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PRESLEY's POV

«Sei sicura che non hai freddo?» Chiese Santi raggiungendomi e passandomi un hamburger con una lattina di Coca Cola ; ci sedemmo in una panchina sul lungomare, nei pressi del piccolo porto, accanto ad un grazioso chiosco improvvisato su un camper. Sorseggiò la sua birra guardandomi in silenzio ed aspettando una mia risposta.

«No, tranquillo....» lo rassicurai mordendo il panino «...grazie.»

«Di niente.» Accennò un ghigno posando una sigaretta sulle sue labbra.

«Come va la faccia?» Chiesi per cortesia, dato che da come era ridotto, era palesemente chiaro che non andasse bene, affatto.

«Mi prendi per il culo?» Scosse la testa divertito. «Non riesco neanche a muovere la mascella.»

«Mi dispiace.» Risposi desolata. «In compenso, però, sembri un duro. Uno di quei bad boys dei ghetti.» Provai a farlo sorridere e ci riuscì.

«Cosa? Ma se sembro il buco del culo di un babuino.» Sfiorò leggermente la sua faccia tumefatta ma che fortunatamente non sanguinava più. «Giuro che quel figlio di puttana è fortunato perché è mio fratello, altrimenti l'avrei rotto in due.» Mi fece sorridere perché parlava di lui come se gli volesse davvero molto bene. «E poi, me lo meritavo un po'.»

«Non ci pensare più.»

Annuì. «Tu verrai alla festa di metà autunno? A Hunnington?» Chiese mentre masticai in silenzio non avendone idea. «È una figata ! Di solito, dopo il lancio selle lanterne facciamo una specie di campeggio e passiamo la notte nei boschi, tra una canna ed una grigliata.»

«Non lo so.»

«Allora, sei invitata da me. Io e Jefferson ne abbiamo già parlato ed inoltre, verrà anche Bowie.» Aggiunse.

«E Harry?»

Espirò del fumo dalle narici. «Non so che dirti. Non ci ho più parlato da quel giorno, ed anche i ragazzi sospettano qualcosa. Comunque sia, a prescindere da ciò che deciderà di fare lui, tu e Freya dovete venire. Più siamo e meglio è!» Sorrise convincendomi. «Non vedo l'ora di rincorrervi nel bosco per spaventarvi a morte!»

Mi venne la pelle d'oca al solo pensiero mentre lui se la rise, divertito.

«Facciamo un giro sul molo.» Consigliai alzandomi in piedi e gettando il fazzoletto e la carta del panino in uno dei cassonetti della spazzatura, mentre mi raggiunse volentieri. «Come sta tuo padre?»

Mi guardò in modo strano.

«Che c'è? Sono sporca?» Mi pulii le labbra con la mano mentre lo vidi scuotere la testa.

«Sai che quasi nessuno mi chiede di lui? Lo apprezzo, Detroit!» Sorrise sorpassandomi, e camminando all'indietro, per guardarmi. «E comunque, sta benone, anche se non fa altro che brontolare dalla mattina alla mattina dopo. Cazzo!» Mugugnò sorridendo mentre ridacchiai  immaginandomelo prima di sedermi all'estremità del molo, con le gambe penzolanti all'ingiù, sopra l'acqua scura ma pacata.  «Dove ti vedi tra dieci anni?» Chiese all'improvviso sedendosi accanto a me e solo allora annusai il suo profumo ; un misto tra tabacco e qualcosa di boschivo, simile al legno, ma intenso al punto giusto e con uno slancio fresco.

«Non so nemmeno cosa farò il mese prossimo.»

«E dai...» mi spintonò con la sua spalla in modo giocoso «...non immagini mai il tuo futuro? Tutti ci chiediamo dove la vita ci porterà in futuro. Non credi?»

Annuii. «Avrò quasi ventotto anni tra dieci anni...» mormorai facendolo ridere «...vorrei essere felice. Ecco cosa voglio. Vedermi in un luogo oppure accanto a qualcuno che mi rende felice.»

Agrodolce- H.SDove le storie prendono vita. Scoprilo ora