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Il più grande errore della mia vita

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"Come le ho detto poco fa, per andare a Berna ho lasciato tutti i miei affari, e non solo. Ho anche lasciato la persona a cui più tengo al mondo." disse, guardandomi negli occhi. Non gli importava più nulla di tutta quella gente, di tutti coloro che ci avrebbero giudicato. E cazzo, avrei tanto voluto raggiungerlo e riempirlo di baci in quell'istante, proprio davanti a tutti.

"Il suo attuale compagno?"
"Beh... spero lo sia ancora, sì." rispose, con tono triste, guardandomi ancora più intensamente.
"Cosa c'entra questo con ciò che le ho chiesto?" continuò allora.
"Ci stavo arrivando. Nel tardo pomeriggio, proprio mentre ero a casa di Ian, ho ricevuto una sua telefonata. Per andare a Berna gli avevo mentito, gli avevo detto che avrei raggiunto un cliente a Parigi. E vorrei davvero sapesse..." disse, guardandomi ancora più intensamente.
"... che mi è costato davvero tanto farlo, ma che l'ho fatto perché avevo davvero paura di perderlo."

Gli occhi mi si fecero lucidi a quelle parole, e non potei evitare di sorridere.

"Non siamo qui per queste smancerie, dottor Evans. Forza, arrivi al punto."
"Sì, mi scusi signor giudice." disse, smettendo di sorridere a fatica e schiarendosi la voce, come per darsi un contegno. "Dunque, stavo dicendo... il mio compagno mi ha telefonato e, per motivi che ora non sto qui a spiegarle, mi ha detto che tra noi due era finita, che non mi amava più, anzi, che non mi aveva mai amato. Ora, signor giudice... suppongo lei sia sposato. Ecco, immagini se la donna che ama, la persona a cui più tiene al mondo, vi dicesse una cosa del genere. Voi sareste a pezzi, non è così?"
"Beh... la mia Clorinda non lo farebbe mai. Sono trent'anni che mi sopporta!" disse lui, sorridendo, perdendo per un attimo tutte le formalità.
"Beh, ecco... io mi sono sentito distrutto, perché da quando stavo insieme a questa persona, mi sembrava di essere tornato il vecchio me, il Luke spensierato che ero prima di aver conosciuto Ian Gallagher. Sa, la nostra relazione non era mai stata semplice, per anni non ero mai più riuscito a frequentare un uomo, dopo la nostra rottura. Fino a quando non ho conosciuto la mia metà, e stavolta sono sicuro sia davvero la mia anima gemella, e ne ero davvero sicuro anche in quel momento, almeno fino a quando non ho ricevuto la sua chiamata."
"Vada avanti."
"Sono crollato in lacrime non appena ho chiuso la telefonata. Maggie se ne era andata poco prima, lasciandoci soli. E così Ian ha tentato di consolarmi e... e io ho perso la testa. Avevo disperatamente bisogno di qualcuno che mi aiutasse, di sapere che era solo tutto uno spaventoso incubo, che da lì a pochi minuti mi sarei svegliato, e mi sarei trovato in un letto abbracciato all'uomo che amo. Ma sapevo perfettamente quanto quella fosse la realtà."
"C'è stato qualcosa tra lei e il signor Gallagher quella notte?"
"Sì." disse, guardandomi con sguardo triste, come se gli si fosse appena spezzato il cuore nel petto. Anche se me lo aveva già confessato, sentire quell'enorme, giagntesco, pesante, soaventoso <<sì>> ancoda una volta, non fu affatto piacevole.
"Ma le posso giurare, vostro onore che è tato il più grande errore della mia vita." disse, tenendo lo sguardo fisso su di me, mortificato come non l'avevo mai visto. "... siamo andati a letto insieme e no, non mi è piaciuto affatto. Perché a ogni suo sguardo, ogni suo tocco, io non pensavo ad altro che agli occhi di Jack, alle sue mani su di me."
"Jack?" disse, alzando un sopracciglio. "E così è questo il nome del suo compagno?" continuò poi, sorridendo.

Luke si mangiò la lingua. In tutto quel trambusto di emozioni, non era riuscito a trattenersi dal fare il mio nome.
Mi guardò, come accorgendosi di aver fatto un'enorme cazzata. Ma io gli feci cenno di non preoccuparsene, tanto ormai ciò che era fatto era fatto. Sapevo che, in ogni caso, avrebbe dovuto fare il mio nome per spiegare dove si era diretto il giorno seguente al suo ritorno a Milano.

"Sì, vostro onore." disse allora, non essendo più in grado di mentire.

Vidi la dottoressa Montgomery voltarsi nella mia direzione, come comprendendo finalmente tutto. Anche Micheal si voltò, facendo un'espressione a dir poco rassicurante, come di vicinanza. Era bello sapere di poter contare anche sul suo appoggio.

"Quindi... quella notte ha fatto del male al signor Gallagher?" chiese il giudice, ignorando la risposta precedente, non considerandola, probabilmente, rilevante ai fini dell'indagine.
"No! Assolutamente no! È successo ciò che le ho detto. Siamo andati a letto insieme, poi la mattina seguente mi sono svegliato all'alba e, stando attento a non svegliarlo, me ne sono andato via. Ero tremendamente pentito e non avevo voglia di confrontarmi con lui. Ma quando ho lasciato l'appartamento lui era ancora vivo, glielo assicuro!"
"Questo è tutto da dimostrare, dottor Evans." disse allora. "Ora mi dica..." aggiunse poi. "... come mai abbiamo trovato le sue impronte sull'arma del delitto?"
"Non so neanche di che arma si tratti." replicò lui immediatamente, confuso.
Il giudice sorrise per un istante, come non credendogli minimamente.
"Certo, come no... dicono tutti così. In ogni caso, se proprio ci tiene ha saperlo, si tratta di un comunissimo coltello da cucina. La vittima è stata uccisa con ventitré coltellate allo stomaco."

Lo vidi soffrire al solo pensiero di Ian accoltellato atrocemente nel suo appartamento, lasciato morire nella pozza del suo stesso sangue.

"La sera precedente ho cenato in quella casa, vostro onore, è normale abbia lasciato le mie impronte in giro." disse, con tono visibilmente sofferente e le lacrime agli occhi.
"Questo è vero, dottor Evans. Ma capisce che una prova del genere non può essere ignorata così facilmente..."
"Sì... certo..." disse, portandosi un fazzoletto agli occhi, per asciugarsi le lacrime.
"Ora mi spieghi il motivo per cui, dopo essere tornato a Milano la mattina del 4 dicembre, il 5 dicembre è partito per Roma. Sa, anche questo è sospetto. È stata una sorta di fuga la sua?"
"No, nessuna fuga. Sono andato a Roma per raggiungere l'uomo di cui le parlavo prima."
"Può dirmi il nome di questa persona?"

Luke mi guardò per un istante, e allora gli feci un altro cenno di assenso.

"Jack Nicholson, un mio dipendente."
"Bene. E il signor Nicholson può confermare questa versione?"
"Certo..." disse, titubante.
"Bene, verificheremo. Ora mi dica, come mai Nicholson si trovava a Roma?"
"Per il matrimonio di suo fratello. Il viaggio era già stato programmato prima ancora che ricevessi la telefonata di Maggie Gallagher."
"Ma perché, se il suo compagno l'aveva lasciata, lei ha comunque deciso di raggiungerlo a Roma?"
"E me lo chiede anche, vostro onore?" disse, sorridendo, come se fosse ovvio. "... volevo parlargli, chiedergli cosa fosse successo, insomma... chiarire."
"Non le ha detto nulla del suo incontro con Gallagher, quindi?"
"No, sono successe tante cose e... abbiamo litigato così tanto... insomma, mi è sembrato più semplice non dire nulla. Sono stato un vigliacco, come al mio solito." disse, intristendosi ancora di più.
"Quindi lei non sapeva nulla della morte di Gallagher fino a..."
"Fino a quando gli agenti non mi sono venuti a prendere alla Ferreri." terminò la sua frase.
"Un'ultima domanda e poi abbiamo finito. Mi dica, lei ha idea di chi possa aver ucciso il signor Gallagher?"
"Le giuro che non sto facendo altro che cercare di capire chi possa essere stato, giorno e notte, non riesco ancora a capacitarmi di come tutto ciò sia accaduto, di chi abbia potuto commettere una cosa del genere."
E di nuovo una lacrima rigò il suo viso.
"Bene, per me può bastare. Può tornare al suo posto ora. Adesso venga a testimoniare la signorina Margaret Gallagher."
La sorella di Ian si alzò dal suo posto e si avvicinò al microfono, fino a dove pochi istanti prima aveva parlato Luke.

Just be with meLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora