La domenica ha un sapore diverso, più lento… e più pesante. Il borsone sul letto sembra inghiottire ogni pezzo della mia vita, uno alla volta.
«Camicia bianca?» chiede Marinette, con la penna pronta e il taccuino aperto sulle ginocchia.
«Dentro.»
Spunta la voce con un gesto deciso, ma non alza subito lo sguardo. Quando lo fa, mi sorride, un po’ troppo largo per essere del tutto sincero.
«Intimo?»
Alzo un sopracciglio. «Davvero lo vuoi sapere?»
Lei arrossisce appena e mi tira un cuscino addosso. «Adrien!»
Scoppio a ridere, afferrando il cuscino al volo. «Ok, ok, cinque boxer. Soddisfatta, signorina segretaria?»
«Direi di sì.» ribatte, arricciando il naso e spuntando un’altra voce.
C’è un’aria finta leggera nella stanza, come se stessimo recitando entrambi. Lei con il suo tono da organizzatrice perfetta, io con le mie battutine, e nel mezzo il silenzio che ci ricorda quello che succederà dopo.
«Felpa pesante?»
«Quella con il cappuccio. Quella che ti piace rubarmi.»
«Ah, quindi te la porti via?» finge di offendersi, stringendo il taccuino al petto come se fosse un tesoro.
Le siedo accanto e le prendo il polso. «Se la tieni, dovrò tornare presto a casa a riprenderla.»
Lei ride, ma i suoi occhi si velano appena, tradendo la malinconia che cerca di soffocare con il gioco.
La osservo in silenzio per un attimo. Ogni spunta sul suo quaderno non è solo una voce completata: è un piccolo passo verso il momento in cui dovrò davvero lasciarla.
Chiudo il borsone con un colpo secco di zip. Quel suono mi sembra più forte di quanto dovrebbe, come se avesse appena tagliato in due un capitolo della mia vita.
Mi volto, e la vedo lì: Marinette fa finta di sorridere mentre mi osserva sistemare le ultime cose, ma i suoi occhi non mentono.
Il cuore mi si stringe. Non sopporto di vederla così.
«Ehi…» le dico, avvicinandomi. Con un dito le sollevo il mento, costringendola a incontrare i miei occhi. «È solo… una nuova abitudine, niente di più.»
Lei sospira, la voce le trema appena: «Lo so, ma ero abituata ad averti qui, ogni mattina, ogni sera…»
Le accarezzo la guancia, lasciando che il pollice scivoli piano sulla sua pelle calda. «E continuerai ad avermi, Marinette. Solo che in mezzo ci saranno un paio di strade da attraversare. Siamo a mezz’ora a piedi l’uno dall’altra. Mezz’ora. Non è nulla.»
Chiudo gli occhi per un secondo, cercando di dare forza anche a me stesso. Poi li riapro e la guardo dritta negli occhi, senza esitazione.
«Ti ricordi com’era prima? I messaggini notturni, i baci rubati di nascosto, io che ti raggiungevo la sera dopo scuola come se fosse la cosa più naturale del mondo.»
Un mezzo sorriso le scivola sul volto, finalmente sincero. «E tu che ti addormentavi sempre a metà dei miei discorsi.»
Scoppio a ridere piano. «Colpa della tua voce, Principessa. È troppo rilassante.»
Lei mi abbraccia all’improvviso, stringendosi forte al mio petto. Io ricambio subito, affondando il viso tra i suoi capelli. Odora di casa, di tutto quello che rende difficile andare via.
Ma non la stiamo perdendo, questa cosa. Stiamo solo tornando a un ritmo che conosciamo bene.
«Potrai venire a dormire da me quando vuoi, la villa è a nostra disposizione» sussurro al suo orecchio, lasciando che le labbra le sfiorino appena la pelle.
Marinette scoppia a ridere piano, le guance già tinte di rosso. «Ti pare che mio padre mi lasci dormire da te, dopo che ci ha visti quella volta?»
Le sposto delicatamente una ciocca ribelle dal viso, la guardo negli occhi, socchiudendo i miei con un mezzo sorriso sicuro.
«Pensi davvero che tuo padre non sappia quello che succede ogni notte in camera tua, da qualche mese a questa parte?»
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-Formidable- [Marichat]
Fanfiction🔒 Lei è Ladybug. Lui è ChatNoir. Ma fuori dalle maschere... nessuno sa niente di nessuno. Marinette è innamorata del suo compagno di classe Adrien, ma una notte finisce per perdere la testa proprio per ChatNoir, il suo partner. Peccato che siano la...
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