24.

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Ma che me ne faccio di un“forse”, dammi nome, cognome, codice fiscale e indirizzo di casa!
Almeno questo è quel che avrei voluto dire.
Ma ho detto solo “wow”.
Incapace di esprimermi.

Non ho potuto riaccompagnarla a casa, per questa volta l'ho lasciata andare volutamente con Luka. L'amichetto.

Infatti attualmente sono seduto in macchina, dopo che ho chiamato distrattamente il mio bodyguard. Dimenticandomi della situazione in cui mi sono cacciato.

Saliamo le alte scale del vialetto, ogni scalino è un cercare una giustificazione plausibile per la mia fuga.
<<Adrien>> mi richiama Nathalie appena varco la soglia della porta.
Merda.
Mi volto lentamente verso di lei, pregando Dio che non ci fosse mio padre.
Non mi stupisce, quando la raggiungo con lo sguardo lui non c'è. Meglio.
<<Nathalie>>

Si avvicina con passo deciso, porgendomi il suo tablet.
Sullo schermo c'è un lungo messaggio, miliardi di parole.
<<Cos'è?>> le chiedo, infilando le mani nelle tasche dei jeans.
<<Da parte di tuo padre, vorrebbe che tu lo leggessi subito Adrien>>
Non mi guarda nemmeno gli occhi, l'attenzione è puntata sullo schermo.
Sospiro, strappandole il dispositivo dalle mani.

“Adrien,
Sono stato informato dalla primogenita Tsurugi della tua ragazzata, nel quale hai convolto obbligatoriamente anche lei.
Sono in forte imbarazzo a causa tua, ovviamente mi sono già scusato con la famiglia; cosa che dovresti fare anche tu, il prima possibile.
Esigo delle spiegazioni e scuse.”

Riporto lo sguardo su Nathalie, che mi osserva in silenzio.
<<Che devo fare?>> le chiedo.
<<Attualmente è impegnato nello studio, dovresti rispondere con un'email>> mi consiglia.

Dovrei scusarmi? Per cosa?

<<Devo pensare a cosa dire, vado in camera>> sbuffo, porgendo io tablet alla donna difronte a me, che lo afferra prontamente.
Mi allontano a passo veloce, con una rabbia focosa nel petto, penso di esplodere.
<<Adrien>> mi richiama.
Mi fermo sui miei passi, attendondo che continui.
<<Mi dispiace>>

Faccio un cenno col capo, prima di continuare per la mia strada.

In camera lancio la borsa che tenevo sulla spalla, scaraventandola contro la parete.
Devo sfogarmi.
Prendo dei gran respiri, come mi indica Plagg di fare.
Ma non aiuta.

D'impulso afferro l'appendiabiti che ho giusto a portata di mano, lanciandolo contro il piano forte al centro della stanza. Il tonfo del ferro contro il legno dello strumento mi fa sobbalzare dallo spavento, ma l'adrenalina che mi ha donato la cosa è impagabile.

Non posso continuare a distruggere la camera, devo sfogarla, ma in un altro modo.
Ho dei piani per dopocena, quindi dovevo stare buono fino ad allora.

Inizio a spogliarmi, lasciando i vestiti per la stanza, verso il bagno; che raggiungo nudo.
<<Adrien un po' di contegno! Siamo in due qui!>> si lamenta Plagg, poco sopra la mia spalla.
<<Allora non seguirmi>> rispondo, entrando nella doccia.
<<Devo seguirti, adolescente ormonato>> ribatte da fuori il vetro.
Lascio scorrere l'acqua calda su di me, rilassando i muscoli.
<<Mhm>> lo ignoro.
Infilo le dita tra i capelli, mentre il mio corpo si bagna secondo dopo secondo.
Sento la tensione scivolare via con l'acqua, dritta nello scarico.

Sono stato nella doccia un'ora probabilmente, a combattere coi miei pensieri.
Afferro un asciugamano, legandolo in vita per rientrare nella mia stanza.
Sorpresa delle sorpese, Kagami è in piedi davanti al pianoforte mezzo ammaccato.
La mia mente va in completo blackout, sono concentrato a pensare al fatto che sia a un metro dai miei boxer, che ho lasciato a terra.
<<Che ci fai qua?>>
Le gocce d'acqua scivolavano dalle cosce fino ai polpacci, solleticandomi fastidiosamente.
Ha lo sguardo puntato sul mio viso bagnato, mi mette in soggezione.
<<Sono venuta a chiarire, ovviamente>>
<<Ovviamente>> ripeto seccato, sospirando.
Mi siedo sul letto, accertandomi di non mostrare nulla di indesiderato.
<<Dovrei vestirmi>>
<<Puoi aspettare un pochetto>> ribatte, appoggiandosi al piano alle sue spalle.
<<Vuoi spiegarmi questo?>> chiede, indicando con l'indice la stanza in generale.
Sbuffo, sistemandomi a sedere.
<<Fammi mettere i boxer e ti spiego okay?>>
Kagami annuisce, con le gote rossastre.
<<Tranquilla vado al bagno>>
Seppure sia la mia stanza.
Rovisto nel cassetto, afferrando i primi boxer neri a portata di mano.

-Formidable- [Marichat] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora