"Avete finito con questo teatrino?" chiese Evans, applaudendo, uscendo dal suo ufficio non appena si accorse di ciò che stava accadendo. "Forza, tornate a lavoro!" disse poi.
Cooper gli si avvicinò in fretta.
"Scusami Luke, ma avevo davvero bisogno di farlo..." disse, tentando subito di giustificarsi.
"Tranquillo, ti capisco." rispose, sorridendogli e dandogli una pacca sulla spalla. Quello, però, non era un suo semplice sorriso. Era anzi un sorriso strano, diverso, uno nel quale si riusciva quasi a scorgere un velo di amarezza, di, in un certo senso, empatia.
Per un attimo mi diede fastidio il fatto che si fosse tanto incazzato con me il giorno precedente perché stavo, a suo parere, flirtando con una modella, e aveva però permesso tutta questa sceneggiata senza neanche fare una ramanzina a Cooper. Ma decisi di stare zitto, perché Oliver e Chris si meritavano solo il meglio. E se con loro Evans era stato clemente, chi ero io per rovinare tutto?
Tutti tornarono immediatamente ai loro posti e Evans si incamminò verso il suo ufficio.
"Allora Chris, porti anche lui stasera?" gli chiesi, indicando Cooper, non appena la calca si smontò. Chris lo guardò negli occhi per qualche istante, come innamorato più che mai.
"Contaci."
"Portare dove?" ci chiese allora Cooper, come svegliandosi dal turbinio di pensieri che di certo, in quel momento, gli stavano offuscando la mente.
"Una cena. Dobbiamo festeggiare la sua promozione. È appena diventato uno dei fotografi della Ferreri." gli disse Chris, guardandolo negli occhi con sguardo timido, quasi non riuscendo a sostenere il suo sguardo. Mi faceva ridere notare le sue guance arrossarsi e la sua espressione addolcirsi non appena gli occhi di Cooper incontravano i suoi.
"Oh, d'accordo. Ci sarò." rispose lui, rivolgendosi a me.
"Bene, mi farà piacere conoscerti meglio. Allora ci vediamo stasera." li congedai entrambi. Devo ammettere che ero davvero felice per il mio amico, e di certo questa cena, dopo questa grande riconciliazione, sarrebbe stata pazzesca.
Così avvisai anche Ivy, Mark e Lizzie. Tutti mi diedero conferma e decidemmo di incontrarci in un ristorantino molto chic non lontano dalla nostra azienda.
Quando quella sera io e quelli che ormai erano a tutti gli effetti i miei coinquilini arrivammo, tutti ci stavano già aspettando all'ingresso. Chris e Oliver erano insieme, mano nella mano, che scherzavano e ridevano. Lizzie, imbarazzata, si sentiva probabilmente il terzo incomodo. E difatti, non appena ci vide arrivare, la vidi tirare un sospiro di sollievo.
"Andiamo... possibile siate sempre voi ad essere in ritardo?!" esclamò Chris non appena ci vide, ridendo. Poi tornò ad essere serio non appena vide Mark. "Con tutto il rispetto, dottor Lewis." aggiunse, imbarazzato.
"Ragazzi, per favore, fuori dall'azienda chiamatemi Mark." disse lui, quasi estenuato dall'improvvisa distanza che tutti i suoi colleghi gli stavano riservando da quando la sua promozione era arrivata.
"Come vuole, Mark." disse poi Lizzie.
"E datemi anche del tu, ve ne prego. Stasera non sono il vostro capo, ma solo il ragazzo della vostra amica." disse, guardando Ivy dolcemente e prendendola per mano.
"Ragazzo?!" disse Ivy, fingendo di essere sorpresa. "Futuro marito, vorrai dire." puntualizzò, alzando la mano e indicandosi l'anello. Lui rise a quelle parole. Ivy doveva essere di certo molto fiera di avere accanto un uomo di successo come Mark.
Che carini, pensai.
"D'accordo, allora entriamo?" chiesi io.
Ci avviammo all'interno della sala, dove il tavolo che avevo prenotato per noi quella mattina era già pronto.
"Siete già stati qui?" chiese Oliver, sedendosi.
"Non guardare me." dissi, alzando le mani e accennando un sorriso. "Sono a Milano da poco più di una settimana." scherzai.
Lui sorrise.
"Io ci sono già venuta qualche volta, con..."
Ivy non riuscì a terminare la frase, come presa da improvvisi ricordi. Poi, facendo finta di nulla, continuò a parlare. "Si mangia davvero molto bene e il personale è molto cordiale."
Mark rimase leggermente attonito di fronte a quell'esitazione, ma di certo comprese i suoi pensieri. Di sicuro Ivy era stata in quel posto con Micheal. In ogni caso non le disse nulla, ma poggiò la sua mano sulla sua, come per ricordarle di esserci sempre per lei.
"Meraviglioso." disse Oliver.
"Ho sentito dire che si mangiano le bistecche più buone di Milano." aggiunse allora Chris, come per tentare di allentare la tensione.
"Impossibile." constatò Oliver. "Sono io che preparo le bistecche più buone di Milano." rise. "Non ricordi?" si rivolse a Chris.
Anche lui sorrise di fronte alla sua affermazione.
"Ha ragione." rispose. "La sue bistecche sono stratosferiche."
"Ah sì?" chiese Lizzie, divertita.
"Beato te che hai lui che ti cucina." Ivy si intromise nella conversazione. "Mark non sa preparare neanche un uovo fritto."
"Hey! Non è vero!" controbatté il suo fidanzato.
"Scusa, hai ragione. Sa mettere le pizze surgelate nel microonde."
Scoppiammo tutti a ridere.
"Come sei poi tu sapessi cucinare!" la accusai io.
"Non cucino solo perché ci sei tu a farlo per me." puntualizzò allora lei.
"Senza di me morireste di fame."
"Non dire stronzate Nicholson. Se tu non ci fossi ordineremmo a domicilio tutti i giorni." puntualizzò Mark.
Era davvero bello avere delle persone con cui ridere e scherzare. Persone che conoscevo da così poco tempo, ma mi sembrava quasi di conoscere da una vita. Era una sensazione strana quella, che forse durante la mia vita non avevo ancora mai provato. Continuammo a parlare del più e del meno, poi demmo uno sguardo al menù e finalmente chiamammo un cameriere che prese le nostre ordinazioni.
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Just be with me
RomanceSpin-off di "My professor" e "I still love you" La storia continua da dove si era interrotta, ma i fatti da questo momento in poi vengono narrati dal punto di vista di Jack, il quale si innamorerà presto di chi non avrebbe mai immaginato. __________...
