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Marinette

Parigi era già sveglia da un pezzo. Il suo brusio familiare si infilava tra le finestre spalancate della mia camera, portando con sé il profumo del pane fresco, il suono delle biciclette e la solita energia vibrante che rende questa città... viva.

«Mmmh...» mugugno, stringendomi ancora un po' nelle coperte.
Il sole aveva già scaldato tutto il letto, rendendo le lenzuola quasi roventi. Troppo caldo per restare a dormire.
Sbuffai, alzandomi a sedere con un gesto secco.

«Marinette, non vorrai mica fare tardi anche oggi, vero?»
Tikki, sempre puntuale nel ricordarmi l’ovvio.

«Nooo...» rispondo, trascinando la voce come se potesse posticipare la giornata.

Scesi lentamente le strette scalette del letto soppalcato, con la grazia di chi sa di rischiare ogni mattina una rovinosa caduta.
Raggiunsi l’armadio, decorato — o forse dovrei dire invaso — da foto di Adrien Agreste.
«Ehh...buongiorno» mormorai ai poster, cercando di non sembrare completamente fuori di testa.
Alle mie spalle, Tikki sospirò in modo fin troppo eloquente.

Aprii le ante dell’armadio e accarezzai la stoffa dei vestiti in cerca dell’outfit del giorno.
Jeans rosa, maglietta bianca a fiori, giacchettino di pelle nera.

«Che originale...» commentò Tikki, ironica.
Non potevo darle torto.
Alzai le spalle ridacchiando e mi chiusi in bagno per vestirmi.

Pettinai i capelli nella mia solita acconciatura  e, per una volta, decisi di truccarmi con cura: ombretto rosa, eyeliner leggero, tanto mascara e una generosa passata di lucidalabbra.
Mi osservai allo specchio con aria critica... per la settima volta.
«Okay, ora basta.»
Tikki, con la sua dolce fermezza, mi spinse a muovermi.

Afferrai lo zaino, infilai le ballerine e corsi giù per le scale.
«Ciao mamma!»
«Muoviti Marinette, farai tardi!»
Chiusi la porta dietro di me, il cuore già a mille.

Mentre correvo verso la scuola, senza alcuna speranza di arrivare puntuale, mi rivolsi a Tikki sottovoce:
«Ti prego... possiamo usare Ladybug?»
«Solo questa volta» rispose lei con un sospiro rassegnato.

Mi infilai in un piccolo parchetto e, nascosta dietro un cespuglio, sussurrai:
<<Tikki, trasformami!>>
Il bagliore rosso mi avvolse e in un secondo ero Ladybug, nella mia tutina attillata e pronta a volare.
Lanciai lo yo-yo verso un lampione e mi slanciai in aria.

<<Da terra sembrava molto più vicina...>> brontolai, saltando tra i tetti.

Atterrai in un vicolo a due passi dalla scuola, mi trasformai nuovamente e offrii un biscottino a Tikki, esausta.
<<Grazie>> le sussurrai, infilandola nella borsa con delicatezza.

Sulla scalinata del liceo vidi Alya e Nino che mi aspettavano.
<<Alya! Nino!>> li chiamai, attraversando la strada in tutta fretta.

Alya mi accolse con un sorriso e un breve abbraccio.
<<Abbiamo ancora tempo per aspettare Adrien?>> chiese Nino, guardando l’orologio.
<<È successo qualcosa?>> domandai, allarmata.
<<Nah, penso sia solo in ritardo>> rispose lui, ridendo.
<<Stai tranquilla, il tuo principe sta arrivando>> aggiunse Alya, con il solito sarcasmo.

<<Oh! Eccolo!>>
Nino alzò il braccio per attirare la sua attenzione.

Adrien scese dalla macchina grigia, splendente come sempre. Il sole illuminava i suoi capelli biondi, rendendoli quasi dorati. Il suo viso era arrossato per il caldo, e quegli occhi... verde smeraldo e intensi come non mai.
E quel sorriso. Quel sorriso.

<<Marinette?>>
Alya mi diede una gomitata.
<<Ti sta salutando.>>

<<C-ciao Adri- Adre- Adrien anche a te!>> balbettai, agitando le mani come un ventilatore impazzito.
<<Anche a te?>> sussurrò Alya, trattenendo una risata.
Sentivo le guance bruciare.

Adrien sorrise, appena imbarazzato, poi rise piano.
<<Meglio entrare>> disse Alya, afferrandomi per un braccio e trascinandomi su per le scale.

🐞🐞🐞

Le lezioni trascorrevano lente, come sabbia che non vuole cadere dalla clessidra.
Appoggiai la testa sul banco, le palpebre pesanti.

<<Wow, Marinette. Sei esausta ultimamente...>> disse Alya, passandomi le dita tra i capelli.
Già. Niente di che. Solo supereroina a tempo pieno.
<<Credo di dormire male>> bofonchiai.

<<Cosa ti tiene sveglia?>>
Era la voce di Adrien. Mi stava guardando. Attento, sincero, curioso.
<<Se posso chiedere...>> aggiunse, imbarazzato.

Il cuore iniziò a battermi più forte.
Oh no. Con quegli occhi come faccio a parlare?!

<<Ah... io...>>

<<Marinette?>>
Juleka comparve accanto al banco, silenziosa come un’ombra.

<<D-dimmi tutto Juleka>> risposi, colta alla sprovvista.

<<Luka mi ha chiesto di avvisarti... oggi ci sono le prove della band. Se ti va di venire.>>
La sua voce era timida, ma dolce. Mi strappò un sorriso.

<<Certo! Ci sarò alla fine delle lezioni!>> dissi subito, entusiasta.
Juleka annuì e tornò al suo posto.

<<Luka, eh?>> commentò Alya, con uno sguardo malizioso.
<<Sì Lu— no. Non iniziare.>>
Le lanciai un’occhiata minacciosa.

<<Che fai nella band?>> chiese Nino, curioso.
<<Costumi. Mi occupo dei look di scena>> risposi, fiera.

<<Fighissimo! Possiamo venire a vedere le prove?>>
Adrien parlava. Ancora. A me.

<<Sì! Cioè, certo! Per forza! AHAHA sì!>>
Ecco. Di nuovo. Le parole che mi scappano a caso.

<<ANCHE OGGI!>> aggiunsi, con troppo entusiasmo.

Alya e Nino si piegarono dal ridere, mentre io sentivo il volto accendersi come una lanterna.

Adrien sorrise. Dolce. Tenero.
Afferrò la borsa, si alzò e — guardandomi negli occhi — disse:
<<Ti scrivo>>
E mi fece l’occhiolino.

Un occhiolino.

Lo guardai allontanarsi, come se fosse una scena rallentata in un film romantico.

Sospirai rumorosamente, una mano sul petto.
<<Non voglio nemmeno sapere che faccia avessi...>>
<<HAHAHA!>>
Alya e Nino esplosero in una risata.

<<Mi avrà presa per una pazza...>> mormorai.
<<Probabile>> disse Alya, ridacchiando.
<<Ma almeno sei certa che con te, non si annoia mai>>

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Ciao ragazzi, benvenuti nella mia fanfiction Marichat!
Ho un solo avvertimento futuro, ci saranno delle scene spinte, smut, per evitare shock è bene avvisare; per il resto...beh...divertitevi!
Commentate e votate!

-Aslan

-Formidable- [Marichat] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora