Sì, sono proprio pazzo di te

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Luke si mise velocemente sotto al letto, mentre io mi infilai sotto le coperte, aspettando che arrivassero.
Dopo qualche istante, Ivy entrò.
"Jack! Che ci fai qui dentro?"
Feci finta di essere ancora addormentato. Poi, dopo aver messo in atto le mie migliori doti attoriali con qualche sbadiglio e mostrandomi infastidito, le risposi.
"Mhhh... cosa vuoi?"
"Perché cazzo stai dormendo nel mio letto? E per di più vestito!"
"Uhm... scusa, ero stanco." dissi, facendo per alzarmi, con voce rauca, fingendo di essere ancora intontito. "Ieri sera abbiamo fatto tardi e stamattina il treno era così affollato che prendere sonno è stato impossibile."
Mi alzai e le andai incontro.
"Ma cazzo, non potevi dormire sul divano come al solito?!"
"Scusa... ero stanco e... umh... che ci fa lui qui?" chiesi, facendo finta di essere sorpreso dalla presenza di Micheal alle sue spalle.
"Hey, Jack. Quanto tempo..." disse lui, leggermente imbarazzato, grattandosi la nuca.
"Credo sia meglio se andiamo dentro a parlare di... tutto questo, non credete?" dissi, invitandoli ad uscire. "Ma datemi solo un attimo per mettermi qualcosa di più comodo."
"Ok... d'accordo." rispose Ivy, ed entrambi uscirono.

"Porca di quella troia..." esclamò Luke, da sotto il letto, a bassa voce. Poi fece per uscire velocemente.
"Ascolta. Io ora vado lì, li distraggo e cerco di portarli in cucina. Tu nel frattempo esci dall'ingresso, ok?"
"Sei sicuro? È troppo rischioso. Non possiamo aspettare che se ne vadano?"
"No, potrebbe volerci troppo tempo e... fidati di me, così è più semplice." risposi, non riuscendo a trattenermi dallo sbuffare leggermente, senza che neanche me ne rendessi conto.
"Mi dispiace..." disse lui, avvicinandosi a me e guardandomi negli occhi, per poi prendendermi il volto tra le mani.
"E di cosa?"
"Vorrei che tutti sapessero di noi, te lo giuro, ma..."
"Ma è giusto così." lo interruppi, ponendo via le sue calde mani dalla mia pelle, come per invitarlo a non preoccuparsi.

"Hai fatto?" sentimmo Ivy urlare.
"Un minuto!" urlai a mia volta, per poi affrettarmi a cambiarmi. Finalmente, dopo pochi istanti, li raggiunsi in salotto.

"Jack, questa cravatta è tua?" mi chiese Micheal, che aveva trovato a terra la cravatta di Luke.
"Uhm... s-sì." dissi esitando.
"Davvero? Mhh... che strano. Ricordo di averne regalata una identica a uno dei miei più stretti collaboratori."
"Ah sì?" replicai, capendo stesse parlando di Luke, e dire che me la stessi facendo sotto è dir poco.
"È piuttosto costosa. Non credevo potessi permetterti di spendere tutti questi soldi solo per una cravatta." constatò, sorridendomi.
"Beh... è un regalo di mio padre." mentii. "Dev'essermi caduta dalla borsa."
"Capisco..."
"Allora, la sai la novità?" gli chiesi, tentando di sviare la sua attenzione da quella maledetta cravatta.
"Quale?"
"Lavoro per te." risposi, sorridendo.
"Ah..."
Si voltò verso Ivy, con sguardo leggermente contrariato.
"So che non ti piacciono le raccomandazioni, ma fidati... Jack è un fotografo eccezionale." lo rassicurò lei.
"E da quanto tempo va avanti?"
"Qualche mese." risposi io per lei.
"È stato assunto qualche giorno dopo che te ne sei andato, ma sta' tranquillo... il dottor Evans dice solo cose buone sul suo conto." disse poi Ivy, tentando di coprirmi le spalle.
"Evans? Ma è proprio l'uomo della cravatta di cui parlavo prima."
"Ahahaha, che coincidenza! Ma quanto è piccolo il mondo! Che dite, vi va un bel tè con biscotti? Dai, andiamo in cucina." li invitai a seguirmi, pregando il cielo di esser sembrato un minimo convincente.
"No, tranquilli, lo faccio io e ve lo porto." disse Ivy, guardandomi a tratti stranita.
"E che gentiluomini saremmo? No, veniamo e lo facciamo tutti insieme. Avviatevi, io vado un attimo in bagno." dissi, quasi spingendoli in cucina e chiudendo la porta dietro di loro.
"Ma che gli succede? Non lo conosco tanto, ma sembra strano..." sentii Micheal chiedere ad Ivy.
"Te lo spiego poi. È una storia molto lunga." disse lei.

Mi precipitai in camera da letto per dare il via libera a Luke, che con uno scatto si avviò velocemente verso l'uscita, aprì la porta e fece per uscire, ma all'ultimo istante, mentre stavo già per tornare da Micheal e Ivy, mi trattenne per un braccio.
"Che c'è?" gli chiesi.
Mi diede quello che doveva essere solo un bacio a stampo, ma che si trasformò, come al solito, in pura passione. Eravamo come due pezzi dello stesso puzzle, fatti per stare insieme, per combaciare perfettamente. Il nostro posto era uno tra le braccia dell'altro. E non ci importava più nulla delle nostra clandestinità, nulla di tutto il male che ci eravamo fatti a vicenda, nulla delle persone che non ci volevano insieme. Perché quello era ciò che volevamo essere. Perché noi volevamo amarci. Nonostante tutto.

Dopo un po' mi staccai da lui. Restò per un attimo con gli occhi chiusi, come assuefatto dalle mie labbra, per poi riaprirli lentamente. Non mi diede il tempo di aprir bocca, che parlò lui per me:
"Sì, sono proprio pazzo di te." disse sorridendomi, per poi andarsene via. Dopo che mi fui ripreso dai peggiori scleri che un sottone come me, come potete immaginare, aveva avuto dopo una frase del genere, tornai dentro.
"Tutto bene?" mi chiese Ivy, vedendomi rientrare con un sorriso a trentadue denti.
"Sì, tutto bene." le dissi. "Ma voi due avete qualcosa da spiegarmi."
"No... aspetta... non crederai mica che...?" mi interruppe Ivy, sorridendo.
"Cosa dovrei credere? Mi hai detto che non saresti stata a casa perché dovevi pranzare con Mark e mi sono ritrovato te e il tuo ex in casa nostra, suppongo all'insaputa del tuo attuale ragazzo."
"Non è nulla di ciò che pensi, Jack. Volevo solo dire ad Ivy che sono andato avanti con la mia vita, che mi sono sposato. E volevo che lo sapesse da me, prima che tutto l'ufficio ne parlasse. Tutto qui."
"Sì... Micheal ha intenzione di tornare a lavorare in azienda." aggiunse Ivy.
"Ah..." mormorai. Finsi un'espressione sorpesa, come se non avessi sentito quelle parole già pochi minuti prima.
"Prendi il tuo tè, su." mi incitò Ivy, porgendomi una tazza.
"No, non lo voglio."
"Ma come?! Sei tu che hai insistito per farmelo preparare."
"Ho cambiato idea. E comunque, lasciatevi dare un consiglio..." dissi, guardando entrambi con sguardo preoccupato. "... è meglio che avvisiate Mark il prima possibile, prima che scopri che siete insieme e si faccia strane idee."
"Ma sì, certo, lo avremmo chiamato subito."
Sentimmo proprio in quel momento bussare alla porta.
"Non sarà mica...?"
"Ma figurati..." disse Ivy, avviandosi verso l'ingresso. "Stava lavorando, perché mai dovrebbe tornare a quest'ora-" continuò, aprendo la porta, interrompendosi non appena se lo ritrovò davanti.
"Mark..." disse, spalancando gli occhi.
"Amore." rispose lui, dandole un tenero bacio sulle labbra e entrando in casa, lasciando Ivy congelata sull'uscio. Fece pochi passi e vide immediatamente Micheal seduto al tavolo della cucina.

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