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HARRY'S POV

«Potrei prenderti in parola.»
Massacrai le mie labbra impedendo a me stesso di mordere le sue, gesto che la mise parecchio a disagio, dato che sorrise imbarazzata. «Stai arrossendo!» Le schizzai dell'acqua su quel bellissimo viso così pulito ed innocente, per sdrammatizzare, allargandole il sorriso.

«Non è vero.» Indietreggiò nuotandomi via mentre la seguii per un tratto camminando e poi mi lasciai sorreggere dall'acqua, andandole dietro. Sorrisi perché adoravo quando arrossiva ed amavo quando ne ero io il motivo. Le afferrai la caviglia e la trascinai d'un tratto nella mia direzione mentre mugugnò quando la sua testa entrò in acqua.

Tossì risalendo in superficie, strofinandosi gli occhi mentre la cinsi saldamente alla vita. «Ho.....bevuto!» Mormorò facendomi sorridere finché diedi un'occhiata all'orologio da parete, notando che mancassero pochi secondi allo scrocchiare della mezzanotte. Lei non sapeva che fossi al corrente del suo compleanno e morii dalla voglia di scoprire come avrebbe reagito quando le avrei riferito che fossi stato io a domandare al signor Duval se potesse lasciarle la giornata libera.

Le spostai via qualche ciocca di capelli e le ripulii il viso delicatamente, sfiorandole gli occhi con il pollice affinché potesse vedere mentre rise come una bambina, mandandomi il cuore in tilt.
«Hai già espresso il tuo desiderio?»

Sbatté le palpebre velocemente, non cogliendo la mia frase, finché posò i suoi bellissimi occhi alle mie spalle notando che le lancette fossero fisse sulla mezzanotte.

«No.» Sussurrò mentre il suo alito caldo sfiorò la mia bocca facendomi accaldare tant'è che fiondai le dita sul suo fianco. «Ma tu come...-?» Domandò confusa mentre il suo seno si scagliò velocemente contro il mio torace, finché eliminai ogni distanza dai nostri corpi, tirandola a me e vedendola deglutire.

«Santi mi ha detto che il motivo per cui quel giorno sono andato a New York....» esclamai catturando la sua più totale attenzione «....era per comprarti i biglietti del concerto della tua cantante preferita.»

Spalancò gli occhi, anche se il suo piccolo petto fece su e giù velocemente ma non per quello.
«Lana?»

Annuii sorridendole. «Si sarebbe tenuto questa notte a New York e non sono nemmeno in grado di immaginare quanto saresti stata felice di assistere.»
Deglutì e chinò il capo in avanti, nascondendomi i suoi occhi probabilmente velati da lacrime, anche se non capì se fossero dettate da gioia o rammarico. Piegai il collo per guardarla meglio mentre il mio sorriso scomparve dal mio viso all'istante quando una lacrima scivolò velocemente sul suo volto. «Peps.»

«Tu hai avuto quel brutto incidente per causa mia.»

Oh, merda...

«Ma che dici? Non è di certo colpa tua!» Dissi appoggiando la mia mano sulla sua guancia, mentre la lacrima si scontrò contro la pelle del mio dorso. «Ora non è il momento di piangere. Per cosa poi? Per una cazzata simile?»

«Ma non è una cazzata...» tirò su con il naso «...perché io in quell'incidente ti ho quasi perso, e tutto per colpa di un paio di stupidi biglietti quando tutto ciò che volevo io ce l'avevo già. Mi bastava starti accanto.» La sua voce si ruppe, gli occhi si chiusero ed iniziò a singhiozzare. Oh, merda, merda, merda....non era di certo il risultato che volevo ottenere dicendole quello.

«Ma non è successo!» La scossi leggermente affinché mi degnasse di un'occhiata. «Guardami....dai, guardami Peps! Oggi dobbiamo festeggiare non piangere.»

Lo fece mentre indietreggiai nella zona in cui i miei piedi potessero toccare il pavimento e la trascinai con me, reggendola quasi di peso. Afferrai la sua mano e la portai sul mio viso affinché mi toccasse.

Agrodolce- H.SDove le storie prendono vita. Scoprilo ora