La barca della madre di Luka era esattamente come la ricordavo: sospesa tra il fascino dell’arte e il caos disordinato della musica. Cavi, amplificatori, strumenti e locandine decorate con schizzi astratti le davano un'anima vibrante, vissuta… quasi magica.
Una volta attraccati, ci ritrovammo tutti sul piccolo ponte d’ingresso, immersi nel profumo salmastro del fiume e nelle risate leggere che arrivavano dalla sala prove. Era come essere in un altro mondo, sospeso e galleggiante… un rifugio che sembrava fuori dal tempo.
<<Vado a parlare con Luka, voi potete restare qui>> dissi ai miei amici, indicando con un gesto della mano la sala prove.
Non attesi risposta. Ero troppo nervosa, e in fondo non volevo che mi seguissero. Mi incamminai decisa lungo il corridoio stretto e un po’ scricchiolante della barca, fino a raggiungere la porta della stanza di Luka. Il legno era ruvido sotto le dita. Bussai, tre colpi decisi.
<<Avanti>> rispose una voce ovattata da dietro la porta. La sua voce.
Aprii piano. L’aria nella stanza era densa, quasi sospesa. Le luci erano così basse da rendere tutto appena visibile. Ombre bluastre si stendevano sulle pareti e l’unico suono era quello delicato delle corde di una chitarra, che venivano accordate lentamente.
<<Ehi, Ma-Ma-Marinette>> disse Luka, seduto sul letto, nascosto tra le ombre.
<<Ehi! Posso accendere la luce… oppure?>>
Nella penombra, vidi il suo braccio sollevarsi, il pollice in su.
Allungai la mano verso il muro, cercando a tastoni l’interruttore. Un clic. La stanza si rischiarì con una luce calda e tenue.
<<Ah, molto meglio>> sorrisi, socchiudendo la porta alle mie spalle.
Finalmente riuscivo a vederlo chiaramente: Luka era seduto con una gamba piegata e l’altra distesa, la chitarra sulle ginocchia, una canotta nera larga che lasciava intravedere spalle e clavicole, i jeans strappati alle ginocchia e i soliti anelli e bracciali che riflettevano la luce. I capelli, più spenti del solito, gli cadevano sugli occhi in ciocche disordinate, ma sembrava perfetto, nel suo modo scompigliato.
<<Ma quelle catene… non ti pesano mai?>> chiesi scherzando, riferendomi agli accessori che portava.
Luka alzò lo sguardo dalla chitarra e rise piano, quel tipo di risata che sembrava arrivare dal petto.
<<Fanno parte della mia melodia>> rispose, continuando a pizzicare le corde.
<<Oh okay poeta, abbiamo ospiti oggi>> dissi dopo un istante, cercando di suonare naturale.
Nonostante il mio tono esitante, sembrava aver già capito tutto.
<<Sì, me ne sono accorto>> rispose calmo.
Mi rilassai un po’. Non era arrabbiato. Forse… mi conosceva davvero bene.
<<Mi dispiace non averti avvisato, ma non ho proprio avuto modo e...>>
<<...non sai dire di no>> concluse lui con un sorriso gentile, chiudendo la frase al mio posto.
Appoggiò la chitarra sul letto e si alzò con un balzo.
Camminò verso di me a passo lento, ma sicuro, gli occhi nei miei, fissi, profondi… quasi ipnotici.
<<Va bene così>> disse. E mi accarezzò la testa, con un gesto che era dolce, ma anche sorprendentemente intimo.
<<Andiamo dagli altri?>> chiese poco dopo.
Annuii, cercando di nascondere il lieve rossore sulle guance, e lo seguii nella sala prove.
Appena entrammo, Alya mi piombò addosso come una furia.
Mi afferrò per un braccio e, senza lasciarmi il tempo di replicare, mi trascinò via da Luka.
<<Perdonami caro, te la riporto subito!>> disse con un sorriso forzatamente gentile, lanciando a Luka un occhiolino teatrale.
Lui, impassibile, tornò a sedersi vicino a Rose.
Una volta appartate, Alya mi fissò con intensità.
<<Che diavolo sta succedendo?>>
Scandì ogni parola lentamente, con lo sguardo incollato ai miei occhi. La sua presa sul mio braccio era ferma, quasi interrogatoria.
<<Nulla.>>
Provai a restare calma, anche se il cuore batteva forte.
<<L’ho solo avvisato che sareste venuti. Io e Luka siamo solo amici, te l’ho detto. Non iniziare con i tuoi film mentali>> sussurrai con decisione.
Alya mi guardò ancora per un momento, poi scrollò le spalle con quel sorrisetto malizioso che usava ogni volta che un ragazzo entrava nella conversazione.
<<Certo, certo. Come no>> borbottò, lasciandomi finalmente andare.
Sorrisi debolmente. In realtà... tutta quella cosa con Luka mi confondeva più di quanto avrei voluto ammettere.
Ma non ebbi il tempo di riflettere.
Una mano si posò delicatamente sulla mia spalla, facendomi sobbalzare.
Mi voltai di scatto.
<<Adrien.>>
La sua vicinanza mi disorientò immediatamente. Il suo volto era così vicino al mio che riuscivo a sentire il calore del suo respiro. Panico. Totale.
<<EHI! Adrien! Proprio tu ahaha!>> esclamai, con un tono esageratamente alto.
Alya, saggia, si allontanò silenziosamente lasciandoci soli.
<<C’è stato qualche problema… per la nostra presenza?>> chiese Adrien, grattandosi la nuca con un’espressione imbarazzata. Era chiaramente a disagio.
<<No, no. Certo che no>> cercai di rassicurarlo, trattenendo il respiro.
Era difficile mantenere la calma quando quegli occhi verde smeraldo mi fissavano così da vicino. Magari… magari voleva dirmi qualcosa?
<<Adrien, io...>>
Ma proprio in quell’istante, il suo cellulare vibrò.
Lo prese dalla tasca, gli occhi si illuminarono per un momento.
Poi lessi il nome sullo schermo. Kagami.
In quel secondo qualcosa cambiò. Solo per un attimo, ma lo notai.
<<Scusa, devo rispondere>> disse con un sorriso veloce, allontanandosi prima ancora che potessi replicare.
Restai lì, immobile, osservandolo mentre si allontanava. La sua voce si abbassava man mano che parlava con lei, e io… io mi sentivo come se mi si fosse spento qualcosa dentro.
<<Hai parlato con Adrien. Sii fiera di questo!>> mi incoraggiò Tikki, con il suo tono tenero e ottimista, sussurrando dalla borsetta.
Le rivolsi un sorriso. Il più sincero che riuscivo a fingere in quel momento.
Uno di quelli che servivano a nascondere la delusione. E l’invidia.
<<Okay, possiamo dare inizio alle prove!>>
La voce squillante di Rose mi riportò alla realtà. Gli strumenti iniziarono a suonare, le voci a riempire l’ambiente.
Mi avvicinai ad Alya, che sedeva sotto al piccolo palco con Nino. Mi sedetti accanto a lei, in silenzio.
<<Allora? Che voleva?>> chiese lei, curiosa.
<<Niente di entusiasmante.>>
Non osai incrociare il suo sguardo. Alya aveva un talento infallibile nel leggere le persone, e sapevo che, se mi avesse guardato davvero in faccia, avrebbe capito tutto.
Meglio fissare la band. Le prove. Era questo il mio obiettivo, almeno per oggi.
Anche se il cuore… sembrava avere intenzioni completamente diverse.
Spazio autore
Piccola spiegazione!
Utilizzerò Kagami al posto di Katami per comodità, spero non sia un problema❤️🐞
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-Formidable- [Marichat]
Fanfiction🔒 Lei è Ladybug. Lui è ChatNoir. Ma fuori dalle maschere... nessuno sa niente di nessuno. Marinette è innamorata del suo compagno di classe Adrien, ma una notte finisce per perdere la testa proprio per ChatNoir, il suo partner. Peccato che siano la...
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