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Adrien

La musica potrebbe anche svanire del tutto.
Potrebbero spegnersi le luci, potrebbero sparire gli invitati, Parigi intera potrebbe fare puf, e io non me ne accorgerei comunque.

Perché ho Marinette tra le braccia.

Il velluto del suo vestito sotto le mie dita.
Il calore del suo respiro sul mio collo.
La sua fronte che sfiora la mia quando ci avviciniamo un po’ troppo nel passo lento.

«Mi perdoni per l’attesa, Principessa?» le ho chiesto.
Ma la verità è che sono io a doverla ringraziare, per ogni secondo in cui mi lascia guardarla così, come se ne avessi il diritto.

Lei ride piano — quel tipo di risata che mi manda il cervello in tilt — e appoggia la mano sul mio petto, proprio sopra il cuore.
Che ovviamente decide di impazzire.

Le passo un pollice sulla schiena, lento, e lei arrossisce dietro la maschera.
Un’altra volta e giuro che la sollevo in braccio e sparisco in un vicolo.

«Se continui a guardarmi così,» mormoro contro la sua guancia, «mi toccherà baciarti davanti a tutti.»

«Vorrei vederti provare…» risponde lei, maliziosa.

Sto per risponderle,qualcosa di stupido, qualcosa che la farà arrossire ancora di più, quando sento due colpetti leggeri sulla spalla.

Tap.
Tap.

Mi volto con la calma di uno a cui stanno portando via l’ultimo morso del dessert.

E ovviamente è lei.

Elegantissima. Impeccabile. Maschera argento. Espressione da "non sono venuta a festeggiare, sono venuta a sbranare qualcuno".

Kagami.

«Adrien.»
Una parola. Dritta come una lama.

Il mio stomaco si contrae.
Oh no.
Non adesso.

«Kagami?» cerco di non sembrare nervoso, ma è difficile quando la tua ex-rivale d’allenamento ti si presenta come un avvertimento divino in mezzo al tuo ballo romantico.

Lei mi guarda. Poi guarda Marinette. Poi torna a guardarmi.
Troppo silenzio. Troppo.

«Dobbiamo parlare.»
Le sue pupille sono fredde, lucide. Determinate.

Fantastico.
Perfetto.
Che meraviglia.
Mi viene voglia di farmi lanciare fuori dalla finestra.

Sento Marinette irrigidirsi un po’, ma quando la guardo lei mi sorride. Un sorriso rassicurante. Dolce. Forte.
Più forte di me.

«Vai pure,» mi sussurra. «È importante, si vede.»

Vorrei stringerla e portarla via con me.
Vorrei dire a Kagami più tardi, domani, mai.
Ma so che se Kagami si presenta così… allora riguarda il Progetto Agreste.
Riguarda la mia famiglia.
Riguarda quella dannata chiave.

E non posso ignorarlo.

«Torno subito, Principessa.»
Le sfioro la mano un’ultima volta, come se potessi imprimere il contatto sulla pelle.

Poi seguo Kagami qualche passo più in là, in una zona meno affollata.

Lei cammina davanti impettita.
Io dietro, riluttante.
E tutto il romanticismo del momento muore come una candela al vento.

Dentro di me sorge un unico pensiero:
Per favore, che non sia quello che penso.

Ma conosco Kagami.

E quel modo di guardarmi…
quel modo tagliente…

Significa problemi.
Grossi problemi.

Avrò mai una serata libera da questi macelli?

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⏰ Ultimo aggiornamento: Dec 16, 2025 ⏰

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