73.

113 6 11
                                        


«Mi stai dicendo che non avrei dovuto fare tutto quello che ho fatto in questi anni?» le chiedo mentre, ore dopo, entriamo nella mia gigantesca e vuota sala da pranzo.

Kagami mi segue, il suo sguardo attento si posa su ogni angolo della stanza, ma non si sofferma su nulla.
Si siede composta al tavolo d'ebano massiccio, rigida come al solito.

«Ti sto dicendo che, per quanto tu ti sia sforzato, non sei riuscito a tenere separati i tuoi due mondi. E che forse dovresti accettare che la tua vita non è semplice come pretendi che sia.»

«Grazie per il sollievo,» mormoro sarcastico, lasciando cadere le chiavi sul tavolo con un tonfo sordo.
«Non c'è di che.»

Vado subito alla cucina a isola e prendo il bollitore.
Devo fare qualcosa con le mani, altrimenti impazzirò.
Metto l'acqua a scaldare.
Abbiamo bisogno di qualcosa di caldo e di una dose massiccia di lucidità.

«Come hai scoperto chi sono?» chiedo, senza girarmi.

È la domanda più importante, quella che mi tormenta da quando l'ha ammesso.
Il silenzio si prolunga. Poi sento il fruscio della sua giacca di pelle mentre incrocia le braccia sul tavolo.

«Non è difficile, Adrien. Devi solo osservare con attenzione, ed io lo faccio sempre.»

Riempio due tazze di porcellana con acqua calda e lascio in infusione un tè verde forte, il tipo che mia madre beveva.
La metto davanti a lei e mi siedo di fronte.

«Spiegati» ordino. Non è la mia solita voce da Adrien. È ferma, quasi severa.

Kagami prende la tazza con entrambe le mani, inspirando il vapore.
«Tutti dicono che siete diversi,» inizia lei, la voce pacata.

«Che Chat Noir è sfrontato e tu sei… il ragazzo perfetto, o provi ad esserlo.
Ma io vedo i dettagli che gli altri ignorano perché sono troppo concentrati sulla tua maschera da bravo ragazzo. Vedo l’esaurimento sotto gli occhi. Vedo come il tuo corpo si muove quando sei annoiato, e come si muove quando devi nascondere l'adrenalina.»

Deglutisco. La sta mettendo sul piano della scherma, dell’osservazione cinetica.

«Tu e Chat Noir condividete la stessa arroganza fisica, la stessa assurda elasticità. E onestamente,» inclina la testa, e il suo sguardo si fa più ironico, «la vostra voce cambia... ma la somiglianza fisica è così evidente che solo uno stupido non la noterebbe.»
Mi scappa una risata in gola. Incredibile.
«Touchè»

Non c'è scampo dalla sua logica implacabile.

«Quindi tutti questi anni… ero l'unico a pensare che il mio travestimento funzionasse?»
«Funziona sulla massa, non su chi ti osserva da vicino,» ribatte lei, senza scomporsi. Beve un sorso di tè. «E poi, onestamente, a volte le coincidenze erano eccessive. Un appuntamento annullato all'ultimo minuto da te, e cinque minuti dopo, Chat Noir che spalleggiava Ladybug. Ho avuto i miei dubbi, e ho iniziato a… verificare il mio sospetto.»

Mi sporgo in avanti, gli occhi stretti.

«Verificare come, esattamente?»
Lei mi fissa con quello sguardo che non mente mai.
«Diciamo che ho l’abitudine di allenarmi all’alba. A volte, il mio percorso di corsa mi portava a passare da qui, proprio quando Chat Noir si lanciava via dal tuo balcone. Non è un pedinamento, Adrien. È… logistica.»

Non riesco a trattenermi. Scoppio a ridere. Una risata liberatoria, isterica, che non sentivo da un po'.
L'assurdità della situazione mi travolge: la mia compagna di scherma, l'unica persona che mi abbia mai sfidato seriamente in vita mia, mi ha beccato perché si allena alle sei del mattino.
Ironico, cazzo.

-Formidable- [Marichat] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora