La notte mi aveva concesso un po' di tregua, cullandomi tra le pagine sfogliate di vecchie riviste e le dita intrecciate alle sue, lì sul tappeto della sua camera. Avevo riso, avevo parlato, mi ero persino lasciato andare. Mi ero sentito... umano.
Ma il sonno non perdona. Non a lungo.
Mi sveglio di soprassalto, in un bagno di sudore freddo. Il cuore martella come se volesse uscirmi dal petto, e per un istante non so più dove sono. Poi riconosco la luce fioca che filtra dalla finestra, il profumo dolce di tessuti e marmellata, il tepore di un altro corpo nel letto accanto al mio.
Marinette.
Mi rigiro, respirando forte. Non voglio svegliarla, ma è troppo tardi. Si muove nel letto, ancora assonnata, con una mano che cerca la mia.
«Adrien...?»
Non riesco a parlare. Stringo le lenzuola, mi sento un bambino. Un bambino spaventato.
«Hai fatto un incubo?» sussurra lei, la voce velata di preoccupazione.
Annuisco piano. Poi, come se la mia mente avesse bisogno di espellere quel fumo tossico, comincio a parlare.
«Ero... ero ChatNoir. E anche Adrien in qualche modo. Ma non riuscivo a essere nessuno dei due.» Deglutisco.
«Ladybug era lì... mi guardava. Ma non mi voleva. Mi diceva che ero solo un'ombra. Che non poteva amare un'ombra. E poi... c'era anche...lui. Mio padre. Mi stringeva il collo, diceva che non mi sarei mai liberato da quello che sono.»
Marinette mi si avvicina di più, mi abbraccia. Le sue mani sono tiepide, le sue carezze lente, sicure.
«Non sei un'ombra, Adrien. Sei luce. Sempre stato.»
Vorrei crederle. Davvero.
Chiudo gli occhi, mi aggrappo a lei come se potesse tenermi ancorato a questa realtà, e non a quella fatta di paura e solitudine.
Rimaniamo così per un tempo indefinito. Poi, quando il sole filtra con più forza dalla finestra e il ticchettio dell'orologio annuncia il giorno, ci alziamo. La colazione è silenziosa, ma non scomoda. C'è un'intimità nuova, fragile ma dolce.
Ma tutto cambia quando il mio telefono vibra.
Lo prendo con un brivido. È un messaggio da Nathalie. Non scrive da settimane.
"Adrien. Dobbiamo parlare. Ho delle informazioni importanti. Incontrami a Parigi, alla vecchia serra Agreste. Solo tu. E... portala con te."
Il cuore mi sale in gola.
Marinette legge la mia espressione prima ancora che io le dica qualcosa.
«Non ci credo, é... Nathalie?» chiede, appoggiando il cucchiaino nel suo yogurt.
Annuisco. Le porgo il telefono in silenzio, lasciando che legga il messaggio. I suoi occhi scorrono le parole, poi si sollevano verso i miei.
«Pensi sia una trappola?» chiede.
«No. Non da parte sua. Ma... perché ora?»
Marinette si alza e guarda fuori dalla finestra. Le strade di Parigi sembrano normali. Ma noi non lo siamo più. Non lo saremo mai.
«Andiamo. Ma trasformati solo tu. Io... non me la sento. Se qualcosa dovesse andare storto, voglio poter reagire come Marinette. Non come Ladybug.»
«Sei sicura?»
«Non lo sono, ma è giusto così.»
Quando arriviamo alla vecchia serra Agreste - quella che mia madre usava per coltivare le sue piante rare - è tutto esattamente come nei miei ricordi: silenzioso, abbandonato, ma ancora intriso del suo profumo. C'è odore di vetro, terra e segreti.
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-Formidable- [Marichat]
Fanfiction🔒 Lei è Ladybug. Lui è ChatNoir. Ma fuori dalle maschere... nessuno sa niente di nessuno. Marinette è innamorata del suo compagno di classe Adrien, ma una notte finisce per perdere la testa proprio per ChatNoir, il suo partner. Peccato che siano la...
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