E così non facemmo sesso, facemmo l'amore. Due corpi, due anime, che si sfioravano, si intrecciavano, si toccavano, si amavano. Sospiri silenziosi, pelle sudata, occhi languidi immersi gli uni negli altri. Parole dolci, carezze, baci. Non mi ero mai sentito in quel modo. Completamente rapito da una persona, tanto da permettergli di scavare dentro di me, di mostrargli le mie insicurezze, le mie paure. Volevo averlo dentro di me per sempre, come qualcosa di indelebile, e che lui mi avesse dentro di sé. Perché mai e poi mai avrei potuto immaginare una cosa simile. Un uomo e io. Io e un uomo. Completamente diversi, forse opposti. Ma fatti per stare insieme. Quella fu di sicuro la giornata più bella di tutta la mia vita. Da lì partì tutto, partimmo noi. Noi con i nostri difetti, i nostri litigi, i nostri errori. Ma questa è, ovviamente, una storia che ancora va raccontata. E ci arriveremo con calma.
Restammo abbracciati l'uno all'altro per un tempo immisurabile. Sentivo i nostri cuori battere insieme sul mio petto, le sue labbra che mi riempivano di baci.
"L'avresti mai immaginato?" gli chiesi, non riuscendo a trattenere un sorriso a trentadue denti.
"Io e te? Forse solo nei miei sogni."
"Quindi mi hai sognato?" chiesi, alzando un sopracciglio, divertito.
"Centinaia di volte." rispose, non preoccupandosi più di essere troppo sincero o diretto, stringendosi ancora di più al mio torace.
"Dovremmo davvero tornare in ufficio o ci daranno per dispersi."
"Diremo che lo shooting è durato più del previsto e che poi ci siamo dovuti trattenere per un impegno urgente..." disse, sbadigliando.
"Urgentissimo." precisai, ridendo. "Sei stanco?" chiesi poi.
"Un po'..." rispose, alzando il volto e guardandomi negli occhi.
"Non possiamo rischiare di addormentarci. Ivy potrebbe tornare da un momento all'altro e trovarci su questo divano."
"Che t'importa?" mi chiese, guardandomi ancora, riprendendo la frase che gli avevo detto io stesso nel bagno del bar poco più di un'ora prima.
"A me nulla, ma so che a te importa eccome." risposi. Si staccò da me e si mise seduto.
"Già, non hai tutti i torti." disse con tono triste, cominciando a infilarsi i pantaloni. Al che mi alzai anch'io.
"Ascolta, per me non è un problema lasciare che la cosa sia segreta, lo sai. Certo, non mi fa piacere. Ma so che non sarà per sempre..."
"Voglio solo che tu sappia il motivo." mi interruppe.
"Non è perché te ne vergogni?" chiesi, come se la motivazione fosse ovvia.
"Certo che no! Non me ne vergogno affatto. Ma so che le persone inizierebbero a trattarmi in maniera diversa, i miei dipendenti non mi porterebbero lo stesso rispetto. Sai perfettamente che in questo paese del cazzo per le persone l'omosessualità è ancora una cosa anormale e poco accettata."
"Ok, lo capisco..."
"Ed è per questo che dovrei continuare anche a farmi vedere in giro con Claire..." aggiunse poi.
"Un momento." lo interruppi, preso da un improvviso attacco di gelosia. "Non capisco... perché uscire con lei? Non puoi semplicemente fingere di essere single?"
"Un uomo come me, ricco e attraente, è sempre sotto la luce dei riflettori. È molto più realistico pensare che abbia una donna piuttosto che non riesca a trovarne una..."
Lo guardai con sguardo confuso. Ancora non riuscivo ad afferrare il punto.
"Insomma... se non avessi una donna al mio fianco la gente si farebbe molte più domande. E in ogni caso, non devi preoccupartene. Claire è solo un'amica... credo di averti già dimostrato quanto ti amo, no?" disse guardandomi con sguardo malizioso. Sorrisi e sentii il mio volto infuocarsi.
"Ti amo anch'io."
Ancora a torso nudo, fece per prendere il suo orologio che aveva lasciato distrattamente sul tavolino dell'ingresso nella foga dei nostri baci, e notò qualcosa che io stesso non avevo notato prima.
"Cos'è questa lettera?" chiese.
"Di cosa parli?"
Venne verso di me e me la passò. Quando la lessi, capii subito di cosa si trattasse. Era la partecipazione del matrimonio di Lorenzo e Sophie. Lessi tutto il contenuto.
"Non ci posso credere..." dissi ad alta voce, senza pensare.
"Che c'è? Di che si tratta?"
"Mio fratello ha avuto la gran faccia tosta di invitarmi al suo matrimonio!" dissi, passandogli la lettera. "Deve averla lasciata qui prima di andarsene, ma non l'avevo vista fin'ora."
"Oh... ma è tra pochi giorni." constatò, leggendola.
"Già. È per questo che è venuto a Milano. Forse aveva pensato di tenermi all'oscuro di tutto e sposarla senza dirmi nulla. Poi però preso dai sensi si colpa, giustamente, ha voluto avvertirmi."
"Wow..."
"Ormai mi sembra ovvio che questa storia vada avanti da mesi, se non da anni. Di sicuro da quando stavamo ancora insieme. Chi diavolo si sposa dopo qualche settimana di fidanzamento?!" dissi, furioso.
Lui mi guardò con sguardo triste, comprendendo il mio umore.
"Hai intenzione di andarci?"
"Cosa?! Certo che no!"
"Pensaci bene. È pur sempre tuo fratello e... insomma... potresti pentirtene in futuro."
"E sentiamo, cosa dovrei fare? Andare lì e vedere tutti i miei amici e i miei parenti felici e contenti per un matrimonio che doveva essere il mio? Dovrei davvero umiliarmi in questo modo?" dissi, quasi urlando.
"No, certo che no..." rispose, capendo perfettamente le mie ragioni, ma con sguardo vuoto, come se stesse architettando qualcosa.
"A che stai pensando, Luke?" gli chiesi allora.
"Potremmo andarci insieme."
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Just be with me
RomanceSpin-off di "My professor" e "I still love you" La storia continua da dove si era interrotta, ma i fatti da questo momento in poi vengono narrati dal punto di vista di Jack, il quale si innamorerà presto di chi non avrebbe mai immaginato. __________...
