Durante il tragitto verso casa, diverse persone mi fermarono per chiedermi se stessi bene, preoccupate probabilmente dal mio pianto isterico che non aveva minimamente accennato a placarsi da quando avevo messo giù quella maledetta cornetta.
Magari potrei chiamarlo e spiegargli tutto... magari potrei risolvere le cose...
No. Era davvero troppo. Gli avevo fatto del male e di sicuro se lo avessi chiamato gliene avrei fatto ancora di più. Forse la soluzione migliore era davvero dimenticarlo per sempre. Pensai ancora a Jenny: avrebbe potuto ricattarmi ancora e ancora con quella storia, minacciando di raccontare tutto a chiunque, così da potermi utilizzare come un burattino a suo piacimento. Avrei davvero continuato così per sempre? O forse la soluzione migliore era andarmene, iniziare di nuovo tutto da capo. Ma ciò significava lasciare di nuovo i miei amici, il lavoro dei miei sogni, l'amore della mia vita...
Ne sarei stato davvero in grado? E poi la vera domanda era: potevo vivere senza di lui? Lui che in così poco tempo sembrava essere diventato così essenziale?
Domande senza risposte. Era questo che era diventata la mia mente, che ora era come in blackout. Non provavo rabbia, né risentimento, e forse neanche tristezza. Ma mi compativo, mi autoflaggellavo, perché ancora una volta non ero riuscito ad essere coraggioso. Perché ancora una volta mi ero fatto mettere i piedi in testa dalla vita.
Spalancai la porta d'ingresso, trovando Ivy e Mark seduti sul divano. Quando quest'ultimo mi vide rimase ammutolito per qualche istante, spaventato dal mio aspetto. Ivy invece era intenta a guardare un album di fotografie, per cui non aveva ancora posto lo sguardo su di me.
"Jack, sei arrivato! Vieni a vedere che cosa mi ha mandato mia madre!" esclamò in preda alla gioia, poco prima di voltarsi e vedermi.
Mark tossì leggermente, come per invitarla a scostare l'attenzione dalle fotografie.
"Mio Dio, che è successo?" disse, gettando l'album sul divano e venendomi incontro, abbracciandomi subito, senza la minima esitazione.
"Nulla, nulla. Sta' tranquilla."
Mi staccai dalla sua presa e cercai di asciugarmi le lacrime dal volto. Lei guardò Mark, e lui sembrò subito capire cosa volesse.
"Forse è meglio se vi lascio un po' soli." disse, per poi andarsene in camera sua.
Mi tolsi la giacca, mi gettai sul divano e accesi la televisione, cercando di far finta di nulla. Ivy si sedette accanto a me e ci coprì entrambi con una coperta.
"Non ti va di parlarne?" chiese, quasi sussurrando, spaventata, poggiando la sua mano sulla mia.
"Meglio di no." risposi.
D'altronde non potevo di certo parlarle della mia storia con Luke...
"Eppure ieri sembravi stare meglio. Ascolta... Lorenzo ha sbagliato, questo nessuno lo nega, ma vuoi davvero stare così per lui? Devi reagire! La vita va avanti."
"Ti prego Ivy, smettila..."
"Voglio solo che tu stia meglio." disse, stringendosi tra le mie braccia. "Ieri sera ci siamo divertiti molto." aggiunse poi, come cercando di cambiare argomento.
"Sì." dissi freddamente, cercando di accennare un sorriso, che risultò palesemente forzato, dal momento che l'unica cosa a cui riuscii a pensare era l'ultimo abbraccio che, presumibilmente, avrei mai dato all'amore della mia vita.
"E comunque sai una cosa? Non l'avrei mai immaginato, ma Evans è davvero una persona molto diversa da come me l'ero immaginata. È sì molto riservato, si vede, ma non credevo potesse essere anche così simpatico. E sembra tenerci davvero a te, al contrario di quanto tu pensi."
E fu propio in quel momento, a quelle parole, che ripiombai nuovamente in lacrime.
"Hey? Ma che ho detto?!" disse, prendendomi il volto tra le mani.
"Nulla, Ivy. Ti prego, va' via."
"Ma Jack-"
"Ti supplico..." dissi, con voce rotta.
"Volevo solo aiutarti."
"Beh, così non mi aiuti affatto. Per favore, voglio solo stare un po' da solo."
Angosciata, capendo di non poter più fare nulla, decise finalmente di darmi ascolto. Prese il suo cellulare appoggiato sul tavolino e si incamminò verso la sua camera senza dire più una parola, probabilmente consapevole di come nulla sarebbe servito a risollevarmi il morale.
Il giorno successivo passò praticamente come quella serata. Cercai, per lo meno, di non crollare ancora in lacrime, ma il mio stato d'animo era quello che era. Provai a distrarmi lavorando all'editing delle foto dello shooting di qualche giorno prima, anche se il pensiero di ciò che era accaduto proprio quella mattina, in quel dannato bar, continuava a tormentarmi.
Sapevo che quella sera lui sarebbe tornato. Non credevo avrebbe fatto un salto in ufficio, anche se, conoscendolo, ne sarebbe stato capace. Non ero ancora pronto per affrontarlo (in realtà pensavo non lo sarei stato mai), per cui decisi di andarmene a casa il prima possibile, proprio per evitare di incontrarlo.
Forse inconsciamente speravo mi avrebbe raggiunto a casa mia, che nonostante tutto il male che gli avevo fatto, lui avrebbe comunque lottato per noi. Ma chi ero io per pretenderlo, dopo tutte quelle parole orrende? Dopo che avevo gettato tutto quel veleno su di lui? Dopo che gli avevo esplicitamente chiesto di non cercarmi più?
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Just be with me
Roman d'amourSpin-off di "My professor" e "I still love you" La storia continua da dove si era interrotta, ma i fatti da questo momento in poi vengono narrati dal punto di vista di Jack, il quale si innamorerà presto di chi non avrebbe mai immaginato. __________...
