi stesse squadrando da capo a piedi.
"Caffè." rispose freddamente.
"Per me un cappuccino, ti ringrazio." dissi io, sorridendole a mia volta. La vidi accennare un altro piccolo sorriso, per poi dileguarsi alle nostre spalle.
"Mi spieghi come fai?" mi chiese Evans qualche istante dopo, una volta che la donna se ne fu andata.
"A fare cosa?"
"A far colpo su tutti." rispose.
"Sono più bello di lei, semplice."
"Questo non l'ho mai messo in discussione." disse, guardandomi con sguardo malizioso.
"La smette?"
"Ora sai tutto, non c'è bisogno che finga ancora." rispose, tenendo lo sguardo fisso su di me.
"Non è così semplice." lo fermai, tentando di evitare il suo sguardo per non tradirmi.
"Ascolta..." continuò, interrompendosi immediatamente, come per cercare il coraggio di apririsi completamente, poi mi prese le mani tra le sue. "... Ho ripensato a quel bacio giorno e notte. Ho provato a non pensarci, a non pensare a te. Ma non riesco a toglierti dalla testa. Non puoi dirmi che per te non è significato niente, perché mentiresti a te stesso..."
I suoi occhi si fissarono sui miei, al che gli lasciai bruscamente le mani.
"Il punto non è che non è significato niente per me. Il punto è che sembra non essere significato niente per te." dissi nervosamente, senza pensare, evitando nuovamente il suo sguardo, cercando di tenere il tono della voce basso, anche se la cosa al momento mi risultava assai complicata.
"Come puoi dire una cosa del genere?! Credevo di essere stato chiaro l'altra sera nel mio ufficio!"
"Sì, lo eri stato! Ma poi ieri sera ho visto un uomo che ti succhiava il cazzo sul tuo divano e mi è venuto qualche dubbio, sai com'è!" risposi, con tutta la rabbia che avevo accumulato in corpo.
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Just be with me
RomanceSpin-off di "My professor" e "I still love you" La storia continua da dove si era interrotta, ma i fatti da questo momento in poi vengono narrati dal punto di vista di Jack, il quale si innamorerà presto di chi non avrebbe mai immaginato. __________...
