14.

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Mi blocco sui miei stessi movimenti, alzando lentamente lo sguardo sul suo viso.
Non c'è traccia di preoccupazione, tensione o lamento.

La sua espressione è stranamente calma, come se avesse posto una domanda di routine.

«Certo.» Mi sollevo leggermente, portando il mio viso all'altezza del suo e fissandola dritta negli occhi.
Marinette ridacchia in modo leggero. Ci guardiamo in silenzio; sembra divertita, decisamente meno delirante di prima.

«Stai meglio?» le chiedo, sdraiandomi di nuovo al suo fianco.
Marinette annuisce, gli occhi fissi sul soffitto. Io mi limito a osservarla di sottecchi.

Alla fine, capisco cosa stava esaminando: erano altre mie foto, appese in alto.

«Ma scusa, perché quelle sono lassù?» rido, indicando le immagini.
Balza a sedere, i capelli che le coprono parte del volto. «Non dirmi che...»

La ragazza alza le spalle, in un gesto che sembra voler nascondere qualcosa.
«...ti piace il modello?» la stuzzico.

In un attimo, è a cavalcioni su di me, le mani premute sulla mia bocca. È rossa fuoco, persino il collo. Il mio cuore si teletrasporta in gola, diviso tra l'emozione e il peso inaspettato di Marinette sul mio stomaco.

«No, no! Non devi dirlo!» piagnucola.
I suoi fianchi si muovevano sopra di me in un modo pericolosamente involontario.

Continuava a lamentarsi e implorarmi di non parlarne, ma sinceramente, l'attenzione del mio cervello era scivolata molto più in basso.

«Mawiett» la chiamo, la voce attutita dalle sue mani calde.

Sento il volto bruciare.
Lei si ritira, imbronciata, ma resta seduta su di me con le braccia incrociate al petto.

«Senti, so che sembra strano m-ma io non provo nulla per Adrien! Certo, è bello, affascinante, ha un buon profumo...»
«M-Marinette» cerco di richiamarla. Doveva spostarsi.

«È il ragazzo perfetto, gentile, affettuoso, premuroso,» elenca sulla punta delle dita, snocciolando tutti i miei falsi pregi.

«Mari...» gemo leggermente.
«Ma tu non capisci! Lui è già innamorato di un'altra! Ho letto i vari scoop sul fatto che potrebbe essere proprio Kagami...»

Mi pietrifico sotto di lei mentre si accascia, poggiando la fronte sul mio petto.

«È una situazione strana...» sussurra.
«Quindi ti piace questo Adrien?» la stuzzico, usando un tono ironico.
Non risponde, si stringe silenziosamente a me.

«Assolutamente no» sussurra dopo un po'.
Rilascio l'aria che avevo trattenuto, abbandonandomi alla situazione. Forse era la febbre a farla parlare. Di certo avevo intuito che non ero io il ragazzo che le interessava tanto. Che fosse Luka?

«I ragazzi come quello ti fanno solo perdere tempo» sussurro nel suo orecchio, accarezzandole i capelli con una mano.

La sento tirare su col naso.
Subito dopo, avverto una sensazione di bagnato sulla mia tuta.

In caso fosse tutto vero, vorrei davvero la superasse. Devo affrontare una falsa relazione per un po', e lei potrebbe risentirne.

«È Luka?» chiedo, con un groppo in gola.
Le sue dita stringono la stoffa della mia tuta, conficcandosi nel mio petto. «Non lo so nemmeno io, Chat...» risponde, con la voce rotta.

Il mio cuore perde un battito e sembra galoppare via. Sono teso come una molla sotto le morbide coperte.
«Tu... tu glielo hai detto che potrebbe interessarti?» le chiedo.

La sua testa si alza velocemente, i suoi occhi arrossati si puntano sui miei.

«Chat... Luka si è già dichiarato più volte» piagnucola, mentre le lacrime riprendono a scendere.

Resto in silenzio, lasciandola sfogare.

«So che mi sta aspettando. Aspetta che io superi la mia cotta per l'altro ragazzo,» dice tra i singhiozzi.

«Mi dispiace tanto.»

Sembra che stia parlando direttamente a Luka.
La cosa mi tocca più del dovuto.

Le accarezzo i capelli lentamente, lo sguardo fisso sulle sue labbra, che continuano a blaterare su quanto quel fatidico "altro ragazzo" fosse perfetto.

«Te l'ho detto, con uno così perdi solo tempo.»

Si blocca a fissarmi, col broncio.

«Parli proprio tu,» si alza a sedere, di nuovo a cavalcioni su di me.
«Accidenti» sussurro.

«Ti vaneggi con Ladybug proprio come un gatto in calore, e fai la ramanzina a me?» Gesticola; nei suoi movimenti goffi del parlare, la sento strusciarsi contro di me, sempre di più.

L'afferro per i fianchi, spostandola sul materasso.
«Il mio era un consiglio, Principessa. Se non vuoi ascoltarmi, non mi interessa.»
«Ma non conosci nemmeno il ragazzo di cui sto parlando!»
Alzo le mani in un gesto di resa contro il "nemico".

«Va bene, bandiera bianca. Sei tu a non volermelo dire.»
Sento un peso enorme sullo stomaco.

Da quando aveva iniziato a venerare Luka in quel modo?
«...e con Ladybug la cosa è diversa,» aggiungo.

«Ah, sì? In che modo sarebbe diversa?» Incrocia le braccia al petto, osservandomi.

«So di poterla conquistare, nonostante il ragazzo che le piace. Insomma, dev'essere un idiota per lasciarsela scappare, non credi?»

Marinette sussulta, scrutandomi. «Oh, ma che principe che sei!» recita con voce drammatica.

Io ridacchio, stando al gioco.
«E cosa farai se la tua Ladybug non ricambierà i tuoi sentimenti?» mi stuzzica.

«Andrò avanti, perché io sono capace di farlo» rispondo a tono.
Accidenti, ho esagerato.
Il sorriso le muore sulle labbra, le sopracciglia si rilassano e lo sguardo si fa più cupo.

«Non ci credo che l'hai detto.» Salta giù dal letto, superandomi.
Cerco di recuperare il territorio velocemente, afferrandola per il polso.

«Marinette, aspetta!»

Lei si dimena dalla mia presa, pizzicandomi la mano più volte.

«Mi dispiace, stavo scherzando.» Mi scuso.

«Tu scherzi sempre, sempre, sempre! Sii serio per una volta!»

Allento la presa, lasciando che si allontani verso il bagno, dove si chiude a chiave.

«Perché fate tutte così?» mi lamento, camminando avanti e indietro per la stanza.

Improvvisamente, la botola sul pavimento si apre.
La paura che fossero i genitori di Marinette mi spinge a prepararmi per la fuga.
Fortunatamente, è Luka.

«Ah, sei ancora qui,» dice con un tono amaro, entrando nella stanza.

«A quanto pare, sì.» sospiro.

Aveva una busta della farmacia in una mano e nell'altra un cartone della pizza.
Inizio a capire cosa piacesse a Marinette di questo ragazzo.

Ero fuori luogo qui.

«Marinette è nel bagno. Io... è meglio che vada» dico, indietreggiando.
«Chat Noir, se vuoi restare non c'è problema. Posso rinunciare ai miei pezzi di pizza per donarli a un supereroe come te.» Mi sorride, allungandomi il cartone.

Gli sorrido a mia volta, passando lo sguardo tra lui e il cibo.
La porta del bagno si spalanca e Marinette riappare. Abbraccia Luka, facendolo barcollare leggermente.
«Ho deciso di superare Adrien» mugugna sulla sua maglietta.
Superare... me?
Luka sembra sorpreso, quasi sul punto di urlare. È arrossito, e gli angoli della sua bocca si sono alzati di scatto.
«Che bello»

-Formidable- [Marichat] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora