«M’lady, che succede?»
ChatNoir mi appoggia una mano sulla schiena, accarezzandomi appena. È un gesto semplice, ma il calore di quel contatto mi travolge. È la goccia che fa traboccare il vaso: mi volto di scatto e lo stringo in un abbraccio disperato.
Lo tengo stretto, come se avessi paura che potesse svanire da un momento all’altro. Solo quando sento il suo respiro regolare, calmo e rassicurante vicino al mio, riesco a convincermi che sia davvero lì, al mio fianco.
«Insettina…» sussurra nel mio orecchio, la sua voce bassa e morbida.
«Che ci fai qui?» riesco a chiedere, senza sciogliermi dall’abbraccio.
Mi stacco appena, abbastanza per incrociare i suoi occhi verdi. Sono proprio quelli che ho cercato per tutta la giornata, senza ammetterlo nemmeno a me stessa.
«Stavo tornando a casa» dice piano. Il suo sguardo si posa su di me, scivolando lungo il mio viso. Lo vedo seguire il percorso delle lacrime, e ogni tanto fermarsi sulle mie labbra, come se fosse combattuto.
Marinette, concentrati.
«Eri di pattuglia?» domando, la mia voce incrinata dall’emozione. Ma il modo in cui il suo viso si addolcisce mi rassicura.
«No, ero… ero in giro» risponde, distogliendo lo sguardo, come se non volesse spiegare davvero.
Poi mi prende delicatamente per i fianchi, sollevandomi dalla ringhiera del ponte e posandomi con dolcezza a terra, senza lasciarmi.
«Senti, vuoi parlare di…» mi fissa con attenzione, indicando con un dito le mie guance bagnate, «…di questo?»
Mi affretto ad asciugarmi, tirando su col naso.
«Nulla di serio, gattino, promesso»
Lui però non sembra convinto. Le sue orecchie feline si abbassano un po’, e i suoi occhi mi scrutano come se cercassero di leggermi dentro.
«Davvero. Era solo un piccolo sfogo, può capitare...» aggiungo, accarezzandogli il braccio per rassicurarlo.
Lo sento irrigidirsi appena, ma poi il suo corpo si rilassa sotto il mio tocco.
«È tardi, insettina. Dovresti tornare a casa» dice infine.
Si china e mi lascia un bacio leggero sulla fronte. Resto immobile, sorpresa da quel gesto così tenero, con il cuore che batte troppo veloce.
«Il gatto se ne va!» esclama, portando la mano alla tempia in un saluto militare buffo, prima di balzare via sul suo bastone e sparire nella notte.
«Ma… cos’era quello?» mormoro, portandomi una mano alla fronte. Un brivido caldo mi attraversa, e non riesco a smettere di sorridere.
È ora di rientrare.
La mattina dopo, la mia testa è un disastro.
Alle 8:30 sono ancora sotto le coperte, con il naso chiuso e la febbriciattola che mi rende pesante ogni gesto.
«Devi riposarti, Marinette» dice mia madre, tirandomi su le coperte fin quasi al mento.
«Lo farò, mamma. Grazie» le rispondo, stringendo il cuscino morbido sotto di me: quello di Jagged Stone che Luka mi ha regalato lo scorso Natale.
Quel cuscino ha un valore particolare, non solo perché è di Jagged, ma perché è un ricordo di Luka, e di un periodo in cui tutto sembrava più semplice.
Appena mamma esce dalla stanza, raccomandandosi di nuovo, lascio andare un sospiro profondo e accendo il computer sul comodino.
In questo periodo, nella mia testa non c’è spazio per altro che per lui.
ChatNoir.
Il suo sguardo, il suo sorriso ironico, perfino il modo in cui scherza per sdrammatizzare. Ogni volta che chiudo gli occhi, mi tornano in mente i suoi gesti. E da qualche giorno, lo ammetto, ho iniziato persino a sognarlo.
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-Formidable- [Marichat]
Fanfiction🔒 Lei è Ladybug. Lui è ChatNoir. Ma fuori dalle maschere... nessuno sa niente di nessuno. Marinette è innamorata del suo compagno di classe Adrien, ma una notte finisce per perdere la testa proprio per ChatNoir, il suo partner. Peccato che siano la...
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