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HARRY'S POV

«Peps?» Chiese Santiago che fulminai con un'occhiataccia non appena raggiunsi il resto del gruppo. «Dov'è finita?» Mi sedetti affianco a Nikki che moriva dalla voglia di scopare, e pure io, in realtà. Dovevo svuotarmi i coglioni ed anche la testa, eliminando lo stress accumulato nell'ultima settimana.

«È andata a dormire.» Afferrai un bicchiere che riempii velocemente e mi sgolai dinanzi allo sguardo scrutante del mio amico. «Beviamo? Sei qui per divertirti o per parlare di lei? Vai a raggiungerla se ti manca tanto.» Ringhiai rendendomene conto non appena pronunciai la frase che stessi perdendo il controllo, tant'è che il messicano e Jefe si scambiarono sguardi ambigui non riuscendo a decifrare la mia reazione. Presley di qui....Presley di lì....Ma che cazzo gli importava di lei, poi? Che andasse a farsi fottere....Presley!

Afferrò il bicchiere che gli allungai senza proferir parola, nonostante mi guardò di traverso di tanto in tanto e sapevo bene il perché lo stesse facendo. «Io vado.» Esclamò di colpo, posando il drink ed alzandosi.

«Ma come? Di già?» Fu Jefferson, con un'espressione alquanto meravigliata, a parlare per primo mentre non aggiunsi nulla.

«Devo lavorare domattina presto.»

Balle.

«Divertitevi!» Mi lanciò un ultimo sguardo pieno zeppo di delusione e poi andò via mentre non capii il senso del suo comportamento. Perché insisteva tanto con la storia che tra me e quella ragazzina ci fosse qualcosa, quando mi conoscevo meglio di chiunque altro al mondo e sapevo bene di che pasta ero fatto. Detestavo i sentimentalismi soprattutto se si trattava di donne. Mi sollevai velocemente e lo seguii, sperando non se ne fosse ancora andato.

«Santi!» Lo chiamai vedendolo salire nella sua Chevrolet, finché riaprì lo sportello quando lo mi avvicinai. «Che cazzo ti prende, perché io non riesco a capirti, amico mio!»

«Non mi prende niente...» si accese una sigaretta e tentò di chiudere lo sportello nel tentativo di troncare il discorso «...corri pure da quella battona di Nikki se è questo ciò che ti diverte.»

Quanto m'incazzava quando faceva l'ironico. «Ti piace Presley?» Ghignai convinto che fosse quello il motivo. Forse non riusciva a mandare giù il fatto che quella ragazzina sbavasse per me e non per lui. «È per quello che fai così?» Risi. «Ma dai...te la regalo!»

Scosse la testa. «E pensare che mi piaceva tanto quella nuova versione di te!»

Ma a che diavolo alludeva?

«Andiamo, Santi....» risposi «...tu mi conosci meglio di chiunque altro. Sono io!»

Espirò del fumo dalle narici e si mise a fissare il parabrezza per un po'. «Tu sai che sei stato il suo primo ..tutto?...No?» Domanda retorica dato che come potevo saperlo?   «Beh, te lo dico io. E sai che una volta mi hai anche confessato che la ami? Che sei pazzo di lei...Sorprendente, vero?»

Deglutii.
Era impossibile da credere.

«Ed è vero che io ti conosco da una vita e meglio di chiunque altro, eppure non ti avevo mai visto più felice di così! Eri diventato un altro uomo. Completamente.» Gettò il mozzicone della sigaretta a terra e sorrise, come se nemmeno lui credesse fosse possibile. «Eri felice, cazzo! Le compravi fiori senza motivo, sorridevi e ti brillavano gli occhi ogni volta che veniva citata o che sentivi il suo nome.» Mormorò per poi guardarmi per una buona manciata di secondi. «Quella ragazza non si è mai mossa dal letto dell'ospedale quando eri in coma...» aggiunse «...le ho lette di nascosto le lettere che ti ha scritto, sai? E dovresti farlo anche tu per renderti conto di quanto ti ami!»

Agrodolce- H.SDove le storie prendono vita. Scoprilo ora