53.

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La stanza è silenziosa.
Il respiro di Marinette è calmo, regolare, addormentata accanto a me nel nostro letto.
La luce soffusa della luna filtra dalla finestra lasciata socchiusa, creando giochi d’ombre sulle sue coperte.

Ma io non riesco a dormire.
Le sue parole — piene d’amore, di comprensione — sono ancora lì, impresse nella mia mente.
Dovrebbero bastarmi, e invece... c'è qualcosa che ancora stringe.

Un nodo.
Una parte di me che non trova pace.

Mi alzo senza far rumore, facendo attenzione a non svegliarla.
Plagg, che si era addormentato su una mensola, mi osserva con la coda dell’occhio ma non dice nulla.

Apro lentamente la finestra e mi arrampico sul tetto, come facevo un tempo. Come lui faceva.
Il cielo è terso, la città dorme, e il vento freddo della notte mi sferza la pelle.

«Plagg… trasformami.»
La parola esce lenta, quasi come un bisogno fisico.

Un lampo di luce verde mi attraversa il corpo e in un attimo sono di nuovo lui.
ChatNoir.

Il mantello dell’ironia, della sicurezza.
Il ragazzo che non ha bisogno di spiegazioni, che si muove nel buio con leggerezza.
Ma stasera… stasera anche lui è più stanco. Più fragile.

Mi siedo sulla ringhiera del tetto, le gambe che dondolano nel vuoto.
Da qui, una volta, la osservavo senza farmi vedere. La ragazza del mio cuore, che ancora non conosceva il mio volto.

«Ti manca, eh?»
La voce di Marinette mi raggiunge come un sussurro.

Mi volto.
È lì, sul balcone, il pigiama sottile che ondeggia con il vento, gli occhi pieni di sonno e dolcezza.
Mi ha trovato.

Cerco di sorridere, ma anche il mio sorriso ha crepe invisibili.
«Pensavo che forse ti mancasse il tuo gatto...» dico, cercando il tono da battuta, ma mi tradisco.
La voce è più ruvida. Più vera.

Lei si avvicina, attraversa il balcone fino a me.
«Mi manchi tu,» dice, fermandosi a un soffio di distanza.
«Non una versione. Non un nome. Tu.»

Le parole mi colpiscono più di qualsiasi pugno.
Chiudo gli occhi.
Il suo profumo è ovunque. Le sue mani si appoggiano sulle mie guance, e io non riesco a respirare.
Non perché mi manca l’aria.
Ma perché lei mi sta guardando davvero.

«Chat, Adrien… non importa. Sei la stessa persona. Il mio cuore l’ha sempre saputo.»

La guardo.
I suoi occhi non tremano.
È sicura. Di me. Di noi.

E io non posso più trattenermi.

Le prendo il volto tra le mani, lentamente, e la bacio.
È un bacio lungo, denso, pieno di tutto quello che non sono riuscito a dirle con le parole.
Di ogni lacrima trattenuta, di ogni insicurezza.
È un bacio che toglie il fiato, che spegne il passato e accende solo il presente.
Lei risponde con la stessa fame, la stessa urgenza.

Scivoliamo dentro, piano.

Mi avvicino a Marinette, i suoi occhi brillano di desiderio nella penombra. La tuta di pelle nera aderisce perfettamente al mio corpo, mettendo in risalto ogni muscolo. Il silenzio della notte è rotto solo dal nostro respiro.

Le mie mani trovano la sua vita, attirandola a me. Sentire il suo corpo contro il mio, anche attraverso i vestiti, è elettrico. Marinette alza lo sguardo, le sue labbra si aprono leggermente, un invito silenzioso. Inizio a baciarla, le mie labbra esplorano le sue con una passione repressa. Le sue mani si aggrappano alla mia schiena, sento le sue unghie graffiare leggermente la pelle attraverso la tuta. Il bacio si intensifica, le lingue si intrecciano, assaporando ogni momento.

-Formidable- [Marichat] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora