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Crollo.
Letteralmente.
Il mio peso si riversa su di lei, ma Marinette non si lamenta. Anzi, mi stringe più forte, permettendomi di poggiare la testa sul suo collo, dove sento il battito del suo cuore tornare lentamente a un ritmo gestibile. Siamo entrambi nudi e perlati di sudore; l'aria della stanza è satura di noi.

«Mh...sei pesante, gattino» mormora lei, la voce rauca, ma con una nota giocosa. Mi accarezza i capelli con una tenerezza inaudita, e io mi godo ogni tocco.

Mi tiro su quel tanto che basta per guardarla. I suoi occhi azzurri sono liquidi, bellissimi, e c'è ancora un lampo selvaggio che vi danza dentro.

Le do un bacio leggero, lento, solo per assaporare il sapore che ha lasciato l'uragano.
«Ho obbedito per primo, M'lady,» ribatto, cercando di recuperare un po' della mia tipica sfacciataggine. «Poi ho dovuto prendere il comando. Non si può lasciare il gatto affamato in eterno.»
Marinette ride, una risata bassa e roca che mi fa vibrare il petto. Sposta una ciocca di capelli umidi dal mio viso.

«Lo so, lo so. Ma è stato divertente tenerti a bada, Adrien» Strofina il naso contro il mio in un gesto affettuoso, ma poi torna immediatamente a fare la boss,che è sempre stata.

«E non è vero che hai preso il comando. Ti ho dato l'autorizzazione. E ti ho dato il permesso di finire.»
Mi fingo offeso, poggiando la mano sul mio cuore martoriato. «Ah, quindi ero solo un esecutore dei tuoi ordini? Una macchina da guerra... o, in questo caso, da amore

«Esattamente,» conferma lei, il sorriso malizioso che si allarga. Mi dà uno schiaffetto affettuoso sulla spalla.

«Sei il mio bravo e ubbidiente ChatNoir. Ti ho liberato lo stress represso e, in cambio, mi sono divertita un mondo a vederti perdere il controllo.»

Mi chino e le mordicchio la spalla con una finta aggressività.

«Allora dovrò ricordarti la prossima volta chi è davvero il predatore qui,» sussurro contro la sua pelle calda.
Lei scuote la testa, sfidandomi con lo sguardo. «Fallo. Non vedo l'ora di rimetterti al tuo posto.»
Ci scambiamo un sorriso complice e stanco e per un attimo, il silenzio torna.

Un silenzio pacifico, carico della consapevolezza che, per la prima volta, non c'è più nulla da nascondere tra Ladybug e Chat Noir, né tra Marinette e Adrien.
«Comunque, devo ammettere una cosa, Agreste» dice lei, la sua voce ora improvvisamente dolce.

«Cosa, Dupain-Cheng?»

«Sei molto meglio quando non devi trattenerti. E quando obbedisci e basta... sei terribilmente eccitante.»
Rido di gusto.
La stringo forte, la fronte sulla sua. «Tu mi hai liberato, M'lady. Grazie per la pazienza.»
Ci fissiamo per un altro lungo momento, solo i nostri respiri e il calore dei nostri corpi a fare compagnia.

Il tempo scorre, e la piccola, fastidiosa voce della realtà inizia a farsi sentire.
Non possiamo restare lì, nudi e sudati, per sempre. Soprattutto Marinette, che deve tornare a casa prima che i suoi si accorgano della sua assenza.

«Dovremmo muoverci, prima che i nostri Kwami decidano di fare la predica per l'intera notte,» mormoro, lasciandole un ultimo, pigro bacio sulla spalla. «E prima che tu sia in ritardo per l'ennesima volta a scuola domani.»

Marinette sospira, un suono di dispiacere misto a stanchezza beata.

«Giusto. La scuola. Un vero cataclisma»
Mi sollevo, e la tiro su con me.

Il pavimento sotto i nostri piedi è freddo, un netto contrasto con il calore che ci avvolgeva sul divano. Ci scambiamo uno sguardo veloce, un sorriso malizioso, prima che l'istinto torni a bussare.

-Formidable- [Marichat] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora