"Nicholson!"
"Mhhh... solo altri cinque minuti mamma... ti prego..."
"Nicholson! Cosa cazzo ci fai qui?!" una voce profonda mi svegliò dal lungo sonno in cui ero crollato la sera precedente, mentre, piangendo, pensavo e ripensavo a tutto ciò che avevo letto.
Spalancai gli occhi, trovandomi il faccione del dottor Carter a pochi centimetri dal mio viso.
"Ma che cazzo?!" urlai dallo spavento, poi mi guardai intorno, tentando di capire perché non fossi nel mio appartamento.
"Ti sei svegliato finalmente! Allora, cosa stracazzo ci fai qui?! Hai dormito qui tutta la notte?! Chi ti ha fatto entrare?!"
"Se..." dissi, tentando di mettere assieme due sillabe, fallendo miseramente. Mi toccai la fronte, dal momento che la sbornia mi aveva provocato un gran mal di testa.
"Parla, diamine!" mi incitò Carter.
Mi strofinai gli occhi, poi tentai di alzarmi in qualche modo, reggendomi alla scrivania.
"Mi... mi scusi dottor Carter... non so cosa sia accaduto..."
"E pretendi che io me la beva?! Lo sai che se facessi rapporto ai piani alti ti licenzierebbero all'istante?! Puzzi di alcol in una maniera assurda!"
"Sì... ha ragione. Mi... mi perdoni..."
"Torna a casa e va a farti una doccia fredda, cazzo!" disse, trascinandomi praticamente fuori dal suo ufficio.
Ma li scelgono tutti stronzi, dico io?
Mi guardai intorno, notando come tutti fossero già indaffarati nei loro consueti compiti. Poi, mi ricordai improvvisamente di una cosa. Con uno scatto mi voltai indietro, rientrando nell'ufficio di Luke, cioè... di Carter.
"Mi scusi dottore!" dissi, spalancando la porta.
"Cosa vuoi ancora?"
"Ho... ho dimenticato la mia agenda sulla sua scrivania."
Mi avvicinai velocemente, temendo la prendesse prima di me e ne leggesse il contenuto. Ma, fortunatamente, non si curò affatto del piccolo quadernino, impegnato com'era nei suoi affari. Quindi lo afferrai e mi diressi velocemente verso l'uscita.
"Ah, Nicholson." disse, fermandomi.
Sudai freddo per qualche istante.
"S-sì?" chiesi, spaventato, voltandomi.
"Non crederai mica di avere l'intera giornata libera, vero? Oggi pomeriggio ti voglio in ufficio."
Tirai un sospiro di sollievo. Per un istante avevo creduto fosse troppo tardi e che avesse già letto il contenuto del diario di Luke.
"Certo dottore, buon lavoro." risposi, prima di uscire dalla stanza. Mi dileguai dall'azienda immediatamente, cercando di non incrociare né Chris al mio piano, né Lizzie nella hall.
Durante il viaggio verso casa non feci altro che pensare a tutto ciò che avevo letto, a cosa cazzo avrei dovuto fare.
Avrei dovuto parlare con Luke il prima possibile, questo era certo. Ma ero davvero pronto a farlo? Ero davvero pronto ad affrontare quel discorso, quando solo poche ore prima l'avevo praticamente tradito con una ragazza di cui non conoscevo neanche il nome?
Cominciai a chiedermi se forse non sarebbe stato meglio far passare del tempo, per metabolizzare tutto, per riflettere, per cercare di capire, per non rischiare di illudermi troppo presto.
E mi venivano allora in mente altri migliaia di dubbi, di domande: dalle pagine del diario era trasparito chiaramente come Luke avesse finito per odiare Ian, come individuasse il lui il motivo di ogni sua angoscia. Ha scritto che quell'uomo gli aveva prosciugato l'anima, che lo aveva portato alla pazzia. Sarebbe stato anche capace di lasciarlo senza lavoro da un momento all'altro, se non fosse stato lui stesso ad accettare di andarsene. Era chiaro come serbasse tanto risentimento nei suoi confronti.
Allora mi chiedevo: e se l'avesse fatto sul serio? E se ciò di cui l'avevano accusato non fosse poi così tanto assurdo? Insomma... e se l'avesse ucciso davvero?!
Lo conoscevo bene, ma fino a che punto? Mi ero fidato fin da subito di lui, era vero, ma lo avevo conosciuto così poco tempo prima da non essere davvero in grado di sostenere con certezza la sua innocenza.
Poi pensai alla sorella di Ian. Se si prendeva cura del fratello, era stata sicuramente lei a trovarne il cadavere e avvertire la polizia. Allora forse anche lei era indagata. Chi ci diceva non fosse anche lei una pazza, come d'altronde era il fratello?
Volevo giustificare Luke in tutti modi, volevo trovare una ragione concreta che lo scagionasse, che lo facesse tornare l'uomo onesto che era sempre stato, nonostante tutto, ai miei occhi. Ma come facevo a fidarmi ciecamente di lui in una situazione del genere?
Tornato a casa, mi feci quella doccia fredda che mi aveva raccomandato il dottor Carter, poi controllai il telefono che, da quando mi ero svegliato, distratto com'ero stato da mille pensieri, non avevo neanche mai acceso: decine di telefonate perse e messaggi di Ivy e Mark, come avevo già immaginato. Li ignorai, gli avrei spiegato tutto a tempo debito.
Ora dovevo invece parlare con Micheal, l'unico che poteva darmi notizie sul processo.
Così dopo essermi vestito, mi sedetti sul divano e cercai il suo numero in rubrica.
"Pronto?" rispose dopo solo due squilli.
"Micheal, hey."
"Jack. Stai bene?"
"Beh..."
"Non sai quanto mi sono preoccupato ieri quando te ne sei andato via in quel modo."
"Non avrei dovuto. O per lo meno avrei dovuto spiegarti."
"Sta' tranquillo, non fa nulla."
"Hai parlato con Luke?" chiesi, dopo qualche attimo di silenzio.
"Sì. Ascolta... so che per farti dire delle cose del genere ti avrà fatto qualcosa di orrendo, e io non sono nessuno per mettermi in mezzo. Però..."
"Però?"
"Però quell'uomo tiene a te, Jack. Sappi solo che quando parla di te gli brillano gli occhi. Non mi ha detto nulla di voi due, ovviamente. Crede io non lo sappia e non ho fatto nulla per fargli pensare il contrario. Ma l'avrebbe capito anche un cieco quanto fosse a pezzi dopo il vostro incontro."
"Stava davvero così male?" chiesi allora, con tono preoccupato.
"Sì..." disse, eistando. "...ma ora dimmi, a cosa devo la tua chiamata?"
"Sei impegnato? Sai, non volevo disturbarti."
"Sono il capo di una delle più grandi case editrici d'Italia, sono sempre impegnato. Ma tu sei un amico, e sappi che per gli amici ho sempre tempo."
Ah, quindi io e il milionario Micheal Ferreri siamo amici? Questa mi è nuova...
Ripensai al fatto che se pochi mesi prima qualcuno mi avesse detto che piega avrebbe preso la mia vita da lì a poco, probabilmente gli avrei riso in faccia, incredulo.
"Hai novità sul caso?"
"No. So che stanno cercando altre piste, ma per ora quella di Evans sembra essere la più concreta."
"Lo capisco..."
Anche io, se non conoscessi Luke e vedessi tutta la situazione da un punto di vista esterno, probabilmente non esiterei un istante a condannarlo.
"Domani parlerà davanti al giudice."
"Oh... avete preparato una strategia con la dottoressa Montgomery?"
"Lui continua a dire di essere innocente. Abbiamo provato a spiegargli che se confessasse potrebbe avere uno sconto di pena, ma continua a sostenere di non voler pagare per un reato non commesso."
"Com'è giusto che sia." lo interruppi.
"È solo che... ormai faccio fatica anch'io a credergli, purtroppo."
"Riesco a capire anche questo..." dissi, angosciato. "Allora, cos'ha intenzione di fare?" chiesi poi.
"Dire la verità."
"Tutta?" chiesi, preoccupato.
Dire la verità significava rivelare la sua ex relazione con Gallagher, e dunque la sua omosessualità. E poi avrebbe dovuto anche giustificare il suo viaggio a Roma, dunque parlare di me. La gente avrebbe fatto facilmente due più due e puff... addio copertura, addio tutto.
Forse, pensandoci, sarebbe stato un bene. Non avevo mai creduto, in fondo, al fatto che fare outing avrebbe compromesso la sua carriera. Forse questo discorso avrebbe potuto reggere vent'anni prima. Ma, forse sbagliando, forse no, riponevo un po' più di speranze nell'Italia del ventunesimo secolo.
"A quanto sembra, sì. Vuole rivelare tutto. Niente più segreti."
"Wow..."
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Just be with me
RomanceSpin-off di "My professor" e "I still love you" La storia continua da dove si era interrotta, ma i fatti da questo momento in poi vengono narrati dal punto di vista di Jack, il quale si innamorerà presto di chi non avrebbe mai immaginato. __________...
