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PRESLEY's POV

«Non ci credo!» Risi ancora con le lacrime agli occhi, aiutandolo a caricare in auto le borse piene di cibo. «Hai visto come ci guardava la commessa?»

Mi fece salire sopra il carrello e mi scarrozzò come una bambina in ogni reparto, ricoprendomi di cibo sotto vari sguardi indiscreti.

«Era scioccata!» Rispose.

«E il vecchietto che hai minacciato?» Mormorai ripensando a quando spinse velocemente il carrello e per poco non investimmo il povero uomo. «Dai, lì hai esagerato!» Trattenni con estrema difficoltà, una risata.

«Mi ha chiamato coglione. E poi, non gli ho detto nulla di che!»

Spalancai la bocca vedendolo sorridere. «Che? "Vai via altrimenti ti spezzo in due la dentiera" non è una minaccia?» Borbottai divertita. «Mi fa male la pancia per quanto ho riso!» Salii in auto mentre lui mi seguì non appena ripose il carrello in fila con gli altri.

«Non mi divertivo così da secoli.» Ammise spiazzandomi, eppure mi parve quasi impossibile ; Harry era sempre in mezzo alla gente, tra amici e feste. Come poteva una semplice mezz'ora in supermercato averlo fatto divertire così tanto.

«Neanche io.» Risposi sincera. «In realtà, le risate migliori e quelle che difficilmente dimenticherò, sono state con te.»

Appoggiò d'istinto, forse senza rendersene neanche conto, la sua mano sulla mia coscia dopo che mise in moto il veicolo. Sussultai, non aspettandomi affatto quel gesto, nonostante la spostò via senza dire niente. Quasi come se si fosse pentito.

«Che mangiamo stasera?»

«Vediamo...» finse di pensarci «...potrei cucinarti qualcosa. Ti va?»

Annuii, per quanto fossi stanca. «C'è qualcosa che sai cucinare?»

«No.» Parlò con onestà. «Ma potrei ordinare qualcosa e fingere che l'abbia preparata io.»

Sorrisi. «Oppure, potrebbe cucinare la tua ragazza.»

«Nikki ed io siamo usciti di casa contemporaneamente da casa e lei lavora stasera, perciò saremo soli tu ed io.» Mi informò mentre ne fui sollevata. «Mi inventerò qualcosa. Prima mangi e poi vai di corsa a letto a riposare.» Disse, parcheggiando in giardino. Portammo all'interno tutte le borse e mentre io sgranocchiai qualche cioccolatino e riposi nei vari scaffali i diversi prodotti, lui si mise ai fornelli, cercando qualche ricetta su internet.
Povera me, pensai.

«Ho trovato! Ti preparerò una bella vellutata di zucchine.» Esordì pimpante. «Ti leccherai i baffi!»

Serrai le labbra dubitando delle sue convinzioni. Mi sedetti sull'isola della cucina, alle sue spalle, notandolo in difficoltà.

«Non sai neanche da dove incominciare, vero?»

«Ma che dici!» Replicò come se fosse un gioco da ragazzi. Perfino Santiago sapeva dove si trovasse il sale.

«Almeno Nikki ha pulito!» Farfugliai tra i denti guardandomi attorno mentre scosse la testa.

«Figurati se Nikki pulisce! È passata Dolores.»

Ah, ecco.

«Tieni, assaggia!» Si voltò con una forchetta sulla quale aveva infilzato un piccolo pezzo di zucchina. «Dimmi se è cotta!» Aggiunse curioso, infilando i suoi fianchi tra le mie gambe mentre esitai un po' prima di addentare quel coso.

«Si vede che non è cotta!»

«Non l'hai neanche assaggiata, come fai a dirlo?» Insistette avvicinandola mentre per poco non mi spezzai l'osso del collo a furia di allontanarmi da lui. Afferrò delicatamente la mia mascella nella mano libera, incitandomi ad aprire la bocca, e messa alle strette non potei far altro che acconsentire. «Com'è?»

Agrodolce- H.SDove le storie prendono vita. Scoprilo ora